Due van Gogh per una Mercedes. In un documentario i retroscena del furto di Amsterdam

Per la prima volta un documentario racconta un furto d’arte da un punto di vista inedito: quello del ladro. Opere milionarie cedute a un mafioso italiano per 350mila euro

La riconsegna dei dipinti – foto Van Gogh Museum (@vangoghmuseum)
La riconsegna dei dipinti – foto Van Gogh Museum (@vangoghmuseum)

La notizia, nel settembre scorso, occupò per qualche giorno le pagine dei media, anche internazionali: per poi via via scemare, come fisiologicamente succede con le cronache. Si parlava – anche noi lo facemmo qui – di un blitz anti Camorra che portò al ritrovamento di due dipinti di Vincent van Gogh rubati nel 2002 al Van Gogh Museum di Amsterdam, rinvenuti a Castellammare di Stabia in una proprietà riconducibile ad un boss. Poi se ne è tornato a parlare il mese scorso, visto che le due opere – La spiaggia di Scheveningen durante un temporale, del 1882, e Una congregazione lascia la chiesa riformata di Nuenen, del 1884 – sono state esposte per tre settimane al Museo e Real Bosco di Capodimonte, prima di tornare in Olanda. Calato il sipario, per una volta – visto come vanno certe cose in Italia – a lieto fine? Sì, visto che il museo olandese rientra in possesso delle preziose opere: ma questo non vuol dire che della vicenda non si continui a discutere. Ad alimentarla c’è infatti ora un documentario trasmesso dalla televisione olandese, che per la prima volta racconta un furto d’arte da un punto di vista inedito: quello del ladro.

LADRI GOFFI

A volerlo è stato infatti Octave Durham, autore del colpo assieme al complice Henk Bieslijn: il quale ha vinto le iniziali resistenze del documentarista Vincent Verweij, spinto dal desiderio di riconciliarsi con l’istituzione e con i cittadini con la sua piena e dettagliatissima – 45 minuti – confessione cinematografica. E dal filmato emergono tutti i dettagli del rocambolesco furto, alcuni dei quali bizzarri fin quasi a risultare comici. Come quando Durham ammette di non aver scelto di asportare dalle pareti le due opere di van Gogh per il loro valore, che ignorava, ma soltanto perché le piccole dimensioni gli facilitavano la fuga attraverso la finestra da cui era entrato nel museo. O quando ricorda che i (lievi) danni riportati dal paesaggio marino furono causati da lui, che scendendo dalla fune che aveva teso fino a terra, cadde e atterrò sopra al sacco che conteneva le tele (e perse il suo berretto da baseball nero, poi risultato decisivo per il suo arresto). Avventurosa anche la ricerca di un ricettatore: il primo individuato, Cor van Hout, fu infatti ucciso proprio il giorno della prevista cessione. Ma i due incontrarono poi in un “coffee shop” di Amsterdam il mafioso italiano Raffaele Imperiale, che acquistò i dipinti. Per quanto? Circa 350mila euro, che Durham spese per acquistare una moto, una Mercedes E320, vestiti, gioielli per la sua ragazza e un viaggio a New York…

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