Da settembre il Salvator Mundi di Leonardo sarà in mostra prima ad Abu Dhabi e poi a Parigi

Non è ancora stato esposto al Louvre Abu Dhabi il Salvator Mundi di Leonardo Da Vinci, acquistato lo scorso anno dal Dipartimento di Cultura e Turismo di Abu Dhabi alla cifra pazzesca di 450 milioni di dollari, ma Parigi ha già annunciato che sarà esposto per quattro mesi accanto alla Gioconda…

Musée du Louvre, Parigi
Musée du Louvre, Parigi

Finalmente c’è una data. Il Salvator Mundi di Leonardo Da Vinci, acquistato alla cifra stratosferica di 450 milioni di dollari dal Dipartimento di Cultura e Turismo di Abu Dhabi lo scorso novembre durante l’asta di Christie’s a New York, sarà esposto al pubblico a partire dal prossimo 18 settembre nel Louvre di Abu Dhabi. Una permanenza a durata limitata, però. L’opera di Leonardo partirà dopo qualche mese per Parigi dove sarà esposta nella grande mostra che celebra i 500 anni dalla morte del maestro del Rinascimento italiano. Un gran colpo per il museo parigino e, senza ombra di dubbio, un’operazione di marketing straordinaria.

I TERMINI DELL’ACCORDO

Sì perché, in base agli accordi internazionali stipulati tra il governo di Abu Dhabi e la Francia nel 2007,la creazione di una collezione permanente che renda competitivo e attrattivo il Louvre negli Emirati è uno dei punti nodali. E sono i francesi con la loro expertise a guidare le operazioni d’acquisto delle opere. Senza dubbio, l’acquisizione del capolavoro di Leonardo ad una settimana dall’inaugurazione del museoè stato un colpo epocale, soprattutto in termini di pubblicità e ritorno d’immagine, che ha reso chiaro al mondo quali siano le forze economiche messe in campo dall’Emirato. Una macchina per il momento perfetta che cammina grazie alla collaborazione integrata tra il Dipartimento di Cultura e Turismo di Abu Dhabi e il museo francese. In base agli accordi, il museo di Abu Dhabi potrà utilizzare il nome Louvre per 30 anni e 6 mesi. Oltre alla costruzione di una collezione permanente che metta in condizione il Louvre Abu Dhabi in meno di due decenni di autogestirsi, la Francia garantisce un prestito costante di opere attraverso l’Agence France-Muséums, l’istituzione che riunisce i 13 maggiori musei francesi coinvolti nella partnership con gli Emirati. Si impegna, inoltre, a fornire curatori, conservatori ed esperti in ambito museale e a formare il personale. Infine, garantisce l’organizzazione di quattro mostre all’anno per 15 anni organizzate a rotazione dai musei francesi. Nessuna notizia ufficiale sull’accordo economico e su quale sia la cifra reale che arriverà nelle casse francesi alla fine della cooperazione. Ma c’è da scommettere che si tratti, ancora una volta, di una cifra stratosferica.

Leonardo da Vinci, Salvator Mundi
Leonardo da Vinci, Salvator Mundi

DA ABU DHABI A PARIGI

Il Salvator Mundisarà, senza dubbio, il pezzo forte della collezione del Louvre Abu Dhabi e simbolicamente rappresenta il contraltare ideale della Gioconda a Parigi. Del resto, l’impronta francese nella costruzione del percorso espositivo del museo firmato Jean Nouvel è chiarissima. Un’operazione di marketing scaltrissima che ha alimentato l’attesa del pubblico per ammirare l’opera dal vivo, trasformando di fatto l’esposizione del quadro in un evento imperdibile. A quasi un anno dall’acquisto, il Salvator Mundi sarà ad Adu Dhabi, prima di volare a Parigi, dove sarà il pezzo forte della mostra che celebrerà i 500 anni dalla morte di Leonardo e che si svolgerà dal 24 ottobre 2019 al 24 febbraio 2020. Evidentemente la regola di non concedere in prestito e far viaggiare le opere del maestro del Rinascimento valgono solo per laGioconda. Fatto sta che il Louvre, tornato ad essere il museo più visitato del pianeta con oltre 7 milioni di visitatori l’anno, si prepara ad accogliere lo stuolo di appassionati e curiosi che arriveranno a Parigi.

UN’OPERA CONTROVERSA

L’opera, considerata “la più grande scoperta artistica del XXI secolo”, ha alle spalle una storia controversa che passa anche attraverso un lungo dibattito sull’attribuzione che ha coinvolto i più grandi studiosi di Leonardo al mondo. Il dipinto, un olio su tavola che rappresenta Gesù Cristo benedicente che regge un globo trasparente con la mano sinistra, è stato a lungo attribuito alla bottega di Leonardo e quindi venduto in varie fasi a prezzi notevolmente inferiori.Dipinto più di 500 anni fa (1490 – 1515 circa), Salvator Mundi potrebbe essere stato dipinto per la famiglia reale francese. L’opera risulta nella collezione di re Carlo I (1600-1649), registrato nell’inventario della collezione reale. Poi si sono perse le tracce fino al 2007. Il dipinto è stato riconosciuto come un’opera di Leonardo solo nel 2011 quando il dipinto venne incluso nella grande mostra Leonardo da Vinci: Painter at the Court of Milan alla National Gallery di Londra. Sono tre gli studiosi internazionali che hanno confermato l’autenticità dell’opera: Pietro C. Marani e Martin Kempt, due tra i maggiori specialisti di Leonardo al mondo. A cui si aggiunge anche Nicholas Penny, direttore della National Gallery di Londra, certissimo che si tratti di un Leonardo. Di parere contrario Carmen Brambach, esperta di pittura italiana del Rinascimento del Metropolitan Museum di New York, che sostiene che la maggior parte del “Salvator Mundi” sia “stata eseguita da Giovanni Boltraffio, assistente di studio di Leonardo, con qualche passaggio del maestro”. Un’opera che, fin dalla sua (ri)apparizione, ha battuto ogni record. È stata, infatti, ammirata da oltre 30.000 persone nel tour mondiale che ha preceduto l’asta di Christie’s ed è stata l’opera d’arte più pagata della storia. Resta solo da capire quanto denaro il nome di Leonardo riuscirà ancora a portare nelle casse del museo francese. 

–       Mariacristina Ferraioli

 

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Mariacristina Ferraioli
Mariacristina Ferraioli è giornalista, curatrice e critico d’arte. Dopo la laurea in Lettere Moderne con indirizzo Storia dell’Arte, si è trasferita a Parigi per seguire corsi di letteratura, filosofia e storia dell’arte presso la Sorbonne (Paris I e Paris 3). Ha conseguito il Master in Organizzazione e Comunicazione delle Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha vinto la Residenza per Curatori della Dena Foundation for Contemporary Art presso il Centre International d’Accueil et d’Echanges des Récollets di Parigi. Ha lavorato al Centre Pompidou collaborando alla realizzazione della mostra “Traces du Sacré” e ha pubblicato un testo critico sul catalogo della mostra. Ha coordinato l’ufficio Master dell’Accademia di Belle Arti di Brera e ha curato mostre sia in Italia che all’estero. Redattrice di Artribune, collabora stabilmente con Cosmopolitan Italia e Icon Design. Sta conseguendo un dottorato in Comunicazione e mercati: Economia, Marketing e Creatività presso l’Università Iulm di Milano ed è docente a contratto presso diverse istituzioni tra cui l’Accademia di Belle Arti di Brera.