Dall’Arts & Crafts al Bauhaus

Bröhan-Museum, Berlino ‒ fino al 5 maggio 2019. Nel centenario del Bauhaus, che rivoluzionò il concetto di design, una mostra ripercorre la nascita del Modernismo europeo, che ebbe nell’Arts & Crafts inglese la sua radice.

Lucian Bernhard Hollerbaum & Schmidt, Novelta Cigaretten, 1912 © VG Bild Kunst, Bonn 2019. Photo Sebastian Stöhr
Lucian Bernhard Hollerbaum & Schmidt, Novelta Cigaretten, 1912 © VG Bild Kunst, Bonn 2019. Photo Sebastian Stöhr

Sul finire dell’Ottocento, il turbine della modernità investì anche il campo del design, portando sostanziali cambiamenti nel modo di vivere le città e le sue abitazioni, anche in conseguenza del massiccio avvento della civiltà industriale. Se in Inghilterra si guardava ancora ai preraffaelliti, e in Francia allo stile di Luigi XVI, non così nel resto d’Europa, a cominciare dall’Austria della Secessione, che cercava una rottura con il passato, così come l’esperienza del Werkbund a Berlino o di De Stijl in Olanda. Ovunque si cercava la connessione fra l’arte, l’artigianato e i metodi della produzione industriale. Nasce il concetto di design applicato ai mobili, ai complementi d’arredo e agli oggetti d’uso quotidiano, dalle lampade ai portasigari.

UNA SOCIETÀ IN TRASFORMAZIONE

L’ampia mostra del Bröhan-Museum permette di apprezzare le differenti ispirazioni dei vari movimenti all’interno del più vasto concetto di Modernismo, e di capire la portata innovatrice del movimento nato a Weimar, trasferitosi a Dessau nel ’32 e poi a Berlino, dove chiuse i battenti l’anno successivo. Ma in quei tre lustri cambiò il design tedesco, le cui linee asciutte, ortogonali, rimandano all’idea di robustezza e praticità d’uso. Una direzione opposta rispetto al Modernismo inglese o francese, che si rifaceva a concetti stilistici del passato; il risultato erano oggetti dal design sicuramente raffinato, ma anche imponente, elaborato, a tratti persino eccessivamente solenne. Poco in tono con le esigenze di una società che, a seguito della terza rivoluzione industriale di inizio secolo, si stava rapidamente meccanizzando e “proletarizzando”, e le cui necessità si improntavano a una ben più pratica sobrietà. Che fu, appunto, l’intuizione di Gropius e colleghi.

Karl Hermann Haupt, Marionette, s.d. Sammlung Gerald Fingerle. Photo Christine Mainzer, München
Karl Hermann Haupt, Marionette, s.d. Sammlung Gerald Fingerle. Photo Christine Mainzer, München

LA SVOLTA DEL BAUHAUS

Nel 1919, sulle macerie dell’Impero prussiano, si avverte la necessità di ripartire da zero, non soltanto in politica, ma anche nella società civile e nell’arte. Con questo spirito nacque il Bauhaus ‒ anche se il dibattito sulla modernità è precedente al movimento ‒ e poneva interrogativi su come si dovesse intendere il concetto dal punto di vista dell’arte, quali fossero i punti di contatto fra questa e il design (ancora considerato una forma minore di creatività), quanto la linea potesse liberarsi della forma pur mantenendo il grado di funzionalità dell’oggetto prodotto, ed entro quali limiti sviluppare la produzione in serie. Anche il Bauhaus si pose le medesime domande, rispondendovi con slancio e idee radicalmente nuove, spronato in questo senso da quanto già messo in pratica in altri Paesi, in particolare in Olanda, con De Stijl, cui deve la spinta iniziale.

Niccolò Lucarelli

Berlino // fino al 5 maggio 2019
From Arts and Crafts to the Bauhaus
BRÖHAN-MUSEUM
Schlossstrasse 1a
www.broehan-museum.de/

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Niccolò Lucarelli
Laureato in Studi Internazionali, è curatore, critico d’arte, di teatro e di jazz, e saggista di storia militare. Scrive su varie riviste di settore, cercando di fissare sulla pagina quella bellezza che, a ben guardare, ancora esiste nel mondo.