Cespiti (III). L’hotspot di Pozzallo & la forma-di-vita

Si parte dal cartello – scritto nella lingua del XXI secolo – di alcuni ragazzi neri trattenuti nell’hotspot di Pozzallo. Poi tra dopoguerra, “Vita Nova”, Harold Bloom e John Lennon, si esplorano le caratteristiche del “fuori” come forma-di-vita diversa. La terza puntata della serie “Cespiti”.

Pozzallo, 15 maggio 2016, photo Stefano Saletti
Pozzallo, 15 maggio 2016, photo Stefano Saletti

Festival Sabir | Pozzallo, 15 maggio 2016

WE WANT TO LIV NAW – WE ARE HERE (illeggibile) ONE MONTH THIRD NAW WE NED HELP PLEAS” – il cartello (foglietto, veramente) dei ragazzi nerissimi, giovanissimi trattenuti nell’hotspot di Pozzallo, asciugamani in testa – barche e barconi accatastati, numerati con la vernice nera – 60, 68 – uno sull’altro, bianchi, azzurri, rossastri, grandi e piccoli – 164, 169 – accumulazione, containers e porto turistico, tutto insieme.

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Un Paese che attraversa la miseria e la fame e la disgregazione della guerra e del dopoguerra – poi scopre improvvisamente il benessere, e inventa oggetti e idee e immaginari interi attorno a esso – poi dissipa tutto, si rifà piccolo e battuto, ma con infinito rancore e risentimento per le prosperità trascorse. “In quello punto dico veracemente che lo spirito de la vita, lo quale dimora ne la secretissima camera de lo cuore, cominciò a tremare sì fortemente, che apparia ne li menimi polsi orribilmente” (Dante Alighieri, Vita nova, cap. II).

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Il pensiero radicale è quello che va alla radice delle cose e del presente – altrimenti stai sempre recitando una parte, sei una funzione del dentro e della macchina, e questo pensiero non sta realmente elaborando alcunché di nuovo, alcuno spostamento reale del confine e dell’ambito di riflessione. Si tratta di non rimanere confinati. E, questo, solo il “dialogo della mente con se stessa” (continuo, costante), “l’adeguato uso della propria solitudine” (Harold Bloom), uniti a una propensione autenticamente non conservativa, lo possono dare.

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Henri Matisse, The Snail, 1953
Henri Matisse, The Snail, 1953

The more real you become, the more unreal it all becomes” (John Lennon). E nel percorso di ricerca personale – ricerca non solo della propria identità, ma della propria verità – che senso ha poi preoccuparsi di successo e/o fallimento, fama e/o oscurità? Queste sono esattamente le preoccupazioni del sistema di valori precedente, esaurito, della forma-di-vita da pensionare (e, però, tuttora vigente e dominante). La lezione è che non vale progettare un futuro inedito se poi la tua forma-di-vita, a partire da adesso, non è inedita essa stessa. Vuoi costruire un possibile, e sostenibile, FUORI con lo stipendiuccio assicurato, con il tuo culo al caldo? Tecnicamente, non puoi: non funziona.

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E, ancora, interessa a qualcuno sul serio questa storia del FUORI? Della forma-di-vita diversa, alternativa, radicale? Ne dubito – almeno per i prossimi cinquanta o cento anni (dimostratemi il contrario). Nella migliore delle ipotesi, sarà un elegante e translucido e brillante prisma da ammirare – l’ennesimo oggetto decorativo destinato all’ammirazione degli zoticoni, ma non certo da applicare nella propria vita quotidiana a cominciare da subito. Ciononostante, vale la pena continuare.

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Arturo Martini, La convalescente 1932
Arturo Martini, La convalescente 1932

Call-and-Response effect: “Call and response is a form of ‘spontaneous verbal non-verbal interaction between speaker and listener in which all of the statements (calls) are punctuated by expressions (responses) from the listener.  It falls in the general category of antiphony. In African cultures, call-and-response is a pervasive pattern of democratic participation – in public gatherings, in the discussion of civic affairs, in religious rituals, as well as in vocal and instrumental musical expression (see call and response in music). It is this tradition that African bondsmen and bondswomen have transmitted over the years in various forms of expression—in religious observance; public gatherings; even in children’s rhymes; and, most notably, in music in its multiple forms: gospel, blues, rhythm and blues, jazz, hip-hop and go-go. In contemporary African American worship services, where call and response is pervasive, a pastor will call out to his congregants to engage an enthusiastic response”; “In music, a call and response is a succession of two distinct phrases usually played by different musicians, where the second phrase is heard as a direct commentary on or response to the first. It corresponds to the call-and-response pattern in human communication and is found as a basic element of musical form, such as verse-chorus form, in many traditions” (da Wikipedia).
Assenza pressoché totale di questo effetto nell’Italia di oggi, per esempio nel traffico di Milano in macchina con Claire. Isteria collettiva (una sorta di addestramento, destinato peraltro a perpetua frustrazione: l’aggressività coltivata gira a vuoto come un relè).

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Proliferazione; lavoro collettivo oscuro e sommerso, sotterraneo; incontri e attività concreta, non-spettacolare; conflitto asimmetrico, in cui di fatto non esiste scontro fisico diretto (al massimo, confronto a distanza, e comunque per chi lo vuole attuare e vivere, non obbligatorio) tra pratiche e schemi di pensiero; costruzione lenta e pazienza di un piano diverso su cui esistere.
Orizzontalità vs. verticalità; parità e collaborazione vs. gerarchia; proprietà vs. condivisione; individualismo/solitudine vs. comunità.

Christian Caliandro

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Christian Caliandro
Christian Caliandro (1979), storico dell’arte contemporanea, studioso di storia culturale ed esperto di politiche culturali, insegna storia dell’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia. È membro del comitato scientifico di Symbola Fondazione per le Qualità italiane. Ha pubblicato “La trasformazione delle immagini. L’inizio del postmoderno tra arte, cinema e teoria, 1977-’83” (Mondadori Electa 2008), “Italia Reloaded. Ripartire con la cultura” (Il Mulino 2011, con Pier Luigi Sacco) e “Italia Revolution. Rinascere con la cultura” (Bompiani 2013). Cura su “Artribune” le rubriche inpratica e cinema; collabora inoltre regolarmente con “La Gazzetta del Mezzogiorno”, “minimaetmoralia”, “che-Fare”. Ha curato mostre personali e collettive, tra cui: “The Idea of Realism // L’idea del realismo” (2013, con Carl D’Alvia), “Concrete Ghost // Fantasma concreto” (2014), entrambe parte del progetto “Cinque Mostre” presso l’American Academy in Rome; “Amalassunta Collaudi. Dieci artisti e Licini” presso la Galleria d’Arte Contemporanea “Osvaldo Licini” di Ascoli Piceno (2014); “Sironi-Burri: un dialogo italiano (1940-1958)” presso lo spazio CUBO (Centro Unipol Bologna, 2015); “RIFTS_Abate, Angelini, Veres” (Artcore, Bari 2015); “Opera Viva Barriera di Milano” (Torino 2016); “La prima notte di quiete” (i7-ArtVerona, 2016).