Reseau, residenze e restituzioni. Nella rete di ResÒ

Cosa succede se i musei e le istituzioni per l’arte contemporanea di un territorio costruiscono una piattaforma per la mobilità internazionale degli artisti? Naturale, nasce una rete. Da domani 23 giugno, al via la seconda edizione del bando per residenze d’artista. Reti, trame, ma anche resi, “dare e avere” made in Piedmont.

Alessandro Quaranta - Tracing the course of a minaret scado - still da video - 7'

Piemontesi falsi e cortesi? No, generosi, accoglienti e ospitali. Con un’esigenza: raccogliere quando la res è publica.
Nato nel 2010 dal tavolo di co-progettazione tra le principali istituzioni piemontesi attive nel campo dell’arte contemporanea, a cui si sono sovrapposti i territori urbani delle istituzioni partner del Cairo, Rio de Janeiro, San Paolo e New Delhi, ResÒ International residencies program è giunto alla seconda edizione.
Introdotta da Fulvio Gianaria della Fondazione CRT per l’Arte Moderna e Contemporanea – promotrice del progetto -, ResÒ Feedback & news costituisce la restituzione dei primi residenti del programma per la mobilità degli artisti da e per il Piemonte: il saluto di chi è in partenza e il lancio dell’open call out.
Mentre Alessandro Quaranta illustra il progetto elaborato lo scorso aprile al Cairo presso Townhouse Gallery, Dina Danish, artista egiziana e in residenza alla Fondazione Spinola-Banna, presenta il suo nuovo lavoro video. Infine, Amilcar Packer, dal Brasile e ospite al Parco d’Arte Vivente, anticipa la sua azione Let’s talk on our way in calendario per il 15 luglio.
Ne parliamo con i protagonisti.

Alessandro Quaranta - Cloud over Tahrir square #1 - matita su carta

Come hai vissuto la residenza presso Townhouse in un momento “hot” per il bacino Nordafricano? Cosa ti sei portato a casa?
Alessandro Quaranta
: Mi sono innanzitutto reso conto di quanto sia piccola la nostra Europa, il nostro mondo fatto di eredità e rassicurazioni importanti che, tuttavia, non mi sono servite. È stato un camminare senza zaino sulle spalle, un momentaneo esercitarsi con un altro sé, per poi ritrovarlo più forte e limpido. Quest’esperienza mi ha dato la possibilità infine di sperimentare, orchestrare e coreografare la perdita di controllo. Ho raccolto il mio lavoro in due libri d’artista, che rappresentano delle azioni effimere nate da una costante riflessione sul tempo, la sua perdita, e la scelta di prenderselo.

Dina Danish - Halim The Dark Whistling Nightingale - 2011 - still da video - 10’

Come nasce e di cosa tratta il video Halim The Dark Whistling Nightingale realizzato durante la residenza? È stata congeniale la rete ResÒ nell’elaborazione?
Dina Danish
: Stando nella tranquillità della campagna sono riuscita a concentrarmi e riflettere su idee che mi accompagnavano da tempo, ma su cui non mi ero mai dedicata con così tanta precisione. Ad esempio, sono da sempre stata ossessionata dal video di Halim che canta The coffee cup reader, con quello che è il fallimento della sua performance e la conseguente irritazione. La residenza mi ha permesso di trasformare la mia ossessione in un lavoro finito, concentrandomi sulla modulazione dei gesti del personaggio fino alla “rottura” dell’equilibrio a causa di una semplice interruzione esterna; ma soprattutto sono riuscita ad ascoltare suoni sottili nel pieno silenzio, vere e proprie rivelazioni. La rete ResÒ mi ha portato a conoscere aspetti nuovi e insoliti di Torino, come il velo di superstizione e magia nera che la avvolge e che ha influenzato alcuni dei miei ultimi progetti.

Amilcar Packer - Video #17 - video installazione su 4 proeizioni

Sei appena arrivato dal Brasile. Cosa ti aspetti dalla residenza ResÒ? Cosa ci anticipi dell’azione Let’s talk on our way?
Amilcar Packer
: Mi auguro che la residenza mi dia la possibilità di iniziare un dialogo con la città, e non solo stabilendo una relazione con la sua architettura e spazi urbani (parte senz’altro della mia ricerca), ma anche e soprattutto con le persone. Vorrei infatti creare un solido terreno di scambi di idee e proposte partendo dalla “pratica conversazionale”, mezzo e poetica del mio lavoro. Circa Let’s talk on our way, posso anticipare che si tratterà di una promenade nel parco del PAV, in cui metterò in connessione con il pubblico sia l’azione fisica, propria del corpo, che il pensiero. Vorrei poter descrivere l’arte contemporanea come un sito, una situazione o una dimensione in cui teoria e pratica, fuse insieme, possano unire la separazione occidentale tra corpo e mente.

Claudio Cravero

www.reso-network.net

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Claudio Cravero
Claudio Cravero (Torino, 1977). Curatore di base a Dubai, dal 2014 al 2018 è direttore artistico della sezione contemporanea del Museo King Abdulaziz Center in Arabia Saudita. La sua ricerca indaga l’arte contemporanea quale forma di resistenza contro la censura pubblica nell’area del Golfo e del Medio Oriente. Dal 2008 al 2014 è co-direttore artistico presso il PAV-Centro Sperimentale d’Arte Contemporanea di Torino dove, con Piero Gilardi, si è occupato di ecologia culturale e socially engaged art. Nel 2014 è curatore di Onufri Prize, promosso dalla National Gallery of Fine Arts di Tirana, Albania. Ha inoltre collaborato con il Castello di Rivoli, Museo d’Arte Contemporanea (2004-2006) e con la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino (2002-2004). È membro di comitati di giuria internazionali (Coal e Domaine de Chamarande, entrambi a Parigi) ed è lecturer e coordinatore del Master in Curatorial Practice presso lo IED di Venezia. È infine autore di saggi raccolti in diversi cataloghi e articoli pubblicati su art magazine e blog (Artribune, Roma; Sleek Magazine, Berlino; Freemuse, Copenaghen).