Amazon e Isis. L’editoriale di Lorenzo Taiuti

Da una parte c’è lo sbarco di Amazon nell’arena della televisione digitale. Dall’altra c’è l’Isis che impazza in Rete. Dov’è finita la rivoluzione del web?

Un gruppo di sostenitori dell'ISIS su Facebook
Un gruppo di sostenitori dell'ISIS su Facebook

ANOMALIE DELLA RETE: AMAZON
Le televisioni sono entrate in Rete negli ultimi anni con cautela, timorose di perdere il controllo della situazione nel passaggio da analogico a digitale. Ma si organizzano oggi e si preparano a occupare tutto lo spazio possibile.
La novità è lo sviluppo improvviso di una realtà televisiva importante all’interno del tempio della letteratura online: Amazon. Attiva da anni, sta facendo un nuovo salto di qualità con salati abbonamenti (99 dollari) e un numero di abbonati dichiarato fra i 40 e i 55 milioni. Una delle sue tv-serie vince cinque premi Grammy.
Naturalmente i dvd sono sempre stati presenti nelle vendite di Amazon. Ma l’incremento del settore tv apre ipoteticamente la strada a qualsiasi cosa: propaganda, promozione e vendita online, in modi molto più intensivi e con prodotti diversificati. Saranno ancora libri oppure pannolini o Kalashnikov?
Un’altra delle strutture della “nascita della Rete” fa un salto di qualità e inizia a sfruttare i propri contatti per un’operazione commerciale e comunicativa che si preannuncia epocale. Naturalmente i primi testimonial del nuovo corso sono eccellenti, come Spike Lee, mentre altri saranno presi magari dal Sundance Festival o da strutture simili. Come sposterà gli equilibri di un’impresa basata sul materiale culturale e sul superamento dei vecchi sistemi editoriali?

Un gruppo di sostenitori dell'ISIS su Facebook
Un gruppo di sostenitori dell’ISIS su Facebook

ANOMALIE DELLA RETE: ISIS
Intanto si legge (sulla rivista Wired, ma non solo) che l’Isis sta vincendo la “guerra dei social network”. I termini sono difficili da stabilire, ma è certo che la strategia terrorista aderisce alla struttura dei network dove la comunicazione è ridotta al minimo e può valorizzare qualsiasi slogan abbastanza breve da essere memorizzato e rilanciato in Rete. E che può dare valore di documento a qualsiasi foto abbastanza “forte” da essere trasmessa e collocata nei siti come un manifesto di “realtà”. Vincente verso masse di persone che, per diverse ragioni, sono perdenti e disperate.
E la reazione dell’attivismo in Rete è scarsa. Perché? C’è ad esempio il senso di colpa della cultura progressista verso le sciagurate guerre neocolonialiste da cui nasce la situazione odierna (Afghanistan, Iraq uno e due). Ma il leader del Califfato non è certo una credibile figura di “rivoluzionario”. Semmai un sanguinario capitano di ventura.
Quindi non si spiega come mai sulla Rete non si reagisca a sufficienza, né con analisi, notizie o anche azioni, come Anonymous aveva preannunciato, e nessun Assange intervenga a svelare i tanti misteri dell’Isis.

Lorenzo Taiuti
critico di arte e media
docente di architettura
università la sapienza di roma

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #31

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Lorenzo Taiuti
Lorenzo Taiuti ha insegnato corsi su Mass media e Arte e Media presso Academie e Università (Accademia di Belle Arti di Torino e Milano, e Facoltà di Architettura Roma). È esperto delle problematiche estetiche dei nuovi media. È autore di video, installazioni e website, collabora con musicisti sperimentali in produzioni audiovisive. Ha collaborato sui temi di arte e media con vari periodici, tra cui "Giornale dell’Arte", "Virus", "Alias"", "Terzocchio", "Linea d'Ombra", "Repubblica", “Juliet”, “Exibart”, “Artribune”, “Arte e Critica”, “Digimag”, “Noema”, “D’Ars”. Ha pubblicato i seguenti testi sulle tematiche dell’arte e i nuovi media: Arte e media. Avanguardia e comunicazione di massa (Costa & Nolan 1996), Corpi Sognanti. L’Arte nell’epoca delle tecnologie digitali (Feltrinelli 2001), Multimedia. L’Incrocio dei linguaggi comunicativi (Meltemi 2005), I linguaggi digitali (per la serie XXI secolo - Enciclopedia Treccani 2010).