Il Comune di Madrid presenta le esuberanti forme pittoriche del celebre artista colombiano Fernando Botero per rispondere alla pandemia con la cultura.

Non esiste oggi, forse, artista più riconoscibile per stile, formato e soggetti di Fernando Botero (Medellín, 1932). Al quasi novantenne pittore e scultore colombiano Madrid dedica la prima grande mostra dell’autunno, aprendo ufficialmente le porte di CentroCentro, l’area espositiva di Palacio de Cibeles, sede del Comune. Malgrado la crisi sanitaria, sindaco e amministratori pubblici si augurano che attraverso l’arte e la cultura, e con tutte le precauzioni del caso, si possano risollevare gli animi dei cittadini.
La mostra 60 anni di pittura. Botero a Madrid è allestita dalla figlia dell’artista, Lina Botero, insieme alla curatrice Cristina Carrillo de Albornoz Fisac e con la supervisione personale e meticolosa del maestro colombiano. Botero vive oggi tra Pietrasanta e Montecarlo, ma per ragioni anagrafiche ha preferito non viaggiare in Spagna durante la pandemia. L’evento segna il ritorno a CentroCentro di Arthemisia, l’impresa italiana con sede anche a Madrid che da qualche anno organizza mostre blockbuster nelle sale del Palazzo di Gaviria, ora in ristrutturazione. Non è chiaro, però, se Arthemisia esporterà il progetto su Botero anche in Italia.

IL BOTERISMO NELLA CAPITALE DI SPAGNA

I legami di Botero con Madrid sono molteplici e risalgono ai primi Anni Cinquanta, quando da giovane studente viaggia per la prima volta in Europa, frequenta l’Accademia di San Fernando e si lascia affascinare dai classici della pittura occidentale, non solo tra le sale del Prado. In tre anni di apprendistato europeo Botero soggiorna anche a Firenze, dove studia la tecnica dell’affresco all’Accademia di San Marco, copia i maestri del Rinascimento e ascolta le conferenze di Roberto Longhi.
In passato, la capitale spagnola ha reso omaggio all’artista colombiano per ben due volte: con un’ampia retrospettiva al Museo Reina Sofía nel 1987 e nel 1994, con una mostra di scultura en plein air nel Paseo della Castellana. Per le strade di Madrid, del resto, si respira un po’ di “boterismo” (brutto neologismo, usato dal primo cittadino José Luis Almeida) per la presenza di tre sculture bronzee di grande formato: la Donna con specchio, che giace impassibile fra il traffico in Plaza Colón; la gigantesca Mano che campeggia al centro di Plaza de Castilla, e il Ratto d’Europa, al terminal 2 dell’aeroporto di Barajas.

Botero. 60 años de pintura. Exhibition view at Centro Centro, Madrid 2020. Photo Lukasz Michalak
Botero. 60 años de pintura. Exhibition view at Centro Centro, Madrid 2020. Photo Lukasz Michalak

L’OCCIDENTE LATINOAMERICANO DI BOTERO

Le forme esuberanti della Ballerina alla sbarra (2001), opera simbolo della mostra, non passano inosservate sui cartelloni pubblicitari per le strade della città, cosi  come all’ingresso della mostra a CentroCentro. Nonostante la popolarità di Botero, c’è sempre qualcuno che osserva per la prima volta, o con occhi nuovi, la sontuosa rotondità del suo universo femminile, dipinto con effetti tridimensionali e colori spesso sgargianti, ma tutt’altro che sinonimo di sensualità o di estetica naïf, primitiva. Ciò che appare in Botero non è mai la realtà in sé, ma rivestita con una patina di un’ambiguità iperrealista di matrice sudamericana.
Lo spiega bene lo scrittore premio Nobel Mario Vargas Llosa nel saggio introduttivo al catalogo della mostra, scritto nel 1984. “Tutto, nell’arte di Botero, è il risultato di tale alchimia: la tradizione estetica occidentale, che studiò devotamente in Italia, fusa con l’esperienza dell’America Latina provinciale, esuberante e vitale della sua gioventù”.
Le figure di Botero non sono caricature né deformazioni, sono carnose ma non carnali, prive di carica erotica. Talvolta, anzi, disturbano per la loro impassibile freddezza, la falsata innocenza, l’apparente normalità degli ambienti, i gesti misurati e le pose quotidiane ma mai spontanee in cui sono ritratti uomini e donne, bambini e animali (come i tantissimi gatti, anche loro ben pasciuti). Si percepisce altro negli interni iperrealisti, nelle atmosfere bucoliche degli esterni, nella luce intensa dei paesaggi e nei colori sgargianti di natura, abiti o arredi. Se rotondità e abbondanza in Botero non sono sinonimo di felicità, si limitano a una cifra stilistica, a una visione personale del mondo?

