Capodimonte apre di nuovo all’arte contemporanea. Intervista a Sylvain Bellenger

Ha riaperto al pubblico la collezione d’arte contemporanea dell’istituzione campana. E sogna di sdoganare il nome del museo da quello delle celeberrime porcellane. Sylvain Bellenger racconta come è cambiato e sta cambiando il Museo di Capodimonte a Napoli.

Napoli, la Reggia di Capodimonte
Napoli, la Reggia di Capodimonte

Prese in mano le redini dell’importante museo napoletano meno di dodici mesi fa, lo storico dell’arte francese Sylvain Bellenger illustra le future evoluzioni della sede museale partenopea. A cominciare da un nuovo impulso dato all’arte del presente.

Da quale esigenza nasce la volontà di puntare nuovamente sull’importante collezione d’arte contemporanea?
In primo luogo perché le opere presenti appartengono ad artisti che, per quanto nella maggior parte viventi, si possono definire storicizzati. Tale è il giudizio critico mondiale sul loro operato e ci è sembrato di rendere al pubblico un servizio completo mostrando i loro lavori, che in molti casi nascono dal rapporto fra Capodimonte e l’antico o, più in generale, con la città e il territorio circostante. In secondo luogo, per testimoniare e rammentare l’importanza dei collezionisti napoletani che hanno contribuito a fare grande l’arte contemporanea, da Lucio Amelio a Graziella Lonardi Buontempo, tanto per citare i primi che mi sovvengono, e che con grande generosità verso la “cosa pubblica” hanno collaborato a creare la collezione.

Un’opera di Cy Twombly arricchirà il nuovo volto della collezione. Perché questa scelta?
Si tratta, in questo caso, di un generoso prestito temporaneo che ci auguriamo inneschi un meccanismo virtuoso, quello del comodato d’uso, di cui usufruiscono tante realtà pubbliche.

Onda d’urto, 1987, Mario Merz Museo di Capodimonte © foto Luciano Romano
Onda d’urto, 1987, Mario Merz Museo di Capodimonte © foto Luciano Romano

Ci racconta del restyling compiuto negli ambienti che ospitano il contemporaneo?
Vi è stato un doppio restyling, sia per ciò che attiene il contenitore sia per il “contenuto”: si è proceduto con interventi di manutenzione straordinaria su una serie di opere, ovvero il Grande Cretto Nero di Alberto Burri, del 1978, In ascolto (Stanza dello Spettatore), 2005, di Giulio Paolini e Terra della Pace, 1990-1991 di Luigi Mainolfi. E ancora Onda d’urto, 1987, di Mario Merz, Indizi-opera in situ, 1987-1997, di Daniele Buren, e lo spazio White bands in a black room, ideato e realizzato a Capodimonte nel 2002 da Sol LeWitt. Gli interventi, diretti da Marina Santucci, sono stati eseguiti dai restauratori interni al museo: Simonetta Funel, Giuseppe Silvestro, Alessandra Golia, Antonio Tosini, Antonio De Riggi, e dai restauratori esterni Stefania Martirano e Gabriella Russo.

La collezione del contemporaneo sarà visibile dalle 8.30 alle 19.30. Ripensare agli orari del museo vuol dire anche ridisegnarne la piattaforma turistica?
Assolutamente sì. Per ora abbiamo anche prolungato l’orario del giovedì sera fino alle 22.30 e rammento che l’ingresso in quel giorno, dopo le 19.30, costa solo 1 euro.

Indizi - Opera in situ, 1987-1996, Daniel Buren Museo di Capodimonte © foto Luciano Romano
Indizi – Opera in situ, 1987-1996, Daniel Buren Museo di Capodimonte © foto Luciano Romano

Quali strutture di trasporto raggiungono oggi il museo e quali sono, secondo lei, le linee da potenziare per incrementare il flusso turistico?
Da fine aprile abbiamo una navetta che dal centro, con diverse fermate, porta a Capodimonte. È un servizio che sta funzionando bene con diverse tipologie di biglietto. Abbiamo anche appena chiuso un accordo con Costa Crociere, così da offrire a chi sbarca a Napoli due tipologie di visita, una al museo, che rammento essere fra le prime tre pinacoteche italiane, e una al bosco, che è patrimonio Unesco e che riunisce alcune specie botaniche uniche e rarissime nei suoi quasi 140 ettari di estensione.

Nel potenziamento di Capodimonte sono in programma anche nuove mostre per affrontare il dialogo tra l’arcaico e l’attuale?
Il dialogo c’è già dacché Capodimonte è l’unico museo di arte antica in Italia con una sezione dedicata al contemporaneo che, come ho detto, dialoga con le opere dei maestri del passato. Mi auguro che le esposizioni temporanee migliorino, in primo luogo, la conoscenza della collezione permanente, che è eccezionale ma purtroppo non è percepita come tale dagli italiani e dagli stranieri, i quali sovente credono che Capodimonte ospiti solo pregevoli porcellane.

Antonello Tolve

www.museocapodimonte.beniculturali.it

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Antonello Tolve
Antonello Tolve (Melfi, 1977) è titolare di Pedagogia e Didattica dell’Arte all’Accademia Albertina di Torino. Ph.D in Metodi e metodologie della ricerca archeologica e storico artistica (Università di Salerno), è stato visiting professor in diverse università come la Mimar Sinan Güzel Sanatlar Üniversitesi, la Beǐjin̄g Yuy̌ań Daxué, l’Universitatea de Arta si Design de Cluj-Napoca e la Universidad Central de Venezuela. Critico d’arte e curatore, è stato commissario in diverse giurie internazionali. Tra i suoi libri si ricordano “Gillo Dorfles. Arte e critica d’arte nel secondo Novecento” (La Città del Sole, 2011), “ABOrigine. L’arte della critica d’arte” (PostmediaBooks, 2012), “Ubiquità. Arte e critica d’arte nell’epoca del policentrismo planetario” (Quodlibet, 2013), “La linea socratica dell’arte contemporanea. Antropologia Pedagogia Creatività” (Quodlibet, 2016), “Istruzione e catastrofe. pedagogia e didattica dell’arte nell’epoca dell’analfabetismo strumentale” (Kappabit, 2019), “Me, myself and I. Arte e vetrinizzazione sociale ovvero il mondo magico del selfie” (Castelvecchi, 2019), “Atmosfera. Atteggiamenti climatici nell’arte d’oggi” (Mimesis, 2019). Ha curato con Stefania Zuliani il volume di Filiberto Menna, “Cronache dagli anni settanta. Arte e critica d'arte 1970-1980” (Quodlibet, 2017) e, con S. Brunetti, “Il sistema degli artisti. Collezione, conservazione, cura e didattica nella pratica artistica contemporanea” (Mimesis, 2019). Dal 2018 e Direttore della sede romana della Fondazione Filiberto e Bianca Menna e dal 2014 è curatore della Gaba.Mc – Galleria dell’Accademia di Belle Arti di Macerata.