Il Messico blocca la vendita di una Barbie ispirata a Frida Kahlo

Una sentenza emessa da un tribunale messicano dà ragione agli eredi di Frida Kahlo e vieta la vendita su tutto il territorio nazionale di una Barbie con le sembianze dell’artista. La famiglia sostiene che la bambola offenda l’immagine della Kahlo, ma la Mattel non ci sta ed insinua che alla base di tutto ci siano mere motivazioni economiche…

Barbie-Frida Kahlo
Barbie-Frida Kahlo

Messico contro Stati Uniti. No, stavolta Trump non c’entra nulla, ma l’affaire è comunque complesso perché vede contrapposti il colosso americano dei giocattoli, Mattel, e Frida Kahlo che per i messicani è un’icona nazionale. Al centro del contendere una bambola realizzata dall’industria americana che ricalca nelle fattezze l’artista. Un’offesa alla memoria della Kahlo secondo i media messicani. Ed è scesa in campo perfino la magistratura che con una sentenza ha proibito la vendita della bambola su tutto il territorio nazionale.

INSPIRING WOMEN

Mattel aveva lanciato la Barbie-Frida lo scorso 8 marzo, in occasione della giornata internazionale delle donne. Una collezione, intitolata Inspiring Women, di 14 Barbie ispirate a donne che hanno segnato la storia nel proprio campo: dalla pilota Amelia Earhart alla capitana della nazionale italiana di calcio Sara Gama, dalla regista Patty Jenkins allo chef stellato Hélène Darroze, da Katherine Johnson, prima donna di colore ad essere assunta come fisico nucleare alla Nasa, fino appunto alla pittrice messicana Frida Kahlo, considerata una delle artiste più influenti del XX secolo. Una scelta, quella dell’industria americana, nata dalla voglia di offrire un’immagine della bambola più iconica del pianeta più contemporanea e adeguata alla società attuale e, probabilmente, anche in risposta alle eterne accuse di incarnare un prototipo femminile stereotipato e altamente diseducativo.

NYBG Frida Kahlo figurine photo by Nickolas Muray
NYBG Frida Kahlo figurine photo by Nickolas Muray

LE PROTESTE IN MESSICO

Nonostante i buoni propositi la collezione non è affatto piaciuta in Messico, patria della Kahlo, che considera l’artista una sorta di bandiera nazionale. Le critiche riguardano in particolare il fatto che una donna nota per avere sfidato i conformismi di genere venisse rappresentata nel corpo di Barbie, con pelle più chiara e senza le folte sopracciglia unite, suo marchio distintivo. Insomma, l’opinione pubblica accusa la casa produttrice di aver modificato troppo le caratteristiche fisiche di Frida per avvicinarle a quelle della bambola originale. Sul piede di guerra la famiglia che si è rivolta alla magistratura per bloccare la vendita della Barbie che, a suo dire, offende profondamente la memoria della Kahlo che, per il modo di vivere e per il lavoro, è sempre stata considerata un modello di riferimento per il movimento femminista nell’America Latina. E a dar man forte alla famiglia è scesa in campo la magistratura che ha accolto la richiesta degli eredi ed ha bloccato la vendita della Barbie-Frida su tutto il territorio nazionale. Ma è solo il primo atto. Gli eredi dell’artista sperano di poter bloccare la distribuzione della bambola su scala internazionale.

LA MATTEL NON CI STA

Dura la replica della Mattel che ha emesso immediatamente un comunicato annunciando azioni legali per far valere le proprie ragioni, questa volta negli Stati Uniti. L’industria californiana sostiene di possedere i diritti di immagine per commercializzare la Barbie grazie ad un accordo con Frida Kahlo Corporation con sede a Miami che detiene tutti i diritti relativi al nome e all’identità di Frida Kahlo e può, dunque, acconsentire alla commercializzazione dei prodotti legati al suo marchio. Brand in verità declinato, con il placet della famiglia, in migliaia di prodotti: vestiti, scarpe, profumi, borse, migliaia di gadget e perfino una marca di tequila. Ma non in bambole, almeno fino ad oggi. “Nessuna offesa”, risponde la Mattel rimandando al mittente le accuse e insinuando in maniera velata che dietro alla posizione della famiglia ci siano mere ragioni economiche e la volontà di partecipare agli utili della vendita della bambola andata esaurita anche in Messico in poche ore dall’immissione sul mercato.

– Mariacristina Ferraioli

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Mariacristina Ferraioli
Mariacristina Ferraioli è giornalista, curatrice e critico d’arte. Dopo la laurea in Lettere Moderne con indirizzo Storia dell’Arte, si è trasferita a Parigi per seguire corsi di letteratura, filosofia e storia dell’arte presso la Sorbonne (Paris I e Paris 3). Ha conseguito il Master in Organizzazione e Comunicazione delle Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha vinto la Residenza per Curatori della Dena Foundation for Contemporary Art presso il Centre International d’Accueil et d’Echanges des Récollets di Parigi. Ha lavorato al Centre Pompidou collaborando alla realizzazione della mostra “Traces du Sacré” e ha pubblicato un testo critico sul catalogo della mostra. Ha coordinato l’ufficio Master dell’Accademia di Belle Arti di Brera e ha curato mostre sia in Italia che all’estero. Redattrice di Artribune, collabora stabilmente con Cosmopolitan Italia e Icon Design. Sta conseguendo un dottorato in Comunicazione e mercati: Economia, Marketing e Creatività presso l’Università Iulm di Milano ed è docente a contratto presso diverse istituzioni tra cui l’Accademia di Belle Arti di Brera.

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