Oggi è un fotografo, ma Peter Rowen resta il bambino scelto dagli U2 per la copertina del loro album di esordio, “Boy”. Ci siamo fatti raccontare da lui la sua storia

Contenente undici tracce e registrato al Windmill Lane Studios di Dublino, Boy è l’album di debutto degli U2 pubblicato nel 1980. Brani come A Day Without Me, I Will Follow e Twilight sono tra i più celebri della band irlandese. Percorso dalle venature rock di chi ha voglia di emergere, l’album segna quel periodo di transizione che c’è tra l’adolescenza e l’età adulta; metafora di questo aspetto è la figura di un bambino che, in piena cover in bianco e nero progettata da Steve Averill, fissa l’obiettivo con le mani dietro alla testa. E proprio quel bambino, ignaro che stava per accadere qualcosa che gli avrebbe cambiato la vita per sempre, oggi è un affermato fotografo di Dublino.

Peter Rowen sulla copertina di _Boy_ (1980) degli U2
Peter Rowen sulla copertina di _Boy_ (1980) degli U2

CHI È PETER ROWEN

Peter Rowen (Glasnevin, 1974) ha prestato il volto anche ad altre cover degli album degli U2, ad esempio War, del 1983, che include Sunday Bloody Sunday, uno dei loro brani più politici e più che mai attuale da quando la Russia ha invaso l’Ucraina. Le immagini del video clip raccontano la strage del 30 gennaio 1972 a Derry, quando l’esercito britannico uccise alcuni manifestanti nord-irlandesi, disarmati, scesi in strada per difendere i diritti civili; immagini diventate portavoce di tutte le guerre nel mondo.
In attesa della serie televisiva biopic dedicata alla storica rock band irlandese, prodotta da J.J. Abrams per Netflix, Peter Rowen ci racconta come si è avvicinato alla fotografia e come è nata la collaborazione con gli U2. “Tutto è iniziato all’età di 16 anni, quando grazie a un amico ho scoperto la fotografia. Subito ne sono stato attratto e, nel giro di poche settimane, ho comprato la mia prima macchina fotografica. Quando ero a scuola amavo l’arte, amavo disegnare… era una delle uniche cose in cui ero bravo. Dopo un paio d’anni ho avuto la possibilità di fare qualche esperienza di lavoro con un buon fotografo commerciale irlandese con cui ho collaborato per circa tre anni e mezzo. Con lui ho imparato molte cose del mestiere, così all’età di 21 anni ho iniziato a fotografare per me stesso e da allora non mi sono mai fermato. Quindi tutto è iniziato per divertimento e, nel tempo, è diventata una vera professione”.

© Peter Rowen
© Peter Rowen

INTERVISTA A PETER ROWEN

Tu sei “the Boy”. Come sei stato coinvolto nei progetti di Bono, The Edge, Adam e Larry?
Sì, sono proprio io! Bono viveva di fronte a noi ed era amico di Derek, uno dei miei fratelli maggiori, Guggi o Juggi, come lo chiamo io. Lui stava spesso a casa nostra, dove mangiava panini con la marmellata. Credo sia stata una sua idea quella di scegliermi per la copertina dei loro primi EP, Early Demos (1978) e Three (1979). Il mio volto è poi diventato un tema ricorrente nelle loro produzioni a partire dal primo album, Boy (1980), del terzo, War (1983), di Best Of (1998) anni dopo, e poi tanti singoli e una infinità di badge, poster, tazze, tappetini per mouse, ecc.

Un’esperienza che ti ha stravolto la vita. Cosa è cambiato per te da quel momento?
Certo, ha cambiato la mia vita in diversi modi. Ho iniziato a ricevere chiamate e lettere da ragazze americane all’età di circa 6 anni, credo… è stato divertente! Nel corso degli anni ho ricevuto telefonate ed email da molti giornali in cerca non solo di interviste, e questo succede ancora. Quando le persone scoprono che sono io il ragazzo di quegli album, vogliono sapere tutto al riguardo, ad esempio come è nato, com’era la band… ho ancora i diritti d’autore!

