No (New Media) Art. Parte Pixxelpoint 2014

Dal 5 al 12 dicembre avrà luogo a Nova Gorica la 14esima edizione di Pixxelpoint, un appuntamento che, nel corso degli anni, è divenuto gradualmente imprescindibile per tutti coloro che sono affascinati da ricerche artistiche che affrontano problematiche inerenti alle tecnologie più recenti, le loro stesse strutture e le loro modalità di utilizzo. A poche ore dall’apertura del festival abbiamo intervistato il curatore di questa edizione, Igor Štromajer.

La Slovenia e, allargando il campo d’indagine, la zona orientale dell’Europa sono tradizionalmente alcuni fra i luoghi maggiormente interessati (e interessanti) per quanto concerne la riflessione critica e artistica sui cosiddetti “new media”, termine con cui si sottintende un ventaglio forse fin troppo ampio di suggestioni, riflessioni e pratiche. Guardando solo fino a pochi decenni fa, ci si accorge di come le stagioni della net.art negli Anni Novanta siano state influenzate dal notevole quanto significativo contributo artistico e teorico maturato proprio in questa ampia zona geografica, l’Est europeo, non a caso un altro termine che abbraccia, anche qui semplificando, una notevole varietà di contesti sociali, nazionali e culturali.
Nel dicembre del 2000 nacque il festival Pixxelpoint, il cui scopo programmatico è fin da allora indagare problematiche e questioni proprie dello studio critico delle tecnologie più o meno recenti; provoca un vago senso di vertigine ricordare quali cambiamenti siano avvenuti nel contesto tecnologico a partire dal 2000: si è passati, ad esempio, dalle connessioni Internet a 56k alla fibra ottica, dai floppy disk al cloud, dal personal computer allo smartphone, e la lista non può certamente definirsi finita. Questi cambiamenti sono stati registrati dalle centinaia di artisti che hanno partecipato alle edizioni di Pixxelpoint che, nel corso degli anni, ha assunto un ruolo di primo piano nell’ambito internazionale dei festival dedicati a queste tematiche, grazie a programmi stimolanti che hanno coinvolto sia molti artisti sloveni che personalità internazionali.
In questa edizione è stato nominato curatore Igor Štromajer, uno degli artisti sloveni che più hanno affrontato problematiche proprie di questo ambito di ricerca nel corso degli ultimi decenni. Il manifesto da lui scritto per questa edizione invita i molti artisti che hanno partecipato a proporre progetti non artistici, legati tra loro dalla volontà di non voler comunicare un messaggio preciso. Abbiamo contattato il curatore e artista per chiarire alcuni aspetti del programma e per chiedere cosa attende il pubblico che da domani fino al 12 dicembre, giorno di chiusura del festival, visiterà gli spazi espositivi e assisterà ai tanti eventi in programma.

Pixxelpoint è uno dei festival dedicati alla new media art più rispettati in Europa e cresce edizione dopo edizione, da ormai quattordici anni. Come descriveresti l’esperienza di curarlo (o “para-curarlo”, citando il manifesto)?
Come afferma Man Ray, “il mio obiettivo non è mai stato registrare i miei sogni, bensì la determinazione a realizzarli”. Quando ho avuto l’opportunità di curare questo festival, ero felice come un bambino che aveva appena ricevuto un giocattolo nuovo. Ad ogni modo, non sono abituato a essere un curatore, preferirei piuttosto essere una lesbica, un trotskista, ricco e offline. Tutto ciò in una gif animata.
Il mio approccio a questo lavoro curatoriale è stato completamente privo di visioni. Le visioni sono pericolose, le hanno spesso i dittatori. Oggi non abbiamo bisogno di visioni. Tutto ciò di cui necessitiamo è pace e tranquillità, e l’assenza dell’arte e del senso. Sì, mi sono divertito molto e l’esperienza è stata deliziosa.

Prima ho citato il manifesto che hai scritto per l’edizione di questo anno, in cui ti definisci “para-curatore”: cosa significa?
Non sono un vero curatore. Non ho mai curato un festival o una mostra prima di oggi. Sono dunque uno pseudo- o para-curatore. In un modo simile a quello dell’esercito paramilitare: loro fanno finta di essere un esercito quando sono, in effetti, solo una milizia privata. In questo contesto ho finto di curare la mostra, quando invece produco solo amore, non arte. Lo stesso vale per i lavori esposti al festival: fingono di essere progetti artistici perché sono stati realizzati da artisti.
Essere un para-curatore significa fare tutto ciò che fanno i veri curatori, ma non essere riconosciuto come curatore e inoltre non sentire di esserlo. Nella vita reale sono un artista. Un para-artista, per essere precisi. Ancora: produco amore, non arte (e credo che tutti i curatori dovrebbero farlo).

