Titolo e vernissage cinematografici con invitati del calibro di Tilda Swinton e Jason Schwartzman per “Spitzmaus Mummy in a Coffin”, la prima esposizione curata da Wes Anderson e dalla moglie Juman Malouf in un museo. La mostra raccoglie quattrocento pezzi delle immense collezioni del Kunsthistorisches Museum di Vienna.

Si tratta del terzo fortunato capitolo del ciclo curato da Jasper Sharp al Kunsthistorisches Museum. Tutto è nato da un piccolo catalogo trovato in una libreria di New York che documentava una mostra curata da Andy Warhol, Raid the Icebox I, with Andy Warhol, per il Rhode Island School of Design Museum of Art. I collezionisti Jean e Dominique de Menil mostrano così per la prima volta le opere attraverso lo sguardo di un artista.
I primi due capitoli al Kunsthistorisches Museum sono stati affidati agli artisti Ed Ruscha ed Edmund de Waal. Questa volta ad avere libero accesso alle collezioni non è un artista ma un regista, Wes Anderson, ponendo da subito un confronto molto particolare con il museo, già nella scelta del pezzo principale: un minuscolo sarcofago egizio contenente un toporagno mummificato.

LE STANZE DELLE MERAVIGLIE

La coppia di curatori procede per somiglianze esterne, tornando all’idea della raccolta di curiosità, che ha preceduto la forma istituzionalizzata del museo. Sono sette diverse stanze delle meraviglie, piccole mostre distinte che ci proiettano in universi magici fatti di oggetti in legno, di contenitori, di miniature di oggetti normalmente realizzati in formati più grandi come i busti di personaggi nobili e illustri o strumenti musicali. Così ci imbattiamo in un minuscolo albero genealogico degli Asburgo, busti di imperatori e nobili fino all’ironico collegamento con le maschere della commedia dell’arte. I curatori attingono dalle diverse epoche senza tener conto di classificazioni storico-artistiche. Così troviamo per esempio di fronte al costume teatrale di Erika Pluhar, Smaragdgefäß dell’artista Dyonisio Miseroni, uno dei pezzi più preziosi della Schatzkammer di Vienna, per richiamare l’attenzione sulle somiglianze molecolari tra cristallo esagonale e seta Shantung. Ogni spazio è disegnato come un sistema chiuso, che getta nuovo splendore sulle cose.  Wes e Juman hanno realizzato un progetto simile a quello di Warhol, come sottolinea il curatore nel testo del catalogo. Gli oggetti sono stati selezionati istintivamente, senza alcuna comprensione scientifica della loro rarità, provenienza o storia. Oggetti di grande importanza, che normalmente vengono esposti individualmente, sono stati qui raggruppati in vetrine collettive. Altri sono stati svelati e posizionati al centro della scena. Oggetti fatti da mani sconosciute in angoli remoti del mondo sono mostrati accanto a opere realizzate da alcuni dei più grandi maestri della storia dell’arte europea. L’obiettivo è quello di creare un viaggio estetico e suggestivo, dove visivamente nulla è lasciato al caso, tutto è ordinato simmetricamente, gli oggetti si confrontano o si allontanano. In questo originale allestimento riecheggia la visione ironica dei film realizzati dal regista. Diverse le citazioni dalle sue pellicole: il display scenografico ricorda le immagini iniziali di Moonrise Kingdom, mentre i ritratti di nobili infanti richiamano il dipinto Boy with apple in Grand Budapest Hotel, caricatura dell’artista rinascimentale.

TENTATIVI ED ERRORI

Il regista ricorda nel catalogo come “uno dei curatori più anziani del Kunsthistorisches Museum all’inizio non riuscì a rilevare alcune delle connessioni per noi più palesi della mostra, anche dopo averne indicato la maggior parte, continuando a fare domande sulla validità curatoriale del nostro progetto. Ma anche se il nostro progetto dovesse fallire a livello storico-artistico, siamo fiduciosi che perlomeno sarà utile a escludere certe ipotesi, avanzando metodi della storia dell’arte attraverso il processo scientifico per tentativi ed errori. (In questo caso, errore.) La nostra speranza, è di fare un po’ di luce negli angoli troppo oscuri per una visione confortevole”.

Giorgia Losio

Vienna // fino al 28 aprile 2019
Spitzmaus Mummy in a Coffin
KUNSTHISTORISCHES MUSEUM
Maria-Theresien-Platz
www.khm.at

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Giorgia Losio
Giorgia Losio, nata a Milano, è storica dell’arte e appassionata di design. Ha studiato storia dell’arte presso l’Università degli Studi di Milano e si è specializzata in storia e critica dell’arte contemporanea all’Université Sorbonne Paris-IV e in museologia e museografia all’École du Louvre. Ha collaborato alla realizzazione di progetti espositivi con istituzioni internazionali quali MACBA, Cittadellarte-Fondazione Pistoletto Biella, MAMAC Nizza, Pinacothèque de Paris, Palais de Tokyo Parigi, Le Fresnoy-Studio national des arts contemporains Tourcoing. Ha pubblicato articoli su Artribune, Exibart, Tema Celeste e Corriere della Sera.