Duecentocinquanta repliche delle Nike Air Jordan 5, realizzate dall’artista Andy Yoder con materiali di imballaggio riciclati, sono allineate al Brattleboro Museum & Art Center. Una storia che arriva dal Vermont.

La mostra Overboard di Andy Yoder (Cleveland, 1957) prende spunto da quanto accaduto trent’anni fa nel Pacifico settentrionale.

IL NAUFRAGIO DELLE NIKE

A metà strada tra Seoul e Seattle, a causa di una tempesta improvvisa, un mercantile perde ventuno container; cinque contengono scarpe sportive destinate ai campi da basket e alle strade delle città d’America. Uno solo si deposita sul fondo del mare, mentre dagli altri quattro fuoriescono 61.280 scarpe.
Un anno dopo, nel giugno del 1991, centinaia di Nike, decisamente ancora in buono stato, cominciano ad arenarsi sui bagnasciuga della British Columbia, di Washington e dell’Oregon.
Alcuni tra i bagnanti le raccolgono e cominciano a rivenderle. Le sneaker hanno resistito bene alla salinità dell’oceano e, una volta asciugate e docciate, fanno la loro figura, tanto che un oceanografo chiamato Curtis Ebbesmeyer chiede la collaborazione dei beachcomber per creare dati che lo porteranno in seguito a pubblicare un importante studio sulle correnti di quella zona.

Andy Yoder. Overboard. Exhibition view at Brattleboro Museum & Art Center, Brattleboro 2020
Andy Yoder. Overboard. Exhibition view at Brattleboro Museum & Art Center, Brattleboro 2020

LE ALTERNE FORTUNE DEI PRODOTTI NON BIODEGRADABILI

Negli Usa l’evento è conosciuto come The Great Shoe Spill of 1990, ma la frequenza di questi incidenti (circa 10mila container ribaltati ogni anno) e la non biodegradabilità di molti dei prodotti dispersi, a differenza di allora, oggi non sfugge più all’opinione pubblica.
Nike a quel tempo ne aveva fatto addirittura un punto d’orgoglio: mostrava di apprezzare la ricerca di Ebbesmeyer, arrivando addirittura a invitarlo a tenere conferenze per i propri dipendenti; frequenti pure le sue comparsate come ospite sui divani dei talk show notturni. La storia, un poco alla volta, era divenuta virale.

ANDY YODER E IL RICICLO

Trent’anni dopo, quando appare ormai chiaro a tutti che si era trattato di una catastrofe ecologica in scala ridotta, l’artista Andy Yoder, specializzato nel riutilizzo di oggetti di uso quotidiano, ha pensato di ripartire da lì.
Yoder opera con materiali di recupero e i cestini per la raccolta differenziata all’aperto sono luoghi che frequenta spesso: bottiglie di senape Heinz, contenitori Häagen-Dazs, scatole di Tiffany o Hermès, insieme a poster di Bruce Lee e imballaggi di prodotti asiatici con grafiche curiose…
Così ha deciso di commemorare il Great Sneaker Spill per evidenziare il continuo degrado del nostro ambiente marino. Ne ha ricavato una sorta di meta-installazione dove gli oggetti in mostra sono di fatto piacevoli alla vista pur essendo tutti costruiti con materiali recuperati. Ha sistemato le sue sneaker installandole su un muro, nello stesso modo in cui lo sarebbero in un negozio di scarpe da ginnastica.
Attraenti piccole sculture colorate, che tuttavia rendono consapevoli del volume allarmante di spazzatura che invade il pianeta.

– Aldo Premoli

Brattleboro // fino al 6 marzo 2021
Andy Yoder – Overboard
BRATTLEBORO MUSEUM & ART CENTER
10 Vernon Street
www.brattleboromuseum.org

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Aldo Premoli
Milanese di nascita, vive a Noto e Cernobbio. E poi New York e Washington, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1989 e il 2000 dirige periodici specializzati nel settore tessile abbigliamento come “L’Uomo Vogue”. Nel 2001 fonda Apstudio e fornisce consulenze ad aziende e associazioni industriali italiane e straniere. Nel 2013 e 2014 dirige “Tar magazine”, rivista di arte, scienza ed etica. Blogger di “Huffington Post”. Direttore della piattaforma super local “SudStyle.it”; senior curator di San Sebastiano Contemporary a Palazzolo Acreide; a Catania ha fondato l’onlus Mediterraneo Sicilia Europa, che si occupa di integrazione scolastica di minori in difficoltà. Dal 2020 visiting professor presso l’Accademia di Belle Arti di Brera.