Il grande gonfiabile Baby Trump entra nella collezione del Museum of London

“La capitale è sempre stata il luogo più adatto per manifestare la propria opinione”, ha spiegato la direttrice del museo londinese. Il gonfiabile che raffigura il piccolo Trump arrabbiato diventa così il simbolo della protesta e del dissenso.

Baby Trump blimp
Baby Trump blimp

Era il 2018, quando un pallone areostatico alto sei metri si librava nei cieli di Londra. Smartphone in mano, espressione livorosa e inconfondibile ciuffo arancione all’insù: era il Trump Baby blimp, personaggio disegnato dall’artista Matt Bonner per parodiare l’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump e protestare contro la sua visita in Gran Bretagna, organizzata dal governo Tory guidato allora da Theresa May, contro cui in quell’occasione furono organizzati marce e manifestazioni pubbliche nella capitale inglese.


IL BABY TRUMP NELLA COLLEZIONE DEL MUSEUM OF LONDON

L’enorme Trump Baby blimp, la cui immagine aveva fatto immediatamente il giro del web e dei social diventando il simbolo del dissenso dei londinesi contro il tycoon americano, entrerà a far parte del Museum of London, il museo che raccoglie le opere, i manufatti, i reperti e le testimonianze che raccontano la storia della capitale inglese e dei suoi abitanti di tutte le epoche. Si tratta probabilmente di qualcosa di più di una semplice coincidenza, visto che l’acquisizione accade parallelamente all’ufficiale uscita di scena di Trump a favore del neo presidente Joe Biden, un passaggio di testimone avvenuto in modo non indolore come confermano le vicende avvenute a Capitol Hill. Il gonfiabile sarà collocato nella sezione del Museum of London che racconta la storia delle grandi proteste popolari, come quella delle Suffragette inglesi avvenuta circa un secolo fa, tra cartelli, bandiere e striscioni di valore storico.

IL BABY TRUMP SECONDO LA DIRETTRICE DEL MUSEUM OF LONDON

Londra è sempre stata una città aperta, poliglotta e in continua evoluzione. Un paradiso per la sete di conoscenza, per la tradizione e le controversie, in cui in migliaia di anni si sono svolte innumerevoli proteste storiche. Dalle Suffragette dei primi anni del XX secolo alle marce anti-austerity, fino ai più recenti movimenti per il Black Lives Matter, la capitale è sempre stata il luogo più adatto per manifestare la propria opinione”, ha spiegato Sharon Ament, direttrice del museo. “Accogliendo il baby Trump nella nostra collezione possiamo storicizzare l’ondata di sentimento che invase la città quel giorno e catturare un particolare momento di resistenza – un sentimento ancora attuale in questi tempi eccezionalmente impegnativi – in grado di testimoniare la caparbietà dei londinesi e il loro modo di far fronte comune dinnanzi alle avversità estreme”.

-Giulia Ronchi

www.museumoflondon.org.uk

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.