Scenari mancati, storie reali. La fotografia multidisciplinare

Esiste un filone della fotografia italiana non ancora storicizzata e che meriterebbe studio e attenzione. Si tratta di un terreno in continua evoluzione, in cui l’arte dello scatto si apre alla multidisciplinarietà. Ne è un esempio il progetto Incompiuto Siciliano, che ha visto impegnati Alterazioni Video e Gabriele Basilico. Ma l’indagine non si ferma qui.

Gabriele Basilico per Alterazioni Video, Incompiuto Siciliano, 2009
Gabriele Basilico per Alterazioni Video, Incompiuto Siciliano, 2009

UN PROGETTO PARADOSSALE
Nel 2007 il collettivo Alterazioni Video coinvolge Gabriele Basilico nel progetto Incompiuto Siciliano, chiedendo di produrre alcune vedute di un’area circoscritta del Comune di Giarre, dagli stessi artisti definita “Parco Archeologico dell’Incompiuto”. Il progetto parte da un paradosso: inventariare le opere incompiute sul territorio italiano e metterle a sistema; cercando di definire in maniera quasi scientifica uno stile dell’Incompiuto, rispondendo alla domanda: quali connessioni profonde esistono – politiche, storiche, stilistiche – fra i monumenti pubblici mai finiti che costellano il territorio del nostro Paese?
Il progetto – quanto mai paradossale e provocatorio – prende a prestito il linguaggio della ricerca interdisciplinare, coinvolgendo in dibattiti e produzione di contenuti studiosi, architetti, scrittori (Wu Ming), fotografi di paesaggio (di cui Basilico rappresenta l’esempio più autorevole), ma il risultato finale è tutt’altro che “scientifico”. Anzi, quelle pratiche di ricerca vengono quasi rese vane da azioni che sono più performative e certamente più in linea con il linguaggio e le modalità di Alterazioni Video.
La scelta dunque di coinvolgere un autore come Basilico e di parlare il linguaggio di certa ricerca interdisciplinare che in quegli anni viveva una fortunata stagione in Italia (anche grazie alla direzione di Stefano Boeri ad Abitare, di Joseph Grima a Domus) non sembra casuale, infatti la sua geniale ambiguità gli apre le porte di manifestazioni come la Biennale di Architettura di Venezia del 2010 (Padiglione Italia a cura di Luca Molinari), Manifesta 7 e riviste di settore (Abitare).

Matilde Cassani & Delfino Sisto Legnani, Countryside worship-A celebration Day – 15. Biennale di Architettura di Venezia – Monditalia 2014
Matilde Cassani & Delfino Sisto Legnani, Countryside worship-A celebration Day – 15. Biennale di Architettura di Venezia – Monditalia 2014

FOTOGRAFIA INTERDISCIPLINARE
A partire dagli Anni Novanta iniziava in Italia una stagione molto interessante: le ricerche in ambito architettonico e urbanistico si aprivano a tematiche come la globalizzazione, i fenomeni migratori, le megalopoli contemporanee. Queste nuove ricerche di matrice interdisciplinare inauguravano un capitolo di interessante ricerca in ambito fotografico, che segnavano un profondo scarto rispetto alle committenze pubbliche degli Anni Ottanta e Novanta (Archivio dello spazio, Linea di confine, per citare le più note), e soprattutto un affrancamento dalla tradizione vagamente nostalgica di Viaggio in Italia, che tanto ha condizionato i nostri fotografi di paesaggio. Questa nuova stagione permetteva dunque ai fotografi di confrontarsi su aspetti più complessi della ricerca e dell’osservazione della contemporaneità, mettendoli a confronto anche con altri linguaggi e strumenti. Un’esperienza emblematica è stata quella di Multiplicity che, nel primo decennio del XXI secolo, ha prodotto ricerche di respiro internazionale quali Solid Sea a Documenta 11 curata da Okwui Enwezor, Odessa/The World (di Armin Linke) in Geography and the Politics of Mobility a cura di Ursula Biemann, o USE (Uncertain State of Europe) ospitato all’interno del celebre Mutations di Rem Koolhaas.

Antonio Ottomanelli, The Third Island – 15. Biennale di Architettura di Venezia – Monditalia 2014
Antonio Ottomanelli, The Third Island – 15. Biennale di Architettura di Venezia – Monditalia 2014

LA MANCANZA DI UN SISTEMA
Da questa stagione è nata una nuova generazione di fotografi e progettualità. Questa esperienza non sembra però essere stata sufficientemente studiata e, di conseguenza, storicizzata soprattutto dalla critica della fotografia, tantomeno in ambito istituzionale. La mostra Monditalia all’interno della 14. Biennale di Architettura curata da Rem Koolhaas (Fundamentals) è stata probabilmente una delle rare occasioni in cui alcuni di questi giovani autori e ricercatori sono stati raccolti in maniera sistematica con le loro indagini sul territorio italiano, dalle quali sono emerse riflessioni complesse dal respiro cross-disciplinare. Alcuni esempi: Matilde Cassani/Delfino Sisto Legnani: Sacred Spaces; Stefano Graziani: A minor history within the momeries of a national heritage; Andrea Sarti/Claudia Faraone: L’Aquila Post-Quake Landscape; Space Caviar/Andrea Bosio: 99-Dom-Ino; Ila Beka & Louise Lemoine: La Maddalena; Giovanna Silva: Nightswimming; Alessandro Imbriaco/Tommaso Bonaventura: Immediate Surroundings; Armin Linke: Alps; Antonio Ottomanelli: The Third Island.
Queste ricerche raccontano di un’eccellenza italiana in ambito fotografico capace di dialogare con l’estero, di approfondire le dinamiche di cambiamento della società e dei territori, ma anche un’attenzione ai linguaggi contemporanei. Queste ricerche stanno costruendo una nuova costellazione di realtà indipendenti (riviste, case editrici, collettivi…) che si sostituiscono a un vuoto istituzionale e alla mancanza di un vero e proprio sistema della fotografia. Una storia ancora da scrivere.

Anna Vasta

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #32

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