SANAA per il campus dell’Università Bocconi di Milano. Quasi completati gli edifici

Si avvia al completamento il progetto del Nuovo Campus dell’Università Bocconi di Milano, firmato dallo studio di architettura giapponese SANAA. Tutte le immagini del cantiere e le prospettive per il quartiere e per la città nell’analisi di Alessandro Benetti. 

Nuovo CampusUniversità Bocconi di Milano, ottobre 2019 © Alessandro Benetti
Nuovo CampusUniversità Bocconi di Milano, ottobre 2019 © Alessandro Benetti

È quasi conclusa l’estensione del campus dell’Università Bocconi di Milano, progettata da SANAA. Nel 2012, Kazuyo Sejima e Ryue Nishizawa vinsero il concorso ad invitiorganizzato dall’ateneo milanese, a cui parteciparono anche David Chipperfield, Mario Cucinella, Odile Decq, Massimiliano Fuksas, OMA, Sauerbruch Hutton, Benedetta Tagliabue e Cino Zucchi. A 7 anni di distanza, la residenza Castiglioni (uno studentato da 300 posti) è già aperta, sugli edifici della SDA (Scuola di direzione aziendale) sono in corso gli ultimi ritocchi alle facciate, e anche il centro sportivo e ricreativo, seppur in uno stato di avanzamento dei lavori leggermente più arretrato, è già apprezzabile nel suo volume e nella sua consistenza definitivi.

LA BOCCONI E L’ARCHITETTURA

Come molte altre volte nella sua storia, la Bocconi si è rivolta ad un architetto di fama e di talento. Il primo nucleo del campus (1941) è il progetto più famoso di Giuseppe Pagano. Giovanni Muzioha realizzato il pensionato e le mense (1953-1956), uno dei suoi migliori edifici del dopoguerra, e più tardi la biblioteca e l’aula magna (1962-1966). Ancora, l’ampliamento di Grafton Architects(2002-2008), anch’esse vincitrici di un concorso internazionale, è una sorprendente infrastruttura abitabile, icona ancora attualissima a più di dieci anni dal suo completamento. L’edificio, che s’identifica soprattutto con l’aggetto possente del suo auditorium tra viale Bligny e via Röntgen, è un raro caso di architettura contemporanea che spicca nel paesaggio milanese non perché “è altissimo, si vede dappertutto!”, ma perché è basso, sembra esistere da sempre in quel luogo, eppure è ipnotizzante.

SANAA A MILANO: IL POSSIBILE IMPATTO DEL COMPLESSO

Difficilmente il progetto di SANAA riuscirà ad eguagliare la sperimentalità spaziale, la potenza espressiva e la capacità di ambientamento del suo eccezionale predecessore. Sul piano volumetrico come su quello linguistico, si tratta più che altro di una realizzazione corretta, in uno “stile Sejima” certamente apprezzabile ma qui tutto sommato privo di guizzi poetici. Per massima chiarezza: è, in ogni caso, un risultato di assoluta eccellenza, che fa onore al suo committente, in una Milano che negli ultimi anni ha fatto il tutto esaurito di incubi scultorei da archistar di serie B. L’impatto del progetto alla scala urbana resta interamente da valutare. Una ricognizione del perimetro del cantiere, che ricalca il recinto da 35 mila metri quadri della fu Centrale del Latte, restituisce l’impressione di una città “in attesa”. In direzione del campus, il parcheggio selvaggio prosegue sotto i filari di platani di via Sarfatti, la cui pedonalizzazione è in fase di studio. Verso est, fino a via Bocconi, alcuni terreni incolti aspettano di essere progettati, come indispensabile collegamento tra l’università e il parco Ravizza. Viale Toscana, oggi, è ancora un’arteria stradale ad alto scorrimento. L’apertura del centro sportivo e ricreativo potrebbe trasformarla da soglia percepita tra il centro e la periferia in un vero e proprio boulevard urbano, con un effetto del tutto simile a quello che il ridisegno delle carreggiate ha sortito lungo alcuni tratti orientali della stessa circonvallazione. Sul lato di via Castelbarco, infine, il campus Bocconi incrocia nella sua espansione la sorpresa di un corso d’acqua, la Vettabbia, che connette quasi direttamente la Darsena al Parco Sud, e che qui è da lungo tempo interrata. Se l’ipotesi di farne scorrere a cielo aperto il tratto adiacente all’area di progetto sarà rispettata, il progetto di SANAA parteciperà all’importante riscoperta di questo canale urbano, un’operazione decisamente più strategica alla scala della città metropolitana rispetto alla tanto discussa riapertura della cerchia dei Navigli interni.

IL RIFERIMENTO AL TEMA DELLA CORTE

SANAA descrive gli spazi aperti all’interno del lotto come liberamente ispirati alle sequenze di corti dei palazzi storici milanesi, qui rielaborate in chiave organica e circondate da pensiline che si vogliono eredi degli antichi porticati. Il riferimento alla corte, uno dei più gettonati tra gli architetti italiani e soprattutto stranieri che costruiscono a Milano, è forse poco pertinente in questo caso specifico, ma soprattutto è fuorviante rispetto alle effettive potenzialità del progetto. La sua riuscita, infatti, si misurerà non nella capacità di racchiudere interni collettivi, ma in quella di lasciarsi attraversare dai vuoti della città, costruendo una relazione virtuosa, prima impossibile, tra i suoi quattro affacci urbani, ansiosi d’incontrarsi nuovamente dopo un secolo e più.

– Alessandro Benetti

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Alessandro Benetti
Alessandro Benetti è architetto e curatore. Ha collaborato con gli studi Secchi-Privileggio, Macchi Cassia, Laboratorio Permanente, viapiranesi e Studio Luca Molinari. Nel 2014 ha fondato Oblò – officina di architettura, con Francesca Coden, Margherita Locatelli ed Emanuele Romani. Ha contribuito a numerose pubblicazioni di architettura contemporanea, tra cui la “Guida all’Architettura di Milano, 1954-2015” (a cura di M. Biraghi, Hoepli, 2014). Ha scritto per Abitare, Abitare.it, Alla Carta, AreaArte, Doppiozero, Gizmoweb, The Ship. È stato coordinatore scientifico di “The landscape has no rear” (progetto di Nicola Russi per la Biennale di Venezia 2014). Dal 2014 è co-curatore di SpazioFMG per l’Architettura, con Luca Molinari.