Estate 2019. 3 mostre da vedere alla Tate di Londra

Natalia Goncharova, Takis e Frank Bowling: è questo il tris di mostre da non perdere fra le sedi di Tate Modern e Tate Britain.

1. NATALIA GONCHAROVA – TATE MODERN

Natalia Goncharova, Ciclista, 1913. Museo di Stato Russo © ADAGP, Paris and DACS, London 2019

Nel 1913, il Mikhailova Art Salon di Mosca dedica a Natalia Goncharova (provincia di Tula, 1881 – Parigi, 1962) la prima retrospettiva mai organizzata su un artista modernista russo. A più di un secolo di distanza, proprio una sala che evoca la colossale mostra moscovita – composta, nella versione originaria, da più di 800 pezzi – costituisce il fulcro della monografica ospitata dalla Tate Modern, una prima assoluta nel Regno Unito.
La monografica, di cui sono curatori Natalia Sidlina, conservatrice di arte internazionale, e Matthew Gale, responsabile degli allestimenti, con Katy Wan, assistente conservatrice, conta circa 160 opere, che convergono nella capitale britannica da collezioni private e istituzioni di tutto il mondo. La mostra londinese ambisce all’esaustività, all’esplorazione il più possibile completa della molteplice produzione artistica di Goncharova. A partire dai dipinti: tra di essi, anche il monumentale Raccolto del 1911, le cui sette porzioni sono affidate alla Tate da ben quattro prestatori, gli scandalosi nudi e le altrettanto controverse tele a soggetto religioso. E proseguendo con i lavori da stilista e costumista, tra cui l’importante e duratura collaborazione con i Ballets Russes, e con gli esperimenti nell’ambito dell’interior design.
Le opere sono contestualizzate nel duplice legame che intrattengono da un lato con le tradizioni decorative della Russia centrale, terra d’origine di Goncharova, dall’altro con lo sviluppo dell’avanguardia modernista, di cui fu un’interprete di primo piano.
Dopo l’anteprima alla Tate, la mostra sarà riproposta nelle sedi delle altre due istituzioni che hanno partecipato alla sua organizzazione: Palazzo Strozzi a Firenze, a partire da settembre 2019, e l’Ateneum Art Museum di Helsinki, da febbraio 2020.

Londra // fino all’8 settembre 2019
Natalia Goncharova
TATE MODERN
Bankside
www.tate.org.uk

2. TAKIS – TATE MODERN

Clay Perry, Photograph of Takis and Guy Brett, 1966 © Clay Perry, England & Co gallery, Londra

Ateniese trapiantato a Parigi dagli Anni Cinquanta, ammirato da William S. Burroughs, dai poeti della Beat Generation e da Marcel Duchamp, Takis (1925, vero nome Panayiotis Vassilakis, scomparso proprio in questi giorni) è un autodidatta dell’arte che può vantare ormai ben sette decenni di carriera.
Takis è un artista che mette radicalmente in discussione i confini della propria attività, aprendola alla ricerca di legami possibili con il mondo delle scienze. Nelle parole dei curatori, è “uno scultore del magnetismo, della luce e del suono, [che] ricerca la bellezza e la poesia intrinseche dell’universo elettromagnetico”.
E proprio il magnetismo è spesso all’origine del movimento, ma anche della sospensione, nelle opere di Takis, che fu tra i primi a esplorare le potenzialità della Kinetic art. La selezione di oltre 70 sculture esposte alla Tate comprende anche i leggendari Magnetic Fields – del 1969, e mai più mostrati al pubblico dagli Anni Settanta – dove più di cento sculture s’inclinano al passaggio di pendoli magnetici.
Opere come Signals (1964-65), che incorpora frammenti di bombe della guerra civile greca, raccolti dall’artista nei pressi del suo studio di Atene, testimoniano il messaggio politico di cui l’arte di Takis si fa spesso portavoce. A conclusione della mostra, le vibrazioni di Musical Sphere (1985) e il rintocco potente di Gong (1978) raccontano del suo interesse per le dinamiche di produzione del suono. Il Museu d’Art Contemporani di Barcellona e il Museum of Cycladic Art di Atene, co-organizzatori della mostra, la ospiteranno rispettivamente a partire da novembre 2019 e da maggio 2020.

Londra // fino al 27 ottobre 2019
Takis
TATE MODERN
Bankside
www.tate.org.uk

3. FRANK BOWLING – TATE BRITAIN

Frank Bowling alla Tate Britain con Wafting. Tate Photography 2019 Matt Greenwood

Elena Crippa, conservatrice di arte britannica moderna e contemporanea, con Laura Castagnini, assistente conservatrice, cura la prima grande monografica dedicata a Frank Bowling (1934), alla Tate Britain di Londra.
Nato in Guyana (allora britannica), trasferitosi a Londra nel 1953 e a New York un decennio più tardi, a partire dagli Anni Sessanta Bowling è stato, con le sue opere e i suoi scritti, una figura di spicco del dibattito sulla Black Art.
Tra gli obiettivi della mostra, rendere conto delle sostanziali evoluzioni che l’opera dell’artista ha conosciuto nell’arco di più di sei decenni di carriera, tutti animati da un “continuo bisogno di reinventare la pittura”.
Così, l’esposizione londinese riscopre la sua iniziale fase figurativa, a cui appartiene, ad esempio, Cover Girl del 1966, mai più esposto in Gran Bretagna da quando fu realizzato; riunisce ben dieci dei map paintings che, all’epoca della decolonizzazione, riflettevano sul tema dell’identità, alterando la rappresentazione geopolitica del globo attraverso molteplici strati di colore sovrapposti; dà ampio spazio alle cascate di colore dei poured paintings, i cui acrilici sono gettati da metri d’altezza sulla tela, e lì lasciati colare, e agli esperimenti tridimensionali dei Great Thames, il cui “spessore” evoca le ondulazioni del letto di un fiume.
L’approfondimento finale sulle opere dell’ultimo decennio lo racconta, nelle parole delle curatrici, come “un periodo esplosivo di produttività e sperimentazione”, che testimonia “dell’innovazione ancora in corso nell’opera di Bowling”.

Londra // fino al 26 agosto 2019
Frank Bowling
TATE BRITAIN
Millbank
www.tate.org.uk

Alessandro Benetti

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AutoriNatalia Goncharova, Takis
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Alessandro Benetti
Alessandro Benetti è architetto e curatore. Ha collaborato con gli studi Secchi-Privileggio, Macchi Cassia, Laboratorio Permanente, viapiranesi e Studio Luca Molinari. Nel 2014 ha fondato Oblò – officina di architettura, con Francesca Coden, Margherita Locatelli ed Emanuele Romani. Ha contribuito a numerose pubblicazioni di architettura contemporanea, tra cui la “Guida all’Architettura di Milano, 1954-2015” (a cura di M. Biraghi, Hoepli, 2014). Ha scritto per Abitare, Abitare.it, Alla Carta, AreaArte, Doppiozero, Gizmoweb, The Ship. È stato coordinatore scientifico di “The landscape has no rear” (progetto di Nicola Russi per la Biennale di Venezia 2014). Dal 2014 è co-curatore di SpazioFMG per l’Architettura, con Luca Molinari.