130 nuove opere a Milano. Estate al Museo del Novecento

Da Martini a Guttuso, da Hockney a Maria Lassnig. Due mostre diffuse lungo tutto il percorso integrano la collezione del museo milanese. Molti i lavori da non perdere. Mentre la direttrice, Marina Pugliese, è in partenza.

Maria Lassnig, Tote Fliegen, 1981 - Museo del Novecento. Donazione Bertolini
Maria Lassnig, Tote Fliegen, 1981 - Museo del Novecento. Donazione Bertolini

MARTINI ESPRESSIONISTA E UN GRANDE GUTTUSO
Vale la pena di tornare al Museo del Novecento, quest’estate: due mostre diffuse lungo tutto il percorso integrano la collezione con 130 lavori. Un museo ideale propone undici opere in prestito dai maggiori musei italiani e tredici lavori della donazione Acacia. Nuovi arrivi presenta invece la donazione di Bianca e Mario Bertolini. Ecco alcuni spunti dal percorso rinnovato.
Si parte già dall’atrio, con la prima opera di Un museo ideale: Assurdo diario berlinese (1964), installazione pittorica di Emilio Vedova proveniente da Ca’ Pesaro. Nelle prime sale ecco un’accoppiata di lavori straordinari: la Prostituta (1913) di Arturo Martini, che potrebbe essere opera di un espressionista tedesco; e il Nudo di spalle (controluce) di Boccioni, dipinto del 1909 talmente suggestivo da sfociare nella sinestesia.
Proseguendo, altre due opere di clamorosa bellezza sono il Meriggio (1920 circa) di Casorati, dal Revoltella di Trieste, e la Crocifissione del 1940-41 di Guttuso, dalla Gnam. E davanti a un’opera come quest’ultima ci si interroga su quale forma di miopia (ideologica?) abbia potuto in pochi anni degradare la considerazione nei confronti di Guttuso da pittore italiano per antonomasia ad autore mediamente stimato e talvolta irriso.

Roberto Cuoghi, Senza titolo, 2009 - courtesy Collezione Acacia - photo Fabio Mantegna
Roberto Cuoghi, Senza titolo, 2009 – courtesy Collezione Acacia – photo Fabio Mantegna

OPERE INVECCHIATE PRECOCEMENTE
L’altra metà della mostra è dedicata ad autori italiani contemporanei, con le opere della collezione Acacia. Spiace dirlo, ma il confronto con i grandi del passato è impietoso.
Nel rivedere a pochi anni di distanza le opere di autori come Mario Airò (posto subito dopo Martini e Boccioni), Marzia Migliora (a confronto con Melotti) o Sabrina Mezzaqui si prova una sensazione di eccessiva estetizzazione e di scarsa aderenza allo spirito del tempo.
Si salvano da questa sensazione Roberto Cuoghi, nella sala che ospita anche il Casorati, Francesco Gennari con il suo cubo di farina e Nico Vascellari con i suoi Nidi (a confronto con Manzoni). E soprattutto Tatiana Trouvé con il suo I tempi doppi (2013), caratterizzato da un’espressività tagliente, concettuale e suggestivo assieme.

Umberto Boccioni, Nudo di spalle (controluce), 1909 - Mart Rovereto
Umberto Boccioni, Nudo di spalle (controluce), 1909 – Mart Rovereto

DALLA POP ART AD ARICÒ E MARIA LASSNIG
La collezione Bertolini, poi: delle seicento opere donate, un centinaio sono presentate nella mostra Nuovi arrivi, sparsa in tre sale. Negli Archivi, opere talvolta minori ma bellissime di autori come Blake, Hamilton, Hockney, Warhol, Schifano, LeWitt, Agnetti, Buren raccontano le stagioni della Pop Art, del Minimalismo e del Concettuale. La sala Focus riunisce poi dieci lavori di Rodolfo Aricò presentandone il lato più rigoroso e concettuale, aggiungendo un tassello convincente alla rivalutazione di cui è oggetto l’artista milanese.
La sala delle mostre temporanee, infine, racconta il Neoespressionismo Anni Ottanta cogliendone il lato ancora attuale, affiancando ai Nuovi Selvaggi autori come Kiefer e Maria Lassnig (straordinario il suo olio Mosche morte del 1981). Infine un suggello, all’uscita: la Rosa bianca del 1967 di Kounellis, anch’essa donata dai Bertolini, che raggiunge in collezione la Rosa bianca del 1966 già presente.

Stefano Castelli

Milano // fino al 13 settembre 2015
Un Museo Ideale
Milano // fino al 1° novembre 2015
Nuovi Arrivi
a cura di Danka Giacon e Cristina Baldacci
MUSEO DEL NOVECENTO
Piazza del Duomo
02 88444061
[email protected]
www.museodelnovecento.org

MORE INFO:
https://www.artribune.com/dettaglio/evento/44265/un-museo-ideale/

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Stefano Castelli
Stefano Castelli (nato a Milano nel 1979, dove vive e lavora) è critico d'arte, curatore indipendente e giornalista. Laureato in Scienze politiche con una tesi su Andy Warhol, adotta nei confronti dell'arte un approccio antiformalista che coniuga estetica ed etica. Nel 2007 ha vinto il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli. Pubblica regolarmente i suoi articoli dal 2007 su Arte, dal 2011 su Artribune e dal 2018 su IL-mensile de Il Sole 24 ore. Collabora anche con Antiquariato. Dal 2004 a oggi ha curato numerose mostre in spazi privati e pubblici, di artisti affermati ed emergenti. Dal 2016 è nel comitato curatoriale del Premio arti visive San Fedele. Nel 2020 ha pubblicato il saggio "Radicale e radicante – Sul pensiero di Nicolas Bourriaud" (Postmediabooks) e tradotto il saggio "Inclusioni" di Nicolas Bourriaud (Postmediabooks).