Un dialogo affascinante intorno alla nascita dell’astrattismo prende forma al Museo Reina Sofía di Madrid. Dando spazio a un “gigante” della materia come Piet Mondrian.

Ci sono artisti che rappresentano un prima e un dopo nella storia dell’arte, ed è interessante capire come siano giunti alla svolta, in quale contesto si siano formati e quale percorso abbiano intrapreso per lasciare un segno indelebile nell’estetica del proprio tempo.
Piet Mondrian (Amersfoort, 1872 ‒ New York, 1944) è senza dubbio tra le figure fondamentali della storia dell’arte, considerato da molti l’artista moderno per antonomasia. Nonostante le sue “graticole” fatte di linee rette e colori primari siano visivamente riprodotte un po’ ovunque, dalla moda alla cartoleria, Mondrian oggi non è fra gli artisti più celebrati e conosciuti. Una mostra completa, non vastissima ma ben allestita anche dal punto di vista didattico, ripercorre al Museo Reina Sofía di Madrid il contesto culturale e le tappe evolutive attraverso le quali il pittore olandese ha contribuito alla nascita dell’astrattismo.

L’ARTE DI MONDRIAN A MADRID

Pare strano ma il Museo Nazionale Reina Sofía ‒ tempio dell’arte contemporanea in Spagna, che si appresta a celebrare i trent’anni d’apertura ‒ non annovera nella collezione permanente neppure un’opera firmata Mondrian. Gli unici tre capolavori dell’artista olandese visibili a Madrid appartengono al lascito del barone von Thyssen. Due di questi, Composizione di colori (del 1931) e la famosissima tela New York City 3 (datata 1941 e incompiuta) sono presenti ora al Reina Sofía nella sezione finale della mostra dedicata alla fase più matura della pittura di Mondrian.
Allestita in collaborazione con lo Stichting Kunstmuseum dell’Aia e curata da Hans Janssen, la retrospettiva è strutturata secondo un percorso cronologico. Ripercorre le tappe dell’evoluzione della pittura di Mondrian ‒ di cui sono presenti 35 opere ‒ all’interno del contesto storico e dell’ambiente culturale olandese in cui visse, incluse la parentesi formativa a Parigi negli Anni Dieci e l’ultimo soggiorno statunitense, prima della morte.

Piet Mondrian, Natura morta con arance, 1900. Myron Kunin Collection, Minneapolis © 2020 Mondrian Holtzman Trust
Piet Mondrian, Natura morta con arance, 1900. Myron Kunin Collection, Minneapolis © 2020 Mondrian Holtzman Trust

IL RUOLO DI DE STIJL

Fondamentali furono le relazioni del pittore con gli esponenti di spicco di De Stijl, movimento sorto in Olanda tra il 1917 e il 1931 intorno all’omonima rivista fondata dal pittore Theo van Doesburg. A Madrid sono una sessantina infatti i lavori firmati dai esponenti di spicco del movimento olandese: quadri, bozzetti per decorazioni di interni, maquette d’architetture avveniristiche e autentici pezzi di design; bellissimi le tante sedie, poltrone, mobili e gruppi di arredi, alcuni anche molto ben contestualizzati nello spazio. Fra i punti di forza della mostra c’è senza dubbio la rievocazione della stanza per bambini progettata da Piet Klaarhammer e Vilmos Huszar per la Villa Arendshoeve, a Voorburg: esemplifica la commistione fra i generi, senza logica di preminenza, propugnata da un movimento utopistico e sperimentale che influì non poco sul cammino di Mondrian verso l’astrazione assoluta, non solo per la predominanza di linee rette e l’uso abbondante di colori vivi, primari.

