Una statua di Black Lives Matter rimpiazza quella dello schiavista a Bristol

L’artista Marc Quinn dedica un monumento alla manifestante Jen Reid e lo piazza sul plinto vuoto della città inglese

Black Lives Matter: il monumento a Jen Reid di Marc Quinn
Black Lives Matter: il monumento a Jen Reid di Marc Quinn

Non è rimasto a lungo vacante il posto sul piedistallo di Bristol, quello da cui i manifestanti di Black Lives Matter hanno abbattuto la statua dello schiavista inglese Edward Colston nell’onda delle proteste per la morte di George Floyd lo scorso 7 giugno. Ora c’è una grande statua di una donna che alza il pugno al cielo, simbolo storico del potere nero. È Jen Reid, una delle prima persone ad aver allacciato un cappio intorno al collo del monumento incriminato per trascinarlo nel fiume, e aver gridato trionfalmente sul plinto graffitato.

CHI È JEN REID

“Mi sento talmente piena d’orgoglio”, ha detto Reid guardando il proprio alter ego, una statua a grandezza naturale in resina nera. Solo poche settimane prima era entrata nello studio dell’artista Marc Quinn, dove era stata scannerizzata da 201 macchine fotografiche nella stessa posa e con gli stessi vestiti di quel giorno, quando era finita sui profili Instagram di tutto il mondo con il pugno destro levato in aria. “Posare per Quinn mi ha restituito la potenza e l’emozione che avevo sentito salendo su quel piedistallo”. Ed è proprio in onore a lei e a quella potenza che è nominata l’opera, novella Statua della Libertà: “A surge of power (Jen Reid) 2020”.

Black Lives Matter: il monumento a Jen Reid di Marc Quinn
Black Lives Matter: il monumento a Jen Reid di Marc Quinn

L’ARTISTA MARC QUINN E L’ATTIVISMO

Colston Street, dedicata al mercante di schiavi e mecenate della città (chissà per quanto ancora), ha cambiato volto all’alba del 15 luglio, quando un team ha eretto la statua e l’ha scartata sul piedistallo vuoto in pochi minuti. La mossa, non autorizzata ma tecnicamente non illegale, è tipica dello stile guerrilla di Quinn, che non è nemmeno nuovo alla sostituzione delle statue ufficiali (celebre la sua Alison Lapper incinta a Trafalgar Square nel 2004) e all’attivismo politico. “Il razzismo è un problema enorme, un virus che dobbiamo sconfiggere”, ha detto Quinn, prendendo parte al movimento BLM anche con le proprie dichiarazioni. “Spero che la scultura tenga aperto il dialogo, lo mantenga vivo nelle menti: l’immagine creata da Jen quel giorno ha creato un’opportunità per un cambiamento mai vista prima”. Quinn ha utilizzato la stessa tecnica 3D anche per restituire un’immagine perfettamente realistica di alcuni rifugiati. “Le persone bianche in posizione di potere devono alzare la voce e supportare il cambiamento per le vite delle persone nere: ho ascoltato e compreso, e una frase mi ha colpito più di tutte: “Il silenzio bianco è violenza””. Così ha creato un’opera che si staglia vittoriosa, mentre sembra radunare le masse a prendere parte a una rivoluzione.

IL MONUMENTO A JEN REID: UNA CATENA DI CONDIVISIONI

Ci sono volute poche ore perché internet esplodesse in un tumulto festante. La catena, inarrestabile, di condivisioni era iniziata proprio dal telefono del marito di Reid che per primo ha postato la foto del nuovo monumento con la caption “Mia moglie. La mia vita. Lei conta”. Subito è arrivato il like di Quinn, che ha ricondiviso i momenti che hanno composto la creazione dell’opera. In molti pensavano già che la statua di Colston, ora recuperata dal fondo del porto e messa in un magazzino, fosse un affronto per i cittadini neri di Bristol: era stata oggetto di più petizioni perché fosse rimossa, e l’artista Hew Locke l’aveva ricoperta di perline, ciondoli e conchiglie di ciprea, tutte monete di scambio tra schiavisti. “Vedere quella statua ogni giorno ti cambia, io mi sentivo obbligata a fare qualcosa nella memoria degli schiavi morti in mano sua”, ha detto Reid.

Giulia Giaume 

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Giulia Giaume
Appassionata di cultura in ogni sua forma, è divoratrice di libri, spettacoli teatrali, mostre di arte figurativa e contemporanea. Avvicinatasi al giornalismo culturale con un corso sulla critica teatrale e cinematografica del maestro Daniel Rosenthal, cerca con ogni mezzo di replicare per iscritto la meraviglia che suscita in lei ogni manifestazione del genio umano. Laureata in Lettere, sta scrivendo la tesi di Scienze Storiche sulle aggregazioni sociali nate con le nuove forme abitative del secondo dopoguerra milanese, mentre conclude il master di giornalismo alla scuola Walter Tobagi. Scrive recensioni per Satisfiction e coltiva il suo senso del bello sul blog personale Cinquesensi.