La miriade di storie dell’architettura: al via la Chicago Architecture Biennial

Il percorso avviato nel 2015, con l’edizione di debutto curata da Joseph Grima e Sarah Herda, prosegue nel segno di un’indagine sul futuro dell’architettura, ipotizzandolo come condiviso, inclusivo, diversificato, sostenibile ed equo. A Chicago, fino al 5 gennaio 2020.

Courtesy of Chicago Architecture Biennial / Kendall McCaugherty, 2019
Courtesy of Chicago Architecture Biennial / Kendall McCaugherty, 2019

Pensata per diffondere il dibattito sull’architettura tra addetti al settore e comuni cittadini, dal 2015 la Chicago Architecture Biennial si prefigge di approfondire la comprensione a livello globale e locale del modo in cui la società vive in relazione all’ambiente costruito. Promossa da un’organizzazione no profit dedita alla creazione di un forum internazionale sull’architettura e l’urbanistica, attraverso la produzione di mostre e programmi pubblici, ogni due anni crea e alimenta nuove opportunità per i talenti emergenti in architettura, design e arte, coinvolgendo un pubblico eterogeneo. Si impegna cioè a fornire una piattaforma che unisca l’avanguardia globale del pensiero e della pratica architettonica con l’eredità unica di Chicago. Oggi infatti, nonostante la promessa di sviluppo economico, Chicago, come molte altre metropoli globali affermate ed emergenti, deve affrontare condizioni urbane sfidanti che richiedono la re-immaginazione di forme di scambio tra attività umana, tecnologia e mondo naturale. Grazie alla sua geografia fisica, Chicago è un contesto singolare in cui affrontare le preoccupazioni climatiche ed ecologiche condivise da molte società postindustriali. 

…AND OTHER SUCH STORIES

Per questa terza edizionefino al 5 gennaio 2020, la Biennale di Architettura di Chicago ha annunciato più di 100 programmi educativi e culturali; avranno luogo in oltre 50 venues sparse per la città. Intitolata “… and other such stories”, costituirà un’esplorazione ampia e sfaccettata dell’architettura e dell’ambiente costruito globale per riflettere sui processi sociali, geopolitici ed ecologici che influenzano il nostro passato, il presente e il futuro. Guidata dalla giovane direttrice artistica Yesomi Umolu, affiancata dai curatori Sepake Angiama e Paulo Tavares, vanta oltre 80 partecipazioni nazionali e moltissimi eventi collaterali, concentrati l’Art Institute of Chicago, il Chicago Architecture Center e la Chicago Loop Alliance, la Graham Foundation, il Navy Pier e il Garfield Park Conservatory. Oltre al programma di mostre, talk, installazioni e iniziative educative, l’organizzazione gestisce e promuove un dialogo continuo sull’architettura, dentro e intorno alla città. “Chicago – ha affermato il sindaco Lori E. Lightfoot – è al suo meglio quando comunità, organizzazioni e individui si riuniscono per imparare gli uni dagli altri, collaborare ed esplorare le nostre storie condivise e le speranze per il futuro. La vasta gamma di programmi che si svolgono durante la Biennale è un esempio entusiasmante dello scambio che rende la nostra città così dinamica”. 

TRA AMBIENTE E PARTECIPAZIONE CIVICA

La CAB è strutturata da una serie di “cornici curatoriali” che approfondiscono topics specifici. No Land Beyond, ad esempio, riflette sui paesaggi di appartenenza che sfidano le definizioni ristrette di terra come proprietà e merce. Ispirandosi alle cosmologie indigene la Biennale pensa progetti e relazioni alternativi tra natura, società e ambiente costruito. Appearances and Erasures esplora i siti della memoria e la politica di ricordare e/o dimenticare, considerando lo spazio come un indicatore di immaginari sociali, visibili o meno. Rights and Reclamations interpreta lo spazio urbano, territoriale, ambientale come un sito di difesa e partecipazione civica, investigando le pratiche spaziali che mettono in primo piano i diritti dell’uomo e della natura. Common Ground, infine, coinvolge e si rivolge a un collegio di attori investiti nello sviluppo di tattiche e metodologie per intervenire nello spazio pubblico. Ha osservato Yesomi Umolu: “Coinvolgendo profondamente il pubblico e le varie comunità nei nostri progetti e nelle idee curatoriali, siamo entusiasti di estendere lo scambio che abbiamo promosso durante la nostra fase di ricerca all’esperienza biennale presso il Chicago Cultural Center e nelle nostre varie sedi.” In un momento come quello attuale, di mutevoli alleanze geopolitiche, rapidi cambiamenti ambientali e rinegoziazione dei diritti civili, la Biennale delinea molteplici narrazioni, prospettive e posizioni, per immaginare di nuovo lo spazio e l’ambiente costruito. Per tutti.

-Giulia Mura

www.chicagoarchitecturebiennal.org

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Giulia Mura
Architetto specializzato in museografia ed allestimenti, classe 1983, da anni collabora con il critico Luigi Prestinenza Puglisi presso il laboratorio creativo PresS/Tfactory_AIAC (Associazione Italiana di Architettura e Critica) e la galleria romana Interno14. Assistente universitaria, curatrice e consulente museografica, con una forte propensione all'editoria e allo sviluppo di eventi e progetti culturali, per il magazine PresS/T letter e per il format Archilive ha curato una rubrica sui libri d'architettura. È stata caporedattrice per la rivista araba Compasses e da anni collabora come freelance per testate italiane e straniere; con continuità è presente nella versione online e onpaper di Artribune. È co-founder di Superficial, studio creativo di base a Roma che si occupa di ricerca e sviluppo di progetti incentrati su: comunicazione, immagine, architettura, design, cultura, eventi, branding.