Dialoghi di Estetica. Parola a Nicoletta Leonardi

Nicoletta Leonardi insegna storia dell’arte presso l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino ed è visiting professor presso la University of California, Florence Study Center. Le sue ricerche includono il rapporto fra visione e tecnologia nell’arte statunitense dell’Ottocento, l’uso della fotografia nell’antropologia criminale di Lombroso e i suoi allievi, la pratica fotografica in Italia fra il 1960 e il 1980, le fotografie come oggetti materiali e agenti sociali. Con lei abbiamo parlato della cosiddetta “svolta materiale” nell’ambito degli studi sulla fotografia, dell’eredità dell’Informale e del neorealismo nella fotografia italiana contemporanea, del ruolo della materialità nel lavoro di Vaccari, Cresci, Guidi e Ghirri. Argomenti trattati nel suo saggio “Fotografia e materialità in Italia”, pubblicato da Postmedia Books nel 2013.

Quali sono i principali fattori culturali che hanno contribuito all’affermazione dell’“orientamento materialista” che contraddistingue la ricerca fotografica italiana degli Anni Sessanta e Settanta?
I contesti materiali, le cose intorno a noi, sono stati oggetto di indagine nel quadro di due fenomeni culturali di grande importanza nella scena artistica italiana: l’Informale, pensato da Francesco Arcangeli come una forma ultima di naturalismo, e il neorealismo. L’eredità lasciata da questi due movimenti è di fondamentale importanza per comprendere a fondo il rapporto fra fotografia e materialità nella pratica artistica degli Anni Sessanta e Settanta.

Possiamo pensare che i principi dell’Informale e l’atteggiamento realista siano stati fattori altrettanto decisivi per il consolidamento del legame tra la pratica fotografica e il concettualismo?
Il concettualismo è stato un fenomeno complesso e assai diversificato. I caratteri locali del concettualismo italiano sono in parte ancora da esplorare. Possiamo però affermare che, a differenza del mondo anglosassone, dove la dematerializzazione dell’oggetto artistico e la nozione dell’arte come linguaggio hanno avuto grandissimo seguito, l’interesse verso la materialità e l’impegno politico e sociale siano stati un ingrediente fondamentale di parte dell’arte concettuale nel nostro Paese.
I legami fra fotografia, concettualismo, poesia visiva, concreta e sonora, e teatro sperimentale, ancora in parte inesplorati, sono di fondamentale importanza per capire a fondo la scena artistica italiana del periodo. Tutte queste esperienze si sono innestate sull’eredità dell’Informale e del neorealismo. Hanno prodotto, per fare un esempio concreto nell’ambito delle produzioni fotografiche di area concettuale in Italia, la messa al bando da parte di Adriano Altamira e Franco Vaccari della metafora, basata sulla sostituzione per analogia, in favore della metonimia, caratterizzata dalla contiguità fisica e semantica, e dunque dalla presenza, dalla fisicità, dalla materialità.

Mario Cresci, dalla serie Ritratti reali, 1970-72 - ristampate nel 2010 a cura dell’autore - Archivio dell’autore, Bergamo

Mario Cresci, dalla serie Ritratti reali, 1970-72 – ristampate nel 2010 a cura dell’autore – Archivio dell’autore, Bergamo

In queste ricerche fotografiche viene comunque conservato un legame con la rappresentazionalità?
Le fotografie sono immagini e oggetti materiali al tempo stesso. Per poter comprendere fino in fondo il ruolo della fotografia nella nostra società è dunque necessario trattarla non come un fenomeno puramente visivo, ma anche nella sua dimensione oggettuale, materiale, multisensoriale. Del resto, anche il visuale fa parte delle forme materiali dell’azione sociale.
Osservate nella loro dimensione materiale, appare evidente come le fotografie non siano semplici recipienti passivi delle intenzioni umane (di un artista, di un amatore, di uno scienziato ecc.). Nella misura in cui il loro essere al mondo produce effetti, esse sono attori sociali. Pur con approcci ed esiti fra loro diversificati, Franco Vaccari, Mario Cresci, Guido Guidi e Luigi Ghirri hanno preso a tema queste fondamentali caratteristiche della fotografia intesa come immagine/oggetto non necessariamente “autoriale”. Nel loro lavoro, rappresentazione e materialità sono strettamente connesse.