Successivamente ci sono state altre collaborazioni con gli U2? Com’è il vostro rapporto? Segui la loro musica?
Sì, ho girato con gli U2 dal vivo un paio di volte. In realtà adesso non ho davvero alcun rapporto con loro, mio fratello è ancora amico di Bono, ma personalmente non ho rapporti diretti. Certo, ero un fan della loro musica, ma, a dire il vero, non li ascolto da qualche anno.

West © Peter Rowen
West © Peter Rowen

LA FOTOGRAFIA DI PETER ROWEN

Oggi sei un fotografo affermato e hai anche vinto vari premi. In particolare di cosa ti occupi?
Sono un fotografo commerciale, quindi generalmente sono incaricato di scattare cose specifiche. Ho lavorato per agenzie pubblicitarie, agenzie di design, riviste e ho fotografato di tutto: dalle moto agli aerei, dalle persone al cibo. Il mio lavoro è piuttosto vario. Preferisco soprattutto fotografare le persone e le nature morte.

Le tue fotografie sembrano gesti interrotti rubati al tempo. Dove trovi ispirazione per le tue opere?
La mia ispirazione arriva da un mix di cose: amo la fotografia documentaristica. Mi piace l’idea di catturare un momento nel tempo che è reale, cioè amo le immagini che ti fanno riflettere sull’argomento. Adoro quelle immagini in cui senti che qualcosa sta per accadere o forse qualcosa è appena successo.

In alcune foto sembra che racconti il lockdown che abbiamo vissuto a causa del Covid-19. Tu come hai trascorso questo periodo?
Sì, la pandemia è stata strana. Il tempo è stato splendido qui in Irlanda durante il primo lockdown, quindi ho potuto trascorrere molto tempo con la mia famiglia, infatti è stato davvero fantastico. Poi, come credo per la maggior parte delle persone, dopo alcuni mesi desideravo tornare a un senso di normalità. A gennaio di quest’anno purtroppo il Covid-19 mi ha colpito piuttosto duramente, sono stato male per circa un mese, quindi non è stato piacevole. Adesso sembra che stiamo uscendo dalla pandemia, anche se qui in Irlanda le restrizioni sono state comunque revocate. Speriamo di non rivivere mai più lo stesso periodo perché non credo che la pandemia sia stata gestita bene, almeno qui.

Tra i tuoi progetti, ci sono importanti collaborazioni come Live Nation, Heineken…
Ho girato molto per la DAA ‒ Dublin Airport Authority in Medio Oriente. Alcuni di quei viaggi sono stati fantastici perché è stato davvero interessante vedere posti come l’Oman, l’Arabia Saudita, Beirut, ecc. Anche le collaborazioni con gli U2 sono state fantastiche. Una delle cose più belle che abbia mai fatto è stato il round del Moto GP nel Regno Unito nel 2010. Sono un grande fan delle motociclette, quindi è stato un grande piacere per me.

Peter Rowen © Peter Rowen
Peter Rowen © Peter Rowen

Oggi chi è Peter?
Peter oggi è un marito di 47 anni per Natalia, e padre di due splendidi bambini, Kate e Zac. Sono una persona abbastanza normale a cui piacciono le cose semplici della vita, come il buon cibo, la buona compagnia e un posto caldo e sicuro dove dormire. Amo lo snowboard, la mountain bike e andare in moto. Amo dove vivo… l’Irlanda è un piccolo Paese adorabile. Qui piove molto, e può essere un aspetto meno bello, ma direi che generalmente sono una persona felice che si sente benedetta nella vita!

Fabio Pariante

https://www.peterrowen.com/

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Fabio Pariante
Docente e giornalista freelance, è laureato magistrale in Lingue e Comunicazione Interculturale in Area Euromediterranea con tesi in Studi Interculturali dal titolo "La Primavera Araba nell’era del web 2.0: il ruolo dei social network". Nel 2011, con il patrocinio della Presidenza della Repubblica, ha vinto il Premio Giovanni Giovannini – Nostalgia di Futuro per la tesi di laurea triennale in Storia dell’Arte Contemporanea dal titolo "Net.Art: l’arte di fare network". Inoltre, è co-founder del progetto Marina Abramovic Institute a New York dell’artista serba e a Napoli ha partecipato all’opera collettiva "Rebirth – Terzo Paradiso" di Michelangelo Pistoletto. Collabora con diverse redazioni italiane e straniere e alcune realtà culturali.