Il Centre Pompidou dedica una monografica al legame di reciproca influenza tra la pittura di Francis Bacon e l’universo letterario.

Il Centre Pompidou di Parigi continua l’opera di rilettura dei più grandi artisti del XX secolo consacrando, fino al 20 gennaio, una vasta esposizione a Francis Bacon (Dublino, 1909 ‒ Madrid, 1992). Didier Ottinger, curatore della mostra, ha deciso per un’analisi dell’artista in chiave diversa, attraverso l’influenza che la letteratura ha avuto sul suo lavoro. Tale scelta investe anche un altro tema molto dibattuto in ambito museale, che verte sul modo in cui si possa esporre la letteratura.
Le sei sale espositive includono circa sessanta tele, comprendenti dodici trittici, una serie di ritratti e autoritratti realizzati nell’ultimo ventennio di produzione dell’artista, dal 1971 al 1992, anno della morte del pittore. Sotto il profilo stilistico, questo periodo è caratterizzato da una maggiore semplificazione e intensificazione cromatica, i colori acquistano una nuova profondità con le gamme di giallo, rosa e arancio saturo.

LE FONTI DI ISPIRAZIONE

L’intensità del rapporto tra Bacon e la letteratura è l’asse portante dell’intero percorso espositivo, nel quale trovano spazio degli estratti di alcuni testi della biblioteca personale dell’artista. Autori come Eschilo, Nietzsche, Conrad e T. S. Eliot, tra gli altri, hanno ispirato direttamente motivi e opere, formando un “universo poetico e spirituale” in cui l’artista si è riconosciuto. Tutti questi autori condividono, infatti, la stessa visione realista e a-moralista del mondo, e una concezione dell’arte liberata da ogni idealismo.
Bacon prediligeva soprattutto quegli autori che gli suggerivano delle “immagini immediate”. Entrando più nel dettaglio, ad esempio, i Tre studi di figure ai piedi di una crocifissione, del 1944, risentono fortemente della tragedia di Eschilo. Nel 1981 Bacon realizza, quindi, un trittico direttamente ispirato all’Orestea. Della poesia di T. S. Eliot, The Waste Land, riprende invece la composizione frammentaria, il “collage’’ di lingue e le narrazioni multiple.
L’anno 1971 è per Bacon una data fondamentale, che vede la sua affermazione artistica nel panorama internazionale, grazie anche alla mostra del Grand Palais di Parigi. Tale consacrazione coincide, tuttavia, con la morte tragica del suo compagno, proprio qualche giorno prima del vernissage dell’esposizione. Si apre per il pittore un periodo caratterizzato dai sensi di colpa, che danno forma ai suoi tre trittici cosiddetti “neri” e ad altre tele popolate dalle Erinni, le Furie nella mitologia romana, personificazioni femminili della vendetta.

Francis Bacon, Triptych inspired by T.S Eliot’s poem, Sweeney Agoniste, 1967. Hirshhorn Museum and Sculpture Garden - Smithsonian Institution, Washington © The Estate of Francis Bacon / Adagp, Paris & DACS, London 2019. Photo Cathy Carver
Francis Bacon, Triptych inspired by T.S Eliot’s poem, Sweeney Agoniste, 1967. Hirshhorn Museum and Sculpture Garden – Smithsonian Institution, Washington © The Estate of Francis Bacon / Adagp, Paris & DACS, London 2019. Photo Cathy Carver

INFLUENZE RECIPROCHE

La mostra del Centre Pompidou si presenta, a un primo sguardo, spoglia sotto il profilo scenografico e della mediazione con il pubblico, cosa che può disorientare un visitatore poco esperto. Gli spazi dedicati all’esposizione delle tele si alternano con quelli preposti all’ascolto dei brani letterari. Pareti bianche e pochissimi pannelli esplicativi. In aiuto al visitatore una serie di podcast, scaricabili gratuitamente, da ascoltare a casa, sui mezzi di trasporto o nel museo, prima, dopo o durante la visita. Tali contenuti, realizzati dallo stesso Didier Ottinger, risultano fondamentali per la comprensione del progetto espositivo. La mostra Bacon en toutes lettres conduce parallelamente a un altro sentiero: l’influenza che la pittura stessa di Bacon ha esercitato sulla letteratura, ispirando numerosi scrittori e pensatori come Gilles Deleuze, Philippe Sollers, Milan Kundera, Jonathan Littell. Il lavoro del pittore costituisce, infatti, un corpus di pitture ricche di immagini, simboli ed emozioni, che invitano alla dissertazione e alla riflessione. Infine, Francis Bacon fu egli stesso un personaggio. Il fascino che egli ha avuto sugli intellettuali e letterati si basa soprattutto sulla figura mitica, che egli ha deliberatamente incarnato, del pittore maledetto, forse l’ultimo rappresentante della categoria in un secolo che ha visto la trasformazione radicale dell’immagine e dello statuto della figura dell’artista.

‒ Arianna Piccolo

Parigi // fino al 20 gennaio 2020
Bacon en toutes lettres
CENTRE POMPIDOU
Place Georges Pompidou
www.centrepompidou.fr

Dati correlati
AutoreFrancis Bacon
CuratoreDidier Ottinger
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Arianna Piccolo
Storico dell’arte e giornalista, vive tra Parigi, Napoli e Roma seguendo il ritmo dei vari impegni lavorativi e di studio. Dopo la laurea Magistrale in Storia dell’arte, intraprende il percorso giornalistico, attraverso TV, web e carta stampata, curando l’ufficio stampa e l’organizzazione di eventi culturali di rilevanza locale e nazionale. A seguito di numerose esperienze in ambito museale si specializza nel settore del marketing e della valorizzazione dei Beni Culturali. Si reca, poi, a Parigi dove consegue un Master 2 all’università Sorbonne in Museologia e Mediazione Culturale svolgendo, in quest’ambito, un’importante esperienza come assistente alla conservazione del Dipartimento degli Oggetti d’Arte del museo del Louvre.