Putiferio De Dominicis: la versione di Duccio Trombadori

Eredità, autentiche, associazioni, fondazioni, comitati, archivi. E al centro della bufera, l’immagine di uno dei più grandi artisti italiani dell’ultimo mezzo secolo, Gino De Dominicis. Artribune ha fatto emergere il dibattito, semplicemente notando un annuncio pubblicitario. Ora dice la sua uno dei protagonisti della prima ora, il critico Duccio Trombadori: ma non finisce qui…

Gino De Dominicis, Autoritratto, fotografia, 1970 ca., esposto nella mostra veneziana

Immaginavamo che della questione si sarebbe parlato molto, e infatti nel riportare la notizia, il 26 novembre, l’abbiamo voluta contestualizzare interpellando direttamente alcuni dei protagonisti. Immaginavamo anche – e lo scrivemmo chiaramente – che ci sarebbe stato spazio per qualche approfondimento, per dare il via ad una piccola e magari utile inchiesta. Non immaginavamo però che attorno all’annuncio della nascita della nuova Fondazione Archivio Gino de Dominicis, e dell’intenzione di preparare un Catalogo Generale dell’opera dell’artista, si sarebbe scatenato un vero putiferio, con prese di posizione, accuse, contrattacchi, insinuazioni e dietrologie le più varie: e che questo avrebbe avuto come teatro proprio il commentario in calce all’articolo di Artribune. Del resto, all’origine della notizia c’era una fonte quanto mai palese, come l’annuncio pubblicitario apparso su un grande quotidiano: che indicava come referente dell’iniziativa Vittorio Sgarbi. Da una parte, dunque, la presenza dell’animoso critico ferrarese, dall’altra – più profondamente – il cristallizzarsi di due “cordate” contrapposte nella gestione dell’eredità De Dominicis, con la nuova fondazione intenzionata – emerge sempre più chiaramente – a porsi come alternativa alla struttura che già opera nell’archivio e nella catalogazione, con il critico Italo Tomassoni come referente. Queste la ragioni dell’”alta tensione” emersa: rispetto alle quali la nostra redazione è al lavoro per fare maggiore chiarezza. Nel frattempo abbiamo ricevuto il contributo autografo del critico Duccio Trombadori, membro della prima ora dell’originaria “Associazione Gino De Dominicis”, fondata nel 1999 all’indomani della scomparsa dell’artista: testo in cui propone una rilettura dell’accaduto dal suo punto di vista, focalizzata sulle opere dell’autore facenti parte della collezione Luigi Koelliker. Ve lo proponiamo integralmente: a voi i commenti…

Nella seconda metà di Giugno dell’anno 2011 venni chiamato dal prof. Vittorio Sgarbi che mi segnalava un parere negativo a suo dire ingiustificabile dato da Italo Tomassoni su una serie di opere di Gino De Dominicis appartenenti alla collezione privata di Luigi Koelliker. Egli mi informò che a seguito di tale parere la cugina di Gino De Dominicis, Paola Damiani, in qualità di Presidente della Associazione Gino De Dominicis, aveva diffidato Luigi Koelliker dal pubblicare nel catalogo di una mostra curata dallo stesso Sgarbi a Venezia le opere di sua proprietà ad eccezione di quelle autorizzate da Italo Tomassoni, avvocato con sede a Foligno. La notizia mi sorprese non poco: ero del tutto rimasto all’oscuro di quanto messo in discussione fino a quel momento. Come mai Paola Damiani aveva firmato quella diffida a Luigi Koelliker tanto più presentandosi in qualità di Presidente della Associazione Gino De Dominicis senza avere avvisato nessun membro della Associazione, e tantopiù il sottoscritto, socio fondatore della Associazione stessa assieme a Paola Damiani ed Italo Tomassoni fin dal 1999?

