New York riparte dalla moda: fashion e tempo in mostra al Met

Il Metropolitan Museum of Art di New York sta per aprire i battenti della mostra a lungo rimandata per effetto della pandemia. Una riflessione sui legami tra moda e tempo.

A sinistra Mrs. Arnold ca. 1895. Dinner dress 1932 . A destra Comme Des Garçons. Collezione A/I 2004–5. Photograph © Nicholas Alan Cope
A sinistra Mrs. Arnold ca. 1895. Dinner dress 1932 . A destra Comme Des Garçons. Collezione A/I 2004–5. Photograph © Nicholas Alan Cope

Programmata per lo scorso maggio, la mostra About time: Fashion and Duration era stata allestita dal curatore Andrew Bolton, responsabile della sezione Wendy Yu del Costume Institute, in occasione del 150esimo anniversario del Metropolitan Museum of Art di New York. Poi è arrivata la pandemia e tutto si è bloccato.

MODA, TEMPO E ABITI AL MET DI NEW YORK

Il 29 ottobre è il giorno dell’attesa inaugurazione. Complice l’anniversario, Bolton aveva previsto di mettere in scena una riflessione sullo scorrere del tempo, evidenziando le tensioni che nella moda emergono tra cambiamento e caducità, tra spinta al consumo e persistenza. Bolton ha svolto la sua ricerca lungo due linee temporali nel periodo compreso tra il 1870 e il 2020. La prima linea fa riferimento al sentimento del tempo elaborato dal poeta Charles Boudelaire, concentratosi sul ritmo fugace che separa con nettezza l’oggi dallo ieri. La seconda fa riferimento agli scritti del filosofo francese Henri Bergson, per cui il tempo è un flusso ininterrotto in cui pensieri, sentimenti e ricordi esistono insieme.
Bolton ha quindi pensato di far realizzare l’allestimento come si trattasse del quadrante di un orologio tracciato per segnare 60 minuti. Sessanta abiti sono dunque disposti in una cronologia rigorosamente lineare, ma ognuno è affiancato da uno capo realizzato più di recente, che esplora la stessa silhouette, tecnica o visione.

ACCOSTAMENTI FRA STILISTI ED EPOCHE

Ogni minuto è dunque illustrato con due indumenti, ognuno specifico del proprio tempo mentre parla simultaneamente attraverso le epoche. Si tratta di giustapposizioni che esprimono citazioni a volte letterali, come l‘abito da sera di velluto nero di Yves Saint Laurent del 1978 affiancato all’ensemble invernale di Elsa Schiaparelli del 1938. O la reinterpretazione in ciniglia che Azzedine Alaïa propose nel 1994 di un abito in jersey pieghettato di Charles James risalente al 1951. O ancora l’abito in faille di seta nera della fine del 1870 abbinato a una gonna Bumster di Alexander McQueen del 1995.
Tutti gli ensemble About Time sono mostrati in bianco o nero, il che enfatizza le loro qualità scultoree tali da renderli oggetti dal design squisito.

L’abito più recente in esposizione. Alexander McQueen, Sarah Burton Collezione AI 2019–20. Photograph © Nicholas Alan Cope
L’abito più recente in esposizione. Alexander McQueen, Sarah Burton Collezione AI 2019–20. Photograph © Nicholas Alan Cope

LA RISPOSTA AL BLACK LIVES MATTER

Durante il blocco della mostra Bolton, tuttavia, non è rimasto immobile. Il cambiamento più grande nella scelta degli abiti esposti è avvenuto come risposta diretta a Black Lives Matter. Dopo l’esplosione del movimento avvenuta questa primavera e proseguita durante l’estate, Bolton ha cominciato prima a sottrarre poi ad aggiungere: inserendo più designer neri, indigeni o coloured che nel precedente allestimento.
Infine ha deciso di concludere il tutto con un abito bianco. Che ha scelto dalla collezione haute couture p/e 2020 di Viktor & Rolf. L’abito è realizzato con pezzetti di stoffa riciclata in un insieme patchwork: una metafora appropriata per enfatizzare tematiche scottanti per il futuro della moda come l’inclusività e la sua sostenibilità. L’abito sarà esposto fluttuante in una “scatola infinita”, circondato da un tornado di campioni (ispirato alla serie Exploding Couture dell’artista E. V. Day dal 1999 al 2002): una fenice consumata dalle intemperie che risorge dalle ceneri.

Aldo Premoli

New York // dal 29 ottobre 2020 al 7 febbraio 2021
About Time: Fashion and Duration
MET
1000 Fifth Avenue
https://www.metmuseum.org

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Aldo Premoli
Milanese di nascita, vive a Noto e Cernobbio. E poi New York e Washington, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1989 e il 2000 dirige periodici specializzati nel settore tessile abbigliamento come “L’Uomo Vogue”. Nel 2001 fonda Apstudio e fornisce consulenze ad aziende e associazioni industriali italiane e straniere. Nel 2013 e 2014 dirige “Tar magazine”, rivista di arte, scienza ed etica. Blogger di “Huffington Post”. Direttore della piattaforma super local “SudStyle.it”; senior curator di San Sebastiano Contemporary a Palazzolo Acreide; a Catania ha fondato l’onlus Mediterraneo Sicilia Europa, che si occupa di integrazione scolastica di minori in difficoltà. Dal 2020 visiting professor presso l’Accademia di Belle Arti di Brera.