Un dipartimento dello Smithsonian sta raccogliendo i cartelli degli assaltatori di Capitol Hill

L’istituzione vuole che le generazioni future ricordino esattamente cosa è accaduto il 6 gennaio 2021. I cartelloni e i banner aiutano a ricostruire la storia “come ai tempi di Jefferson”. Così diventano pezzi da musealizzare

L'assalto a Capitol Hill, USA
L'assalto a Capitol Hill, USA

“Tagliate loro la testa”: a parlare non è la regina di Alice nel Paese delle Meraviglie, ma uno dei centinaia di messaggi scritti dai supporter di Donald Trump. Messaggi portati e sventolati all’assedio del Campidoglio di Washington che ha scioccato il mondo intero lo scorso mercoledì 6 gennaio. E poi “Fermate il furto” o “Trump ha vinto”. Che l’attacco a Capitol Hill non fosse una semplice manifestazione di forza e che la parola scritta conservi un forte ruolo simbolico lo Smithsonian Museum l’ha capito: per questo l’istituzione, tra le più importanti del Paese, sta facendo raccogliere ai propri conservatori i banner e i cartelli lasciati fuori dall’edificio, dopo la protesta. Il materiale salvato andrà ad arricchire il Museo Nazionale di Storia Americana. Dopotutto, uno dei reperti più importanti del Museo, a detta della stessa direttrice Anthea M. Hartig, è proprio un cartello detto “Jefferson Banner”, che commemora la vittoria di Thomas Jefferson e la pacifica transizione di potere dopo le dure elezioni del 1800. “Duecento anni dopo il giuramento di Jefferson, abbiamo una prova della fragilità del suo passaggio al potere. Anche se turbati, restiamo positivi per una pacifica transizione il prossimo 20 gennaio”, ha dichiarato la direttrice.

L'assalto a Capitol Hill, USA
L’assalto a Capitol Hill, USA

CHANGE, WE CAN BELIEVE IN

Come istituzione, il nostro dovere è quello di capire come cambiano gli americani”, ha ricordato Hartig, aggiungendo che “gli oggetti e le storie collezionate aiuteranno le generazioni future a ricordare e contestualizzare il 6 gennaio e le sue conseguenze”. Uno dei curatori del museo, Frank Blazich, ha cominciato a raccogliere le prime prove al National Mall il giorno dopo la manifestazione, mentre i restanti curatori dell’ala di storia politica e militare hanno annunciato venerdì 8 che stavano recuperando ogni messaggio rimasto. “I gesti dimostrativi”, ha aggiunto il direttore dello Smithsonian Lonnie G. Buch III, “offrono sempre uno sguardo sulla fragilità delle nostre democrazie e sul perché il lavoro che facciamo e le storie che raccontiamo siano così importanti”. Proprio per questo gli storici avevano collezionato anche i messaggi sul movimento per i diritti dei neri americani Black Lives Matter la scorsa estate.

RACCOLTE E INDAGINI

Il materiale raccolto dagli esperti è solo quello trovato sul prato del National Mall e all’esterno del Campidoglio, anche grazie a documentazioni riportate da persone presenti con foto e descrizioni: tutto ciò che si trova all’interno dell’edificio è infatti di competenza federale, e servirà a condurre indagini più precise sull’accaduto. Nonostante questo, i curatori del Museo di Storia Americana hanno spiegato che lavoreranno in futuro con le agenzie governative, con gli ufficiali del Congresso e con i curatori del palazzo storico per acquisire alcuni dei materiali contenuti nell’edificio, e unirli alla collezione.

Giulia Giaume

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Giulia Giaume
Appassionata di cultura in ogni sua forma, è divoratrice di libri, spettacoli teatrali, mostre di arte figurativa e contemporanea. Avvicinatasi al giornalismo culturale con un corso sulla critica teatrale e cinematografica del maestro Daniel Rosenthal, cerca con ogni mezzo di replicare per iscritto la meraviglia che suscita in lei ogni manifestazione del genio umano. Laureata in Lettere, sta scrivendo la tesi di Scienze Storiche sulle aggregazioni sociali nate con le nuove forme abitative del secondo dopoguerra milanese, mentre conclude il master di giornalismo alla scuola Walter Tobagi. Scrive recensioni per Satisfiction e coltiva il suo senso del bello sul blog personale Cinquesensi.