Al Louvre Abu Dhabi, 41 opere di 12 artisti, parte in collezione del museo, parte in prestito dall’Orsay e dal Musée des Arts Décoratifs, compongono la mostra curata da Isabelle Cahn e documentano l’influenza dello stile giapponese degli ukiyo-e sull’arte europea. Dai Nabis al Simbolismo di Odilon Redon.

Già dagli Anni Quaranta dell’Ottocento, l’Occidente si era mosso alla conquista dei mercati dell’Asia orientale, con la Guerra dell’Oppio mossa alla Cina da parte della Gran Bretagna e la conseguente forzata apertura delle frontiere cinesi. Trattamento simile subì il Giappone nel 1854, costretto a siglare gravosi trattati commerciali dopo le pressioni militari esercitate dagli Stati Uniti. Pur rinegoziati dalla dinastia Mejii ‒ che nel 1868 rovesciò il vecchio shogunato avviando un periodo di profonda modernizzazione del Paese ‒, gli scambi commerciali con gli USA e l’Europa continuarono, e nelle grandi città quali Parigi, Amsterdam, Marsiglia, Londra si diffusero ampiamente oggetti giapponesi, dalla mobilia agli accessori femminili come gli ombrellini parasole di carta di riso, ma soprattutto si diffusero dipinti e incisioni che riproducevano gli stilemi dell’ukiyo-e, attivamente collezionati da molti artisti europei, fra i quali gli esponenti del gruppo dei Nabis.

DALL’IDENTITÀ POLITICA ALLA REAZIONE CONTRO IL POSITIVISMO

Apprezzati in Europa per la loro raffinatezza estetica e le indubbie novità stilistiche, gli ukiyo-e nacquero in realtà come uno strumento politico per tramite del quale costruire un immaginario visivo che a sua volta corroborasse il senso di unità nazionale, in un Paese che solo nel 1868 era riuscito a ritrovare stabilità dopo secoli di anarchia dello shogunato. Come gli affreschi delle chiese cristiane erano stati la “Biblia pauperorum” che diffondeva nel popolo il messaggio cattolico, così gli ukiyo-e contribuirono a creare, nell’immaginario del giapponese medio, un’iconografia nazionale che si traduceva in un senso di appartenenza che andasse oltre la dimensione feudale.
Nell’Europa di venti anni dopo, ebbra di Positivismo e fiducia nel futuro, il mondo dell’arte avvertì la necessità di tornare a una dimensione dell’esistenza più intima, più a misura d’uomo, più vicina alla natura.

Maurice Denis, Sera di settembre, 1891. Paris, Musée d’Orsay
Maurice Denis, Sera di settembre, 1891. Paris, Musée d’Orsay

SUGGESTIONI TEATRALI

Proponendo un punto di vista inconsueto, ovvero quello del gruppo dei Nabis anziché di van Gogh o Lautrec, la mostra emiratina documenta il livello di profondità filosofica che ha interessato l’incontro Europa-Giappone. L’ampia trattazione dell’ambiente naturale, con piante e animali assoluti protagonisti, la predilezione per paesaggi sacri o evocativi, attraverso soluzioni strettamente simboliche (quali l’uso di colori particolarmente brillanti e non reali, la prospettiva schiacciata su due dimensioni, l’introduzione di elementi che rompessero l’unità narrativa della scena), si tradussero, per mano di artisti quali Pierre Bonnard, Paul Sérusier, Maurice Denis, Édouard Vuillard, in un raffinato teatro concettuale fatto di gesti armonici, situazioni rarefatte, sofisticati languori riflessivi, specchio di un’interpretazione del momento storico che sta in perfetto equilibrio fra dolcezza e malinconia, come un racconto di Villiers de l’Isle-Adam o certe poesie di Mallarmé. I Nabis fermano sulla tela atavici silenzi, colori tenui e sussurrati, quinta ideale di una civiltà che chiuderà i suoi giorni con la Grande Guerra. Purtroppo, l’influenza del gruppo si limitò all’estetica, senza incidere sulle coscienze civili; tuttavia, l’Art Nouveau deve loro molto, essendosi ispirata ai loro raffinati motivi floreali per buona parte della produzione di oggetti d’arredo, tappezzeria ed elementi architettonici, che segnarono lo stile borghese della tarda Belle Époque.

Odilon Redon, Ramo fiorito di giallo, 1900. Paris, Musée d’Orsay
Odilon Redon, Ramo fiorito di giallo, 1900. Paris, Musée d’Orsay

GLI INIZI DEL SIMBOLISMO

In chiusura di mostra, come uno splendido sfondo teatrale, il particolare approccio di Odilon Redon, dalle atmosfere oniriche e letterarie, che segnarono l’avvento del Simbolismo al di fuori di Vienna, Monaco e Berlino: mentre qui si propugnava un Simbolismo legato alla mitologia, con un fondo romantico e disperato fra Wagner e Nietzsche, l’artista francese si rivolge alle suggestioni del mondo naturale, riprendendo stilemi che già furono di Zaimei, Hiroshige e Hokusai; vi aggiunge però un andamento musicale, fiori e frutti fluttuano sulla tela come corpi nell’universo, impegnati in una danza cosmica che richiama l’unità e l’armonia primigenia; una concezione estetica e concettuale che influenzerà particolarmente Paul Klee e documenta quanto profonda fu la fascinazione che l’arte giapponese esercitò in Occidente, aprendo strade artistiche completamente nuove.

Niccolò Lucarelli

Abu Dhabi // fino al 24 novembre 2018
Japanese Connections: the birth of modern décor
LOUVRE ABU DHABI
Saadiyat Cultural District, Saadiyat Island
www.louvreabudhabi.ae

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Niccolò Lucarelli
Laureato in Studi Internazionali, è curatore, critico d’arte, di teatro e di jazz, e saggista di storia militare. Scrive su varie riviste di settore, cercando di fissare sulla pagina quella bellezza che, a ben guardare, ancora esiste nel mondo.