La Royal Academy of Arts ospita le preziose opere raccolte da Carlo I, il primo e unico sovrano inglese a essere decapitato di fronte al popolo.

Carlo I, re di Inghilterra, Scozia e Irlanda, il 30 gennaio 1649, su un palco allestito per l’occasione davanti al Whitehall Palace, fu decapitato dinanzi al popolo di Londra ‒ unico caso per un sovrano nella storia inglese.
Questo accadde dopo dieci anni di guerra civile combattuta contro le forze rappresentate dal Parlamento che il re avrebbe voluto sciogliere. Il potere passò nelle mani di un repubblicano di nome Cromwell, che della portentosa collezione d’arte ammassata da Carlo ‒ una delle più impressionanti raccolte mai esistite ‒ importava poco o nulla. Insensibile alla bellezza, Cromwell morì dopo nove anni, anche lui a Whitehall, ma di morte naturale; non la passò liscia comunque: il suo cadavere fu riesumato, impiccato, squartato e gettato in un fossa comune. Era la vendetta del figlio di Carlo, Carlo II, che restaurò la monarchia, ma non riuscì a fare altrettanto con la collezione del padre, smembrata e venduta dai repubblicani sul continente; finita soprattutto nelle mani dei reali di Francia e di Spagna, costituirà il nucleo iniziale del Louvre e del Prado.

Peter Paul Rubens, Vista con San Giorgio e il drago, 1630-35. Hampton Court, Royal Collection
Peter Paul Rubens, Vista con San Giorgio e il drago, 1630-35. Hampton Court, Royal Collection

UNA RACCOLTA SENZA UGUALI

Molte delle opere ora riunite alla Royal Accademy per la mostra Charles I: King and Collector provengono da lì. Vederle tute insieme sbigottisce: quella di Carlo I era stata una collezione senza uguali, per lo meno in Inghilterra dove ebbe un impatto radicale, disvelando una cultura visiva fino ad allora sconosciuta sull’isola.
Carlo I Stuart era un grande conoscitore del Rinascimento italiano e riuscì ad acquistare dalle mani di Vincenzo Gonzaga ‒ per una cifra irrisoria ‒ la famosa pinacoteca della dinastia di Mantova. Nelle sale della Royal Academy si allineano, tra le altre, opere di Tiziano ‒ il pittore preferito dal re ‒ e Tintoretto; Bronzino e Bernini; Orazio e Artemisia Gentileschi, Velázquez e Rubens, Hals, Holbein il giovane, Gossaert, Dürer e van Dyck. Quest’ultimo però fu un caso a parte perché dei lavori del fiammingo il re era innamorato: van Dyck visitò Londra per la prima volta nel 1620, ma nel 1634 si stabilì a corte, dove ricevette un ricco appannaggio, divenne baronetto e dipinse decine di ritratti del sovrano e dei suoi familiari; verrà seppellito nella St. Paul Cathedral nel 1642.

DALL’ASSOLUTISMO AL COLLEZIONISMO

La Royal Academy ha riunito per la prima volta dall’epoca delle malefatte di Cromwell tele, tavole e piccoli bronzi equestri, sculture, miniature e giganteschi arazzi acquistati da un re un po’ megalomane, che ha legato la sua gloria non all’imposizione di un regime assolutista, come avrebbe voluto fare, ma a una raccolta che cambiato la percezione e l’apprezzamento dell’arte su questa strana isola situata a nord del continente europeo.

Aldo Premoli

Londra // fino al 15 aprile 2018
Charles I: King and Collector
ROYAL ACADEMY OF ARTS
Burlington House, Piccadilly
www.royalacademy.org.uk

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Aldo Premoli
Milanese di nascita, vive a Noto e Cernobbio. E poi New York e Washington, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1989 e il 2000 dirige periodici specializzati nel settore tessile abbigliamento come “L’Uomo Vogue”. Nel 2001 fonda Apstudio e fornisce consulenze ad aziende e associazioni industriali italiane e straniere. Nel 2013 e 2014 dirige “Tar magazine”, rivista di arte, scienza ed etica. Blogger di “Huffington Post”. Direttore della piattaforma super local “SudStyle.it”; senior curator di San Sebastiano Contemporary a Palazzolo Acreide; a Catania ha fondato l’onlus Mediterraneo Sicilia Europa, che si occupa di integrazione scolastica di minori in difficoltà. Dal 2020 visiting professor presso l’Accademia di Belle Arti di Brera.