Il libro dedicato da Trombadori al suo rapporto con De Dominicis


Come mai Italo Tomassoni, col quale ero allora in consueta ed amichevole comunicazione, non aveva sentito il bisogno di informarmi nemmeno alla lontana di quanto accadeva e di quali fossero le sue opinioni riguardo alla collezione di Luigi Koelliker? Sgarbi aggiunse inoltre che tra le opere di Koelliker messe in dubbio da Tomassoni, c’era anche un’ ‘asta in bilico’ che era stata di sua proprietà e che egli aveva ricevuto direttamente da Gino De Dominicis, il quale l’aveva installata di persona in casa sua. Ricordavo perfettamente l’episodio della installazione dell’ asta in casa Sgarbi, come mi era stato testimoniato dall’autore, e la mia sorpresa per quanto accadeva di conseguenza aumentò. Vittorio Sgarbi mi sollecitò allora a verificare la qualità della collezione Koelliker: cosa che feci nel giro di un paio di giorni recandomi a Milano con il professor Francesco Villari, altro membro della Associazione Gino De Dominicis, assiduo amico dell’artista, conoscitore dell’ opera ed anche lui lasciato all’oscuro di tutta la vicenda.

Una veduta della mostra di Venezia


Una volta presa visione diretta della intera collezione Koelliker parve sia a me che a Villari che l’avviso di Italo Tomassoni fosse stato più che eccessivo (ne aveva messe in mora più di sessanta): la discutibilità delle opere appartenenti a Koelliker poteva forse ridursi ad un numero non maggiore delle dita di una mano. Ed anche in questo caso si sarebbe dovuto procedere con molta cautela prima di emettere un parere, e tantomeno non si sarebbe dovuto indurre la ignara Presidente della Associazione ad inviare diffide riguardo ad opere di cui non aveva mai preso personale visione diretta. Perché mai invece Italo Tomassoni, aveva deciso di mettere ‘in mora’ un così grande numero di opere in modo così sbrigativo, tanto più che lui diversamente da altri aveva avuto modo di conoscere la collezione Koelliker, la serietà dell’acquirente, e l’attenzione che poneva nel valutare proposte di acquisto? Decidemmo così su proposta di Koelliker di lavorare assieme a Vittorio Sgarbi alla cura di un catalogo della sua collezione pubblicando tutte le opere di Gino De Dominicis che ritenevamo valide. Ed inviammo una lettera personale ad Italo Tomassoni nella quale lo si invitava a collaborare con noi alla pubblicazione non prima di avere esaminato e confrontato a fondo nell’ambito della Associazione Gino De Dominicis la diversità dei pareri che ci aveva inopinatamente diviso. Non ricevemmo alcuna risposta da parte di Italo Tomassoni. Ma dopo circa una decina di giorni -8 luglio 2011- una lettera raccomandata della Presidente della Associazione Gino De Dominicis, Paola Damiani, convocava i soci della associazione per una riunione nella sede di casa sua in Macerata da tenersi il giorno 30 luglio 2011 con il solo ordine del giorno dello ‘scioglimento della associazione’ e della nomina di un conseguente liquidatore. Il fatto turbò i riceventi quella improvvisa e immotivata decisione: l’appuntamento era fissato in un giorno così prossimo al grande esodo delle vacanze (il 30 luglio, di sabato!) che ben pochi membri della Associazione Gino De Dominicis avrebbero potuto intervenire.