Vlado G. Repnik, Digitaler Stoffdruck, 2014

Vlado G. Repnik, Digitaler Stoffdruck, 2014

L’assenza di arte è uno o forse il più importante elemento del programma di quest’anno. In quale modo riguarda le ricerche artistiche legate alle nuove tecnologie?
La new media art è diventata vecchia, lenta, vuota e sconsideratamente tesa. Viviamo in un’epoca post-Internet, post-digitale e post-accelerazionismo. In sostanza, in un’epoca del post-trash. Questi sono tempi duri. Olia Lialina ha scritto recentemente: “La computer art è oggi hardware art. Arte di messaggi duri. Fa male”. Io credo fermamente che l’opera d’arte più radicale che un artista possa creare, programmare o allestire al giorno d’oggi, sia quella che di fatto non ha ancora realizzato o finito. Ciò significa che, invece di creare l’opera, l’artista sceglie deliberatamente di non occuparsene, lasciandola prigioniera del suo stesso potenziale, fino ad abbandonandola.
Il festival di questo anno presenta alcuni degli esempi più belli e radicali di questa cosiddetta arte abbandonata. Allo stesso tempo, non dovremmo dimenticare che a=tF², cioè che, per trovare l’arte (a), bisogna moltiplicare il tempo (t) per il quadrato della forza (F). L’arte è bella, ma richiede troppo lavoro, e il lavoro, secondo Marx, è malattia, come ha detto una volta Stilinović. “A man, a plan, a canal, Panama”: ecco l’elemento più importante delle ricerche contemporanee della media art.

In quale maniera gli artisti hanno risposto al manifesto?
Lo scopo del festival di quest’anno è presentare la miglior selezione di lavori non artistici di artisti interessati ai media. Voglio bene a tutti gli artisti invitati, quindi la nostra collaborazione e preparazione per il festival è stata molto amichevole, dolce e piacevole. Non c’è stato un bando pubblico, ho invitato personalmente tutti gli artisti selezionati perché non puoi chiedere amore a tutti, devi farlo individualmente e personalmente. Gli artisti invitati erano contenti che per una volta non dovevano produrre arte: sono stati invitati a rilassarsi e a selezionare le loro opere non artistiche da mostrare al festival. Immagino che anche loro mi vogliano bene, almeno un po’.
Ho semplicemente chiesto loro di dare un breve sguardo a ciò che c’è dall’altra parte (dell’arte). Il lato oscuro dell’arte è il lato non artistico? O è il lato luminoso (della vita)? Come guarda, suona e agisce la non-arte?

Andrej Tisma, Google walk through Novi Sad, 2014

Andrej Tisma, Google walk through Novi Sad, 2014

Cosa dobbiamo aspettarci?
Stiamo mostrando il meglio della media art, i lavori di alcuni dei più ambiti artisti elettronici ed elettrici, e inoltre alcune stimolanti opere realizzate da studenti d’arte. Ma non dovreste aspettarvi nulla. Al contrario: noi aspettiamo qualcosa da voi. Come visitatori del festival, dovreste realizzare la vostra arte. Non dovete aspettarvi che io e gli artisti realizzeremo, selezioneremo e presenteremo per voi.
Alla fin fine, chi siamo noi, artisti e curatori, per produrre e mostrare arte nel nome di qualcun altro? Il mio consiglio per voi è semplice: BYOA – Bring Your Own Art. Come curatore, “non ho nulla da dire e lo sto dicendo” (John Cage) e “non ho messaggi speciali. Mi piacerebbe averne. Sarebbe grandioso se ne avessi uno” (Andy Warhol).

La Slovenia è attualmente uno dei posti più interessanti per chi segue studi e ricerche sulle nuove tecnologie. Cosa ne pensi?
Ovunque avessi curato o para-curato una mostra o un festival, avrei invitato esattamente gli stessi artisti, perché questa selezione è stata basata sul concetto iniziale di non-arte, non su un territorio o una nazione. Si può trovare non-arte ovunque, esiste in tutto il mondo perché è molto basilare, potente e bella.
In questo caso, la Slovenia era una sorta di danno collaterale, una coincidenza, non la ragione principale. Ma ci sono alcune cose interessanti che stanno accadendo in Slovenia, come la mostra net.art Painters and Poets curata da Vuk Ćosić e Alenka Gregorič lo scorso giugno a Lubiana, per citare un solo esempio. Provo a visitare la Slovenia il più spesso possibile, ma è anche salutare tenersi a una distanza razionale da essa.

Filippo Lorenzin

 

Nova Gorica // dal 5 al 12 dicembre 2014
Pixxelpoint 2014
www.pixxelpoint.org

 

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Filippo Lorenzin

Filippo Lorenzin

Filippo Lorenzin è un critico d’arte contemporanea e curatore indipendente. Si interessa principalmente del rapporto tra arte, tecnologia e società, seguendo un percorso in cui confluiscono discipline come l’antropologia, la psicologia e la storia. Ha studiato all’Accademia di Belle Arti…

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