Si prevede lo spostamento delle attività alla Triennale di Milano: ma non si quando né come. Intanto il museo a Cinisello Balsamo ha chiuso. Una lettera aperta alle istituzioni coinvolte chiede chiarezza

Il Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo (MI) – centro pubblico unico in Italia per offerta e proposte – è stato chiuso più di un mese fa perché “oggetto di una trasformazione”. L’idea è che venga inglobato nel nuovo Museo Nazionale di Fotografia voluto dal Ministero della Cultura e da Triennale Milano nel capoluogo. Alla chiusura non hanno però fatto seguito altre comunicazioni riguardo al destino del museo: sarà assorbito completamente? Quando, e come? E i dipendenti? Questo è ciò che si chiede un folto gruppo di operatori legati al mondo della fotografia, che ha redatto una lettera aperta per chiedere che sia fatta un po’ chiarezza sulle sorti del museo e il suo patrimonio. 

MUFOCO
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LA REAZIONE ALLA CHIUSURA DEL MUSEO DI FOTOGRAFIA CONTEMPORANEA DI CINISELLO 

La profonda preoccupazione per il futuro del Mufoco ci spinge a scrivervi, perché sono numerose le questioni lasciate senza alcuna spiegazione. Vorremmo innanzitutto avere informazioni sul nuovo Museo Nazionale della Fotografia. Esiste un progetto reale, su quali basi scientifiche poggia e quali operatori e studiosi lo stanno portando avanti? Quali saranno le tempistiche e le modalità per la sua realizzazione concreta? Ci lascia perplessi notare che non ci sia trasparenza su questi aspetti e non si riescano a reperire informazioni su un progetto pubblico così importante e ambizioso”. La missiva – ufficialmente spedita al ministro della Cultura, alla presidente della Fondazione Museo Fotografia Contemporanea, al presidente di Triennale Milano, al sindaco di Milano e a quello di Cinisello Balsamo – lamenta così la situazione di totale incertezza seguita alla brusca chiusura dello scorso 30 marzo, che non era stata preannunciata al personale, né alla direzione e allo staff del museo. Questa decisione, denunciano, sta privando il pubblico di “un punto di riferimento per la cultura e la ricerca fotografica”: nonostante restino aperti e consultabili gli archivi, il museo così non può assolvere al compito che da quasi due decenni porta avanti egregiamente e che “per artisti e fotografi è vitale, essenziale”. Divenuto una vera e propria istituzione, “centrale per gli studiosi italiani ed esteri” e gli appassionati cinefili – soprattutto per quanto riguarda la scuola di paesaggio italiana -, il MuFoCo seguiva anche i giovani autori, che di volta in volta si interfacciavano con l’istituzione attraverso bandi, call e progetti inediti. Una perdita che preoccupa i numerosi firmatari della lettera, che include nomi di grandissimo rilievo nel mondo della fotografia italiana come Olivo Barbieri, Gianni Berengo Gardin, Mario Cresci, Guido Guidi, Mimmo Jodice e Francesco Jodice, oltre a operatori del mondo della fotografia, come Elisa Medde di Foam e Renata Ferri di Rcs, e vari autori della scena più giovane come Irene Fenara, Nicolò Degiorgis, Giorgio Di Noto, Christian Fogarolli e The Cool Couple.

 

IL PATRIMIONIO DEL MUFOCO DI CINISELLO 

E cosa ne sarà del MuFoCo, della sua importante collezione, dei suoi archivi, del suo patrimonio bibliotecario? Ci sarà continuità fra le attività del MuFoCo e quelle del nuovo Museo Nazionale di Fotografia? Come verranno ricollocati lavoratrici e lavoratori che negli anni hanno dimostrato importanti competenze e professionalità? Chiediamo inoltre che, in questa fase transitoria, il MuFoCo possa continuare le sue attività espositive”, continua la lettera, consultabile per intero e aperta a nuovi contributi e dibattito. Il museo, attivo dal 2004 nella storica Villa Ghirlanda, vanta infatti un patrimonio composto da oltre due milioni di pezzi tra stampe in bianco e nero e a colori, diapositive, video e installazioni di oltre mille autori e autrici italiani e stranieri, con approfondimenti su grandi figure del mondo della fotografia come Gabriele Basilico e Grazia Neri, e una collezione di 20mila volumi, monografie e cataloghi custoditi nella biblioteca. “La sua sostanziale chiusura”, si legge nella lettera aperta, “è un duro colpo per artisti, fotografi, studiosi, operatori, pubblico e cittadini. Un museo pubblico che chiude le sue porte non è mai una buona notizia”. Ora la palla passa alle istituzioni che avevano annunciato in pompa magna il nuovo museo oltre un anno e mezzo fa e che ora, conclude la lettera, stanno lasciando la città “orfana di un’istituzione che con costanza ha portato avanti le indagini sul linguaggio fotografico”.

– Giulia Giaume 

Articolo aggiornato al 6 maggio 2022.

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Giulia Giaume
Amante della cultura in ogni sua forma, è divoratrice di libri, spettacoli, mostre e balletti. Laureata in Lettere Moderne, con una tesi sul Furioso, e in Scienze Storiche, indirizzo di Storia Contemporanea, ha frequentato l'VIII edizione del master di giornalismo Walter Tobagi. Collabora con diverse riviste su temi culturali, diritti civili e tutto ciò che è manifestazione della cultura umana, semplicemente perché non può farne a meno.