Locarno. Quando il cinema è libero

Una delle rassegne cinematografiche più note al mondo ha festeggiato il suo 69esimo anno di vita, restando fedele a se stessa e ai valori che la contraddistinguono: libertà, autonomia e sperimentazione. Abbiamo intervistato il suo presidente.

Festival del film Locarno
Festival del film Locarno

La lunga storia del Festival del film Locarno rivive nelle parole di Marco Solari, suo presidente dal 2000. Un racconto fatto di coraggio ed energia, che conserva ancora oggi una preziosa dose di autonomia. E intanto, all’ultima edizione, un premio se lo è aggiudicato anche il nostro Yuri Ancarani.

Il Festival del film Locarno ha compiuto 69 anni. Qual è la storia di questa rassegna?
Cronologicamente parlando, siamo il quarto festival al mondo. Prima è arrivato quello di Venezia – fondato nel 1932 dal conte Volpi, durante il regime fascista, poi un effimero festival a Mosca, mentre nel 1939 fu creato giuridicamente il Festival di Cannes, che tuttavia non ebbe luogo quell’anno a causa dello scoppio della guerra. Intanto a Locarno c’erano degli intellettuali che si esprimevano attraverso il mezzo filmico. Fu Filippo Sacchi, uomo di lettere, grande intellettuale antifascista e appassionato di cinema, a diffondere il suo amore per la settima arte in terra svizzera. Nel 1943 si rifugiò oltreconfine, stabilendosi a Locarno, contrariamente al resto dei fuoriusciti, che sceglievano come meta Lugano.

E poi cosa successe?
Nel 1946 nacque l’idea di creare un festival, che prese forma in meno di tre mesi perché l’ambiente era molto favorevole. Fin dall’inizio il festival fu uno strumento intellettuale, non di facile mondanità. È emblematico che il film scelto per inaugurare la rassegna fosse ‘O sole mio di Giacomo Gentilomo, una celebrazione del primo vero sollevamento popolare ai nazifascisti sullo sfondo di Napoli. In seguito Locarno ebbe il coraggio di mostrare film neorealistici incentrati sulla miseria morale e materiali del dopoguerra, poi ci furono i film dell’Unione Sovietica, la Nouvelle Vague e tutte le nuove possibilità dell’immagine nell’ottica di una filmografia sempre giovane. Questa è la storia di un festival impegnato a rimanere nella cinquina di rassegne che contano davvero, e che fino a oggi è riuscito a mantenere il proprio carattere innovativo, nel pieno rispetto della libertà e dell’autonomia della direzione artistica.

Festival del film Locarno
Festival del film Locarno

Quali sono state le peculiarità dell’edizione 2016?
Noi abbiamo un budget di circa 12 milioni di euro e solo 2,5 vengono generati con mezzi propri. Il resto dev’essere coperto dall’economia e dalla politica. Noi però abbiamo una regola: nessuno degli sponsor ha il diritto di interferire nella scelta dei film. Questo aspetto è valido sin dagli inizi e ha trovato conferma anche nella scorsa edizione. Nonostante non fossi entusiasta della scelta del direttore artistico di inaugurare la rassegna con lo zombie movie The Girl with All the Gifts, la sua decisione è stata rispettata, ottenendo una minore presenza di pubblico rispetto all’anno precedente. Eppure, il giorno dopo, tutti i giornali internazionali hanno inneggiato alla scelta del direttore, che può permettersi di aprire la rassegna con un film problematico e non con un blockbuster. Locarno è un festival libero, da sempre. È la nostra forza e va difesa.

Una simile scelta di autonomia e libertà è supportata e condivisa dalla popolazione?
Fino a qualche lustro fa, il festival era percepito piuttosto come un disturbo. Uno dei miei obiettivi era avvicinarlo alla popolazione, attraverso una serie di gesti simbolici come la creazione di due serate di prefestival durante le quali le casse sono chiuse. Quest’anno l’iniziativa ha radunato 4.900 persone durante la prima serata e 6.300 il giorno successivo. Oggi credo sarebbero guai se qualcuno sottraesse il festival a Locarno. Anche il Cantone ha accettato il festival, e questo è un grande risultato. Allargando il discorso alla Svizzera: l’anno prossimo la Banca nazionale svizzera emetterà una nuova serie di banconote da 20 franchi con impresso lo schermo di Piazza Grande come emblema della creatività svizzera; e le Poste nazionali, di solito molto riservate, emetteranno un francobollo speciale per il 70esimo anniversario del festival.

Marco Solari © Festival del film Locarno
Marco Solari © Festival del film Locarno

A proposito di futuro: come procede la Casa del cinema?
La Casa del cinema è una decisione coraggiosa presa dal Municipio di Locarno, che ha senso se rappresenta un punto di partenza per una politica dell’audiovisivo, in cui il festival è nucleo ma non unico protagonista. Il vero valore non saranno le tre nuove sale, ma il fatto che la città percepisca la Casa del cinema come un’opportunità per portare avanti una film commission, un percorso formativo, la collaborazione con la cineteca. Il festival non può occuparsene, impegnato com’è a restare una delle migliori rassegne al mondo. Chi conosce questo settore sa che non vale l’equazione festival uguale politica culturale. La politica culturale si sviluppa con strategie e calma, la preparazione di un festival si modifica ogni anno. Se vogliamo usare una metafora un po’ ardita, è come corteggiare ogni anno una donna sempre diversa. L’importante è saperla intrattenere e interessare.

Quali sono i rapporti con i colleghi di Venezia, Cannes, Berlino?
Tra i responsabili dei festival i rapporti sono amichevoli, ma le istituzioni sono in concorrenza, com’è normale che sia. Il format del festival è in trasformazione continua, anche perché le nuove generazioni hanno un rapporto differente con le immagini. Bisogna partire dalle loro risposte per mettere in pratica soluzioni rapide, onde evitare che invecchino prima ancora di diventare realtà. L’accelerazione della comunicazione, della trasmissione di immagini e parole fa sì che solo chi è duttile e coraggioso possa continuare a sperimentare nuove strade. È importante che un direttore artistico non abbia il timore di commettere errori, anche se ciò rende il suo lavoro ancora più difficile. Deve provare ogni strada e sapere che l’era digitale è l’era della rapidità non solo delle strategie a tavolino.

Arianna Testino

www.pardolive.ch

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #33 – Speciale Ticino

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Arianna Testino
Nata a Genova nel 1983, Arianna Testino si è formata tra Bologna e Venezia, laureandosi al DAMS in Storia dell’arte medievale-moderna e specializzandosi allo IUAV in Progettazione e produzione delle arti visive. Dal 2015 lavora nella redazione di Artribune. Attualmente dirige l’inserto cartaceo Grandi Mostre ed è content manager per il sito di Sky Arte, curato da Artribune. Nel 2012 ha pubblicato il saggio "Michelangelo Pistoletto. L'unione di vita, parole e opera" e nel 2016 "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (con Marco Enrico Giacomelli).