Negli studi degli artisti italiani a New York. Correale, Tosatti e Fiorentino svelano nuove opere

Studio Visit con gli artisti all’ ISCP (International Studio and Curatorial Program), la residenza per artisti a Brooklyn, Est Williamsburg, New York che conta 35 studi per lo sviluppo di altrettanti progetti e due spazi espositivi. Tutte le immagini dei nuovi lavori di Correale, Tosatti e Fiorentino.

Danilo Correale
Danilo Correale

La ISCP (International Studio and Curatorial Program) è una residenza per artisti a Brooklyn, Est Williamsburg, che conta 35 studi per lo sviluppo di altrettanti progetti e due spazi espositivi. Forte della collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura, la ISCP ospita ogni anno una schiera molto interessante di artisti italiani. Per il 2017 sono stati selezionati Gian Maria Tosatti, Antonio Fiorentino e Danilo Correale i quali, durante gli open studios hanno mostrato i loro lavori in progress. Al secondo piano della ISCP si visita lo studio di Gian Maria Tosatti (Roma, 1980), nel quale il tema del razzismo emerge attraverso una pagina poco conosciuta della storia degli Stati Uniti: la deportazione degli americani di origine giapponese durante la seconda guerra mondiale. “Queste persone sono state obbligate a vendere tutti i loro averi e a portare dentro i campi di concentramento soltanto una valigia, sono stati tenuti lì da guardie armate per tre anni e poi liberati senza avere più niente o una casa dove tornare”, spiega Tosatti. “In tutti questi anni la Corte Suprema non ha mai dato ragione ai loro ricorsi. Tecnicamente gli Stati Uniti hanno preso 110.000 persone e le hanno private di tutti i loro diritti solo sulla base di un pregiudizio razziale”. Partendo dal dato reale della storia, l’artista immagina la vicenda di un uomo uscito dal campo di concentramento e ce la racconta con un’istallazione che prevede la ricostruzione di un’abitazione ormai abbandonata dove l’uomo avrebbe vissuto negli ultimi anni della sua vita. La casa, tipicamente americana e metafora del paese stesso, “invecchia, sviluppa delle crepe, e quest’uomo inizia a curare queste crepe attraverso una tecnica giapponese che si chiama kintsugi e che viene utilizzata per aggiustare con l’oro qualcosa di molto importante. L’uomo ha trovato dunque nella cultura dalla quale lui stesso proveniva e per la quale era stato perseguitato la chiave per curare questa casa e sé stesso”. Tra fiction e realtà, all’interno dell’istallazione non mancheranno indizi che ci porteranno a ricostruire la vicenda umana e storica, come vecchie fotografie dell’epoca scattate all’interno dei campi di concentramento.

TONY FIORENTINO E DANILO CORREALE

Al terzo piano della ISCP gli studi di Antonio Fiorentino (Barletta, 1987) e Danilo Correale (Napoli, 1982). Nel primo, si trova una piccola installazione fatta di vasi contenenti del liquido giallo, simbolo della ricerca sul saturnismo (intossicazione cronica data dall’assunzione di piombo) che l’artista persegue da tempo: “Quello che ho fatto in questi mesi è stato prelevare diversi campioni di muro dalle abitazioni di New York, estrarre la parte tossica della vernice al piombo attraverso dell’acqua calda e creare queste tisane di muri al piombo. In relazione a ciò ho scolpito dei marmi dove ho ricreato un tarlo che si espande e crea delle corrosioni, che poi è quello che fa anche il piombo quando entra nel corpo. Si espande e corrode”. Fiorentino racconta della sua fascinazione per il saturnismo attraverso i casi della storia, dall’impero romano ai giorni nostri, passando per i molti artisti noti che ne sono stati colpiti, tra cui van Gogh, Caravaggio e Beethoven. Si entra infine nello studio di Danilo Correale, vincitore dell’ambito Premio New York che concede per sei mesi la residenza gratuita all’ISCP (oltre ad uno stipendio mensile finanziato dal ministero). L’artista racconta di due progetti sui quali sta lavorando da gennaio. Il primo, nato come una sorta di conseguenza naturale della sua ricerca sul ruolo del sonno e della veglia nelle società capitaliste, prende il nome di “reverie” (sogno ad occhi aperti) e consiste in due sessioni di ipnosi funzionali alla comprensione della post-work society. “Ho collaborato con un ipnoterapista newyorkese”, spiega Correale – “e insieme abbiamo tradotto tutto il mio studio sul lavoro e il post-lavoro in una seduta ipnotica che potesse in qualche modo aiutare le persone a sopportare un futuro in cui il lavoro non è più necessario perché rimpiazzato dalle macchine. C’è questa idea, cioè che questo dogma, quest’etica del lavoro debba essere rimossa dalla società”. Il visitatore è invitato a sdraiarsi su un lettino e ascoltare in cuffia la voce dell’ipnoterapista registrata su vinile, ma il completamento del progetto prevede anche una parte visiva che si sposerà con quella esperienziale. L’altro lavoro di Correale consiste in una serie di dipinti in cui si prova a far emergere la critica al dato, alla statistica e all’infografica. “Quello che faccio è mettere in relazione qualcosa di estremamente empirico e qualcosa di molto più pragmatico e quantificabile così che lo scontro di questi due aspetti della nostra vita quotidiana possano creare una sorta di poesia”.

Veronica Santi

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Veronica Santi
Laureata in Scienze Politiche e in Storia dell’Arte, Veronica Santi è critico d’arte, curatrice, scrittrice, autrice e regista di film documentari. Nel 2014 ha fondato Off Site Art, un'associazione di arte pubblica con sede all'Aquila. È Program Director per ArtBridge, New York. "I am not alone anyway" è il suo primo feature film sulla figura di Francesca Alinovi. Scrive recensioni per riviste di arte contemporanea e collabora con Artribune dal 2013. Vive e lavora tra l’Italia e New York.