DALLA FIGURAZIONE ALL’ASTRAZIONE

La vita di Mondrian segue una traiettoria di continua sperimentazione. Prima di convertirsi in pioniere dell’arte astratta, era un pittore figurativo di successo, che si dedicava a nature morte (con soggetti classici come Lepre morta, del 1891, o Natura morta con arance, del 1900) e a paesaggi oscuri, dai toni sfumati e malinconici dell’ultimo Cézanne, come in Notte d’estate (del 1906-07) o in Paesaggio grande (dell’anno successivo). Talora il giovane pittore olandese trattava soggetti ispirati al Simbolismo colorista di Odilon Redon, come Metamoforfosi (1908) e Devozione (1908). Il passaggio dal figurativismo tradizionale a una maniera più piana, essenziale di dipingere ‒ dove predominano le linee verticali e orizzontali e il colore determina lo spazio ‒ avviene attraverso una graduale assimilazione del Cubismo di Picasso e Braque, che influenzano opere come Alberi in fiore (1912) e le numerose Composizioni eseguite tra il 1913 e il 1914, dopo il soggiorno parigino “alla ricerca della bellezza universale”.
È dall’incontro con De Stijl, con l’equilibrio dinamico tra forme e colori presente nelle loro proposte artistiche e decorative, che prende avvio la spinta definitiva verso la nascita del Neoplasticismo di Mondrian, un’arte totalmente astratta ma ugualmente carica di emozioni.

Mondrian y De Stijl. Exhibition view at Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia, Madrid 2020. Photo Joaquín Cortés - Román Lores. Archivio fotografico del Museo Reina Sofia
Mondrian y De Stijl. Exhibition view at Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia, Madrid 2020. Photo Joaquín Cortés – Román Lores. Archivio fotografico del Museo Reina Sofia

L’EMOZIONE DELL’ANTINATURALISMO GEOMETRICO

Doesburg e compagni rappresentano una stagione feconda dell’arte olandese, destinata tuttavia a risolversi in tempi brevi. L’evoluzione di Mondrian verso la modernità è invece un percorso intuitivo irreversibile, come si può apprezzare nelle ultime due sale della mostra. Fra gli Anni Trenta e Quaranta, anti-naturalismo, equilibro classico e dinamicità si traducono sulla tela in un linguaggio geometrico semplice ma esaltante, fatto di graticole bianche e nere tra le quali, a poco a poco, emergono anche stesure  uniformi di colori primari (rosso, blu e giallo) per esprimere maggiore spazialità.
Il Mondrian maturo rompe definitivamente con la mimesi, ma condensa gli elementi della modernità che l’hanno preceduto in un’astrazione emozionante, fatta di semplici rapporti fra linee rette e colori. Recentemente una revisione critica della sua opera ha portato all’analisi dell’influenza che ha esercito sull’arte latinoamericana della seconda metà del Novecento.
Il catalogo è in realtà una raccolta di saggi, interessanti e scritti con chiarezza (la maggior parte a firma di Hans Jannsen, curatore della mostra) che approfondiscono il tema della crescita dell’artista nel suo contesto sociale e culturale.

Federica Lonati

Madrid // fino al 1° marzo 2021
Mondrian y De Stijl
MUSEO REINA SOFÍA
Calle Santa Isabel 52
www.museoreinasofia.es

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AutorePiet Mondrian
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Federica Lonati, nata a Milano nel 1967, diploma di Liceo classico a Varese, si è laureata nel 1992 in Lettere Moderne alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica di Milano con una tesi dedicata all’opera lirica e alla sua riproducibilità audiovisiva (Comunicazioni Sociali). Giornalista professionista dal 1997, dai primi anni Novanta collabora con “La Prealpina”, quotidiano di Varese, scrivendo soprattutto di teatro, opera lirica e musica classica. Dal 1995 è assunta nella redazione di “Lombardia Oggi”, settimanale di attualità, spettacoli e tempo libero, allegato domenicale al quotidiano “La Prealpina”. Redattore ordinario fino all’agosto del 2005, si occupa delle pagine di arte, musica classica e attualità in generale. Dal settembre 2005 vive a Madrid. Dalla Spagna ha scritto articoli per “Libero”, “Qui Touring”,”Il Corriere del Ticino”, “Il Sole 24 Ore” e “Grazia”. Tra il 2008 e il 2011 ha collaborato con “Agrisole”, supplemento settimanale del “Sole 24 ore”, realizzando cronache e reportage dedicati all’economia agricola spagnola.