Botero. 60 años de pintura. Exhibition view at Centro Centro, Madrid 2020. Photo Lukasz Michalak
Botero. 60 años de pintura. Exhibition view at Centro Centro, Madrid 2020. Photo Lukasz Michalak

LE OPERE DI FERNANDO BOTERO IN MOSTRA A MADRID

Botero è fra gli artisti più prolifici dell’area latino-americana, senza dubbio fra i più fortunati e richiesti sul mercato internazionale. In mostra a Madrid ci sono una settantina di olii su tela di medio e grande formato, tutti provenienti da collezioni private europee. Sono raggruppati intorno a sette temi: l’America Latina, con i ricordi di infanzia; la religione, trattata spesso con humor e satira; le nature morte classiche ma fuori misura; le immancabili versioni di capolavori della storia dell’arte, come le Menine di Velázquez la Fornarina di Raffaello, il celebre dittico dei Montefeltro di Piero della Francesca, i ritratti borghesi di Rubens e van Eyck. E ancora, temi classici come il circo e la corrida, quest’ultimo forse il più interessante perché interpretato attraverso il filtro della tradizione ispanica molto sentita nell’arte, da Goya a Picasso. Una sala è dedicata infine alla più recente sperimentazione tecnica del maestro, che dal 2019 dipinge con acquerelli su tela: opere quasi diafane, frutto di un approccio delicato, forse senile, ai temi familiari di sempre.

OPERE DAGLI ANNI ’80 AI 2000

A Madrid sono esposte tuttavia solo opere datate dalla fine degli Anni Ottanta e perlopiù eseguite negli Anni Duemila, fatti salvi l’Ecce Homo del 1967 e le due nature morte dipinte negli Anni Settanta. Per dare completezza e peso critico a un’antologica ben allestita dal punto di vista visivo, mancano però sia qualche pezzo storico in più, proveniente da musei europei ‒per esempio il ritratto di Franco (1986), della collezione del Reina Sofía ‒ sia opere giovanili, che possano raccontare l’evoluzione estetica di un artista che, per oltre sessant’anni, crea soggetti simili con uno stile apparentemente identico.
Infine l’apparato critico, in sala come sul catalogo, non è sembrato sufficiente per spingersi a mirare oltre l’effetto generale di una giustapposizione fra grandi tele luminose, multicolori e spesso ambigue, firmate Fernando Botero.

Federica Lonati

Madrid // fino al 7 febbraio 2021
60 anni di pittura. Botero a Madrid
CENTROCENTRO
Plaza Cibeles 1
www.boteromadrid.org

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AutoreFernando Botero
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Federica Lonati, nata a Milano nel 1967, diploma di Liceo classico a Varese, si è laureata nel 1992 in Lettere Moderne alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica di Milano con una tesi dedicata all’opera lirica e alla sua riproducibilità audiovisiva (Comunicazioni Sociali). Giornalista professionista dal 1997, dai primi anni Novanta collabora con “La Prealpina”, quotidiano di Varese, scrivendo soprattutto di teatro, opera lirica e musica classica. Dal 1995 è assunta nella redazione di “Lombardia Oggi”, settimanale di attualità, spettacoli e tempo libero, allegato domenicale al quotidiano “La Prealpina”. Redattore ordinario fino all’agosto del 2005, si occupa delle pagine di arte, musica classica e attualità in generale. Dal settembre 2005 vive a Madrid. Dalla Spagna ha scritto articoli per “Libero”, “Qui Touring”,”Il Corriere del Ticino”, “Il Sole 24 Ore” e “Grazia”. Tra il 2008 e il 2011 ha collaborato con “Agrisole”, supplemento settimanale del “Sole 24 ore”, realizzando cronache e reportage dedicati all’economia agricola spagnola.