Il passaggio dall’artistico all’estetico contraddistingue diverse pratiche artistiche degli Anni Sessanta e Settanta. Possiamo dire lo stesso per quella fotografica?
I lavori che ho analizzato sono al tempo stesso sintomo e causa del passaggio dall’artistico all’estetico che caratterizza il periodo: l’Informale espanso in tempi e spazi reali. Nel 1965 Vaccari realizza le sue prime poesie visive attraverso le quali porta nello spazio della pagina la materialità dell’esperienza della strada. Parallelamente Cresci comincia a usare la fotografia come oggetto che agisce sul reale nell’ambito delle esperienze di attivismo urbano e urbanistica partecipata in Basilicata.
A partire dalla fine degli Anni Sessanta, Guidi realizza fotografie fenomenologiche e performative che si sviluppano attorno alla visione intesa come esperienza corporea e sensoriale, oltre che intellettuale, in costante dialogo con la teoria e la pratica dell’urbanistica. Poi arriva Ghirri, che fino al 1980 circa realizza lavori nei quali la fotografia oscilla continuamente fra realtà e rappresentazione, e che hanno per protagonisti principali gli oggetti.

Nicoletta Leonardi – Fotografia e materialità in Italia - Postmedia

Nicoletta Leonardi – Fotografia e materialità in Italia – Postmedia

Nel tuo saggio poni l’accento su un aspetto cruciale: essendo incentrate sull’esperienza del quotidiano e misurandosi direttamente con la realtà, le ricerche fotografiche degli Anni Sessanta e Settanta sono riuscite a sottrarsi al modello artistico postmodernista. Potresti dirci qualcosa in più su questo allontanamento?
Più che di allontanamento parlerei di diversità, di pluralità delle produzioni culturali. Negli anni in cui il pensiero postmoderno ha dominato la scena culturale internazionale, gli artisti trattati nel mio saggio hanno sviluppato il loro lavoro a partire dall’idea della realtà come un fatto indipendente dagli schemi linguistici, concettuali e interpretativi utilizzati per definirla. Questa mancata adesione al postmodernismo è stata spesso interpretata come il segno di un ritardo culturale del nostro paese. Non essendo collocabile all’interno del canone dominante, il lavoro di autori come Vaccari, Cresci e Guidi è rimasto fino a tempi recentissimi poco studiato e poco conosciuto all’estero.
Quel che spero di mostrare attraverso il mio lavoro è che la scena fotografica italiana degli Anni Sessanta e Settanta non presenta ritardi, ma differenze culturali non inquadrabili all’interno di un canone omogeneizzante, differenze che hanno le proprie radici storiche e la propria “attualità”. Nell’ambito della storia della fotografia sono infatti recentemente emerse voci di critica nei confronti del modello interpretativo postmoderno, che considera la fotografia un fenomeno sostanzialmente visivo, e l’oggettualità degli artefatti culturali un mero supporto per la loro produttività testuale, per l’analisi dei loro significati come espressione di forme di potere. L’interesse crescente nei confronti della fotografia come oggetto materiale dotato di una propria vita sociale è espressione di questo mutato clima culturale.

Che eredità ha lasciato lo slittamento dalla dimensione artistica a quella estetica sulla ricerca fotografica più recente?
Le esperienze illustrate nel mio saggio dimostrano come la fotografia possa essere utilizzata come uno fra tanti strumenti di intervento politico, sociale, culturale e comunicativo in dialogo fra loro, fornendo visioni e idee per l’azione a cavallo fra discipline e pratiche diverse, e indirizzando l’attenzione verso le complesse reti di relazioni semiotiche e materiali che costituiscono la base dei legami sociali. Pur in un clima politico e sociale profondamente diverso, questa è l’eredità lasciata da artisti come Vaccari, Cresci, Guidi e Ghirri alla più recente ricerca fotografica che opera sui temi complessi della città e del territorio, delle nuove forme della quotidianità e del lavoro.

Davide Dal Sasso

Nicoletta Leonardi – Fotografia e materialità in Italia
Postmedia Books, Milano 2013
Pagg. 144, € 16
ISBN 9788874901050
www.postmediabooks.it

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Davide Dal Sasso

Davide Dal Sasso

Davide Dal Sasso è ricercatore (RTD-A) in estetica presso la Scuola IMT Alti Studi Lucca. Le sue ricerche sono incentrate su quattro soggetti principali: il rapporto tra filosofia estetica e arti contemporanee, l’essenza delle pratiche artistiche, la natura del catalogo…

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