Non solo astrattismo e Neoplasticismo per Piet Mondrian. Il Musée Marmottan Monet di Parigi accoglie una mostra che analizza la componente figurativa dell’artista olandese.

Il museo Marmottan Monet di Parigi punta i suoi riflettori su un aspetto finora poco conosciuto, o comunque trascurato, di Piet Mondrian (Amersfoort, 1872 ‒ New York, 1944). Esponente della pittura astratta e del Neoplasticismo, l‘artista è presentato, forse con un’attenzione del tutto nuova, nelle vesti di maestro del chiaroscuro e di disegnatore fuori dal comune. Una mostra inedita, dunque, che rende omaggio anche a Salomon Slijper, il più importante collezionista di Mondrian, attraverso una selezione di settanta dipinti e disegni provenienti dalla collezione del mecenate, che si era appassionato soprattutto all’arte figurativa e naturalista del pittore.
Fu grazie al sostegno economico di Slijper (che tra il 1916 e il 1920 acquisterà circa 180 opere, tentando di inserire l’artista nei circuiti ufficiali della cultura olandese) che Mondrian riuscì, infatti, a proseguire le sue ricerche creative.  Lepre morta del 1891, una delle sue prime tele conosciute, dipinta a 19 anni, testimonia quanto i suoi esordi s’inscrivano nella tradizione della pittura olandese del XVII secolo, rifacendosi al genere della natura morta mediante una resa realistica del soggetto rappresentato.
Sempre a questa fase giovanile appartengono i paesaggi, o meglio i ‘’paesaggi atmosferici’’, con i temi ricorrenti del mulino e della fattoria che richiamano la scuola dell’Aia, la cui ricerca raggiunse, per molti versi, aspetti simili a quelli della scuola di Barbizon.
Tuttavia, queste tele si differenziano dalle sopracitate correnti per il fatto di non ricercare la rappresentazione “fotografica” di un istante preciso, ma di voler rendere, piuttosto, l’esperienza spirituale della natura. Da queste prime opere emerge, dunque, un approccio puramente intellettuale alla rappresentazione del reale.

Piet Mondrian, Grande paesaggio, 1907-08 ca. © Kunstmuseum Den Haag, L’Aja
Piet Mondrian, Grande paesaggio, 1907-08 ca. © Kunstmuseum Den Haag, L’Aja

LA SVOLTA

Una prima svolta nel percorso dell’artista avviene tra gli anni 1907 e 1908, quando la sua palette, dapprima fatta di colori scuri e sfumati, cambia radicalmente con l’uso di tinte pure, vive, fortemente contrastanti e dalla stesura piatta. Opere come Grande paesaggio e Mulino al crepuscolo rimandano a un’attitudine nuova nei confronti del reale, i cui colori non possono essere imitati sulla tela. A partire da questo momento Mondrian si distacca dal mondo sensibile e si rivolge verso una nuova ricerca, rendendo l’essenza stessa della natura e non della sua percezione.
La strada che lo condurrà al Neoplasticismo, passando anche per l’esperienza cubista, è ormai tracciata: nel 1919 il pittore produce le sue prime tele puramente astratte. Nell’opera Composizione con largo piano rosso, giallo, nero, grigio e blu, del 1921, non vi è più alcun contatto con la realtà, ma solo linee e colori puri con l’obiettivo di rivelare “la bellezza assoluta e l’essenza di tutte le cose”.

Piet Mondrian, Rosa in un bicchiere, post 1921 © Kunstmuseum Den Haag, L’Aja
Piet Mondrian, Rosa in un bicchiere, post 1921 © Kunstmuseum Den Haag, L’Aja

LA PERMANENZA DEL FIGURATIVO

Eppure non tutti sanno che l’artista, non riuscendo a mantenersi con la sola vendita delle opere neoplastiche, continuò a realizzare, per una clientela affezionata ancora alla tradizione, pitture di fiori. Il fiore, come nelle opere Due rose o Rosa in un vaso, resta quindi l’unico motivo che lo accompagnerà per tutta la vita, senza alcuna interruzione. Acquerelli impalpabili e delicati, lontani anni luce dalle coeve campiture gialle, rosse e blu.
Le campiture neoplastiche costituiscono anche lo sfondo scenografico del percorso espositivo, rendendo ancora più straniante il confronto tra le rappresentazioni naturalistiche e le pareti dai colori brillanti. Tra il prima e il dopo dell’artista.
Il pittore scriverà a Slijper, riferendosi alle sue opere figurative: “Sono molto contento che tu le trovi belle, perché io le amo ancora molto e continuo a trovarle buone, nonostante le mie concezioni siano evolute. Le concezioni, tuttavia, sono qualcosa di esterno che cresce con l’essere umano, ma l’anima, che è interna, resta sempre la stessa”.
Mondrian, dunque, può essere considerato a pieno titolo non solo uno dei pionieri dell’astrazione ma anche uno dei grandi maestri dell’arte figurativa del XX secolo.

Arianna Piccolo

Parigi // fino al 26 gennaio 2020
Mondrian figuratif
MUSÉE MARMOTTAN MONET
2, rue Louis-Boilly
https://www.marmottan.fr

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AutorePiet Mondrian
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Arianna Piccolo
Storico dell’arte e giornalista, vive tra Parigi, Napoli e Roma seguendo il ritmo dei vari impegni lavorativi e di studio. Dopo la laurea Magistrale in Storia dell’arte, intraprende il percorso giornalistico, attraverso TV, web e carta stampata, curando l’ufficio stampa e l’organizzazione di eventi culturali di rilevanza locale e nazionale. A seguito di numerose esperienze in ambito museale si specializza nel settore del marketing e della valorizzazione dei Beni Culturali. Si reca, poi, a Parigi dove consegue un Master 2 all’università Sorbonne in Museologia e Mediazione Culturale svolgendo, in quest’ambito, un’importante esperienza come assistente alla conservazione del Dipartimento degli Oggetti d’Arte del museo del Louvre.