Non solo imprenditoria: Ernest Cognacq e la moglie Marie-Louise Jaÿ furono anche collezionisti di indubbio gusto tra Ottocento e Novecento. Qui vi raccontiamo la storia del museo parigino che ospita la loro raccolta, donata alla città.

La riapertura della Samaritaine, dopo sedici anni di chiusura, rende attuale il nome di Ernest Cognacq, il suo fondatore. Un’intera generazione di parigini e turisti scopre per la prima volta l’iconico grande magazzino, capolavoro del Liberty e del Déco che affaccia sulla Senna all’altezza del Pont Neuf e occupa due interi isolati fino a Rue de Rivoli. E qui che, nella parte contemporanea dello store, caratterizzata dalla grande facciata in vetro ondulato progettata dall’agenzia Sanaa, in una vetrina sono omaggiati il fondatore e la moglie Marie-Louise Jaÿ. Due silhouette composte con i neon ritraggono Ernest Cognacq, arrivato quindicenne a Parigi da Saint-Martin-de-Ré, villaggio dell’isola della costa atlantica francese; e Marie-Louise, nata in Savoia (nel 1838, quando la regione apparteneva ancora al Regno di Sardegna), anche lei arrivata giovanissima nella capitale francese. È il 1870 quando il trentunenne Ernest Cognacq apre un negozio all’angolo di rue de Pont Neuf con rue de la Monnaie. Ben presto, spalleggiato dalla moglie, Cognacq ingrandisce la sua “Samar” inglobando altre strutture vicine, fino a immaginare e a far realizzare un edificio in vetro e acciaio avveniristico per l’epoca. Questa coppia di instancabili e abili commercianti arrivò a disporre, tra fine Ottocento e inizio Novecento, di una delle più importanti fortune finanziarie francesi.

Omaggio a Ernest Cognacq e Marie Louise Jaÿ nelle vetrine della Samaritaine in rue de Rivoli a Parigi
Omaggio a Ernest Cognacq e Marie Louise Jaÿ nelle vetrine della Samaritaine in rue de Rivoli a Parigi

ERNEST COGNACQ E IL COLLEZIONISMO

Ma qui interessa approfondire un altro aspetto della personalità del fondatore della Samaritaine, che fu un grande collezionista d’arte. In particolare il suo interesse si indirizzò sul XVIII secolo, assecondando un gusto abbastanza diffuso all’epoca. Per sua volontà, la collezione è stata donata alla città dopo la morte, avvenuta nel 1928. L’anno seguente, in un edificio contiguo alla “Samaritaine de luxe”, in boulevard des Capucines, venne inaugurato il Museo Cognacq-Jaÿ. Nel 1990 il museo ha trovato sede nell’Hôtel Donon, in rue Elzévir, nel cuore del Marais.
L’Hôtel Donon risale al 1575 e appartenne a Médéric de Donon, che aveva l’incarico di “contrôleur général des Bâtiments du roi”. Nel corso dei secoli l’edificio divenne poi la sede di attività artigianali che snaturarono parte della struttura interna e quando venne acquistato dal comune di Parigi, nel 1974, era pressoché in rovina. Protetto come Monumento storico, il palazzo è stato sottoposto a lavori di restauro che all’esterno hanno ripristinato le forme originarie del XVI secolo, mentre l’interno è stato predisposto per accogliere il museo. La maggior parte dei pavimenti, delle boiserie e dei camini che abbelliscono le sale sono stati recuperati dalla vecchia sede del museo in boulevard des Capucines.

Vasi e porcellane al Musée Cognacq Jaÿ, Parigi. Photo © Dario Bragaglia
Vasi e porcellane al Musée Cognacq Jaÿ, Parigi. Photo © Dario Bragaglia

IL MUSEO COGNACQ-JAŸ

Come tanti musei “minori” di Parigi, il Cognacq-Jaÿ vive momenti di assoluta tranquillità, il che consente una visita ancora più piacevole. Da sottolineare che, come in altre istituzioni appartenenti alla città, l’ingresso alle collezioni permanenti è gratuito.
Nel primo salone, fra opere di Greuze e Chardin, si scoprono anche due ritratti dei fondatori, entrambi dovuti a Jeanne-Madeleine Favier. Sono quelli che hanno ispirato le silhouette nella vetrina di rue de Louvre. Più interessante sapere che i due coniugi furono anche importanti filantropi e, attraverso la Fondazione da loro istituita nel 1916, elargirono premi e sussidi alle famiglie numerose e alle donne in difficoltà. Nei loro paesi di origine fondarono un museo (a Saint-Martin-de-Ré) e un giardino botanico dedicato alle piante alpine (Jaÿsinia a Samoëns).
Il museo possiede una delle più importanti collezioni francesi di boîtes e piccoli oggetti di lusso: circa 260 pezzi di qualità eccezionale, alcuni dei quali sono esposti nella vetrina centrale della sala. Molti oggetti sono esemplari per la loro ingegnosità, virtuosità costruttiva, fantasia. E sono spesso arricchiti da pietre preziose, smalti, miniature. La vetrina di un’altra sala presenta invece una bella selezione delle 118 miniature di proprietà del museo. Opere di Nicolas Dubois, Marie-Anne Fragonard, Nicolas Hallé, Samuel John Stump.

Adelaïde Labille Guiard, Portrait présumé de la Comtesse de Maussion, 1787, particolare. Musée Cognacq Jaÿ, Parigi
Adelaïde Labille Guiard, Portrait présumé de la Comtesse de Maussion, 1787, particolare. Musée Cognacq Jaÿ, Parigi

LE OPERE COLLEZIONATE DA COGNACQ E JAŸ

A conferma dello spirito eclettico che guidava il collezionismo di Ernest Cognacq, la vetrina è circondata da dipinti del vedutismo veneto: Canaletto, Francesco Guardi e la sua bottega, oltre a un’opera di Giambattista Tiepolo. Il Banchetto di Cleopatra (1742-43) è un modello preparatorio per una tela monumentale oggi conservata alla National Gallery of Victoria di Melbourne.
Nel salone principale del museo campeggiano diverse opere di François Boucher, favorito della Pompadour, poi pittore ufficiale del re a partire dal 1765. Il suo stile sensuale, spesso caratterizzato da un erotismo elegante e sottilmente espresso, è significativo del gusto del XVIII secolo. Un bell’esempio che campeggia nel salone è Le Repos des nymphes au retour de chasse (1745). A fianco delle opere di Boucher campeggiano anche L’asina del profeta Balaam di Rembrandt (1626), una delle prime opere giovanili firmate e datate del maestro olandese. Su un altro lato della sala, Perrette et le pot au lait di Jean-Honoré Fragonard illustra un episodio delle Favole di La Fontaine.
Un corridoio conduce verso l’uscita e la bella collezione di ritratti riassume perfettamente l’esprit des Lumières, l’interesse per l’arte del XVIII secolo che ha caratterizzato il collezionismo di Ernest Cognacq e di Marie-Louise Jaÿ.

Dario Bragaglia

www.museecognacqjay.paris.fr

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Dario Bragaglia
Dario Bragaglia si è laureato con Gianni Rondolino in Storia e critica del cinema con una tesi sul rapporto fra Dashiell Hammett e Raymond Chandler e gli studios hollywoodiani. Dal 2000 al 2020 è stato Responsabile delle acquisizioni documentarie e delle collezioni per le Biblioteche civiche torinesi. È stato professore a contratto della Facoltà di Lettere e Filosofia - Università degli studi di Torino (Diploma Universitario Conservazione Beni Culturali). Giornalista pubblicista dal 1992, scrive per La Stampa e altre testate nazionali.