Il catalogo della mostra veneziana, della collezione Koelliker


Malgrado le difficoltà all’appuntamento di Macerata fummo presenti, assieme a Tomassoni ed alla Damiani, il sottoscritto, Francesco Villari e Vittorio Sgarbi (mancarono invece gli altri soci: Maurizio Calvesi, Lucrezia De Domizio Durini ed Alberto Boatto). La proposta di scioglimento della Associazione fatta dalla Presidente Damiani non fu accolta per ragioni statutarie. Lo statuto della Associazione Gino De Dominicis prevede infatti il suo scioglimento solo in caso di unanimità: e siccome Vittorio Sgarbi oppose il suo ‘no’ alla richiesta fatta dalla Presidente, la riunione si risolse con un nulla di fatto.
Nel verbale si prese atto della dichiarata volontà della Presidente di non voler più esercitare il ruolo e si rinviò ad un successivo appuntamento la valutazione delle dimissioni (nel merito io manifestai la mia contrarietà). Per quanto riguarda l’argomento della collezione Koelliker, sollevato da Vittorio Sgarbi, si ritenne di affrontarlo in tempi successivi con il coinvolgimento di tutti i membri della Associazione De Dominicis. Nel mese di settembre del 2011, a seguito di quanto accaduto, il sottoscritto sollecitò la Presidente a riunire la Associazione onde valutare le sue eventuali dimissioni e il resto. Fummo convocati dopo qualche tempo in casa di Maurizio Calvesi a Roma, presenti tutti i membri della Associazione Gino De Dominicis oltre ad un notaio che ebbe l’incarico di stendere il verbale. Vittorio Sgarbi, assente, delegò in sua vece il signor Salvo Nugnez. La Presidente Paola Damiani prese la parola per prima. E ritirò l’ intenzione di dimettersi annunciando di voler nominare un gruppo di esperti di sua personale fiducia per la valutazione dell’ opera di Gino de Dominicis ed il rilascio di autentiche. Non vi furono obiezioni.
Ma in quella circostanza, il sottoscritto espose ai partecipanti un resoconto di quanto accaduto nei mesi precedenti a partire dalla vicenda della esposizione di Venezia della collezione Koelliker. Vi si riferiva punto per punto l’atteggiamento tenuto da Italo Tomassoni verso la collezione Koelliker, della reazione di Sgarbi sulla valutazione delle opere e di un comportamento non propriamente adeguato, sempre da parte di Tomassoni, nei confronti degli altri membri della Associazione De Dominicis, tenuti fino all’ultimo all’oscuro e tuttavia coinvolti a loro insaputa in una lettera di ‘diffida’ della Presidente al Koelliker. Il sottoscritto concludeva sottolineando l’importanza di un approfondimento della questione da parte di tutti i soci per esprimere una adeguata valutazione. Tuttavia, avendo la Paola Damiani dichiarato di voler nominare un gruppo di esperti di esclusiva fiducia, la discussione si arenò e non si giunse a nessuna decisione. Nel giro di qualche mese, durante l’anno 2012, si venne a sapere che Paola Damiani aveva incaricato come esperti cinque persone: Italo Tomassoni, Maurizio Calvesi, i galleristi mercanti Lia Rumma ed Emilio Mazzoli, oltre il neo socio (inserito nella Associazione senza preavviso) Giuliano Perezzani, figura a dire poco non molto conosciuta nel mondo dell’arte, ma a detta di Italo Tomassoni, avvocato con sede a Foligno, consumato esperto dell’opera di Gino De Dominicis.

Una veduta della mostra di Venezia


A seguito di queste informazioni il sottoscritto inviava una lettera personale alla Presidente Paola Damiani, sconsigliandola di procedere ad una simile nomina. Vi si esprimeva preoccupazione per la presenza in quel gruppo di due galleristi-mercanti (la Rumma ed il Mazzoli) che per via della loro professione non avrebbero potuto giovare alle ‘expertises’ generando nel mercato inevitabili pregiudizi. Rilevavo in proposito che sarebbe stato meglio inserire al loro posto figure della critica che si occupano dell’opera di De Dominicis (citavo tra l’ altro i nomi di Laura Cherubini e Gabriele Guercio) e non direttamente interessate alla compra-vendita di opere d’arte.
A questa lettera personale, la Presidente Paola Damiani non fece seguire nessuna risposta. Da quel giorno la Associazione Gino de Dominicis non è stata più convocata e nessuna discussione tra i soci, nel merito delle opere di Luigi Koelliker e su altro (come, per esempio, il discusso catalogo ragionato di Gino De Dominicis, pubblicato di recente da Italo Tomassoni) si è potuta effettuare. Il gruppo dei cinque ‘esperti’ incaricati per le ‘autentiche’ da Paola Damiani come ‘Archivio’ ha trovato intanto una sede nella abitazione dell’avvocato Italo Tomassoni, in Via Maestà di Donati, a Foligno, provincia di Perugia”.

Duccio Trombadori