La fotografa Silvia Camporesi racconta la storia di Fabbriche di Careggine, il paese delle Alpi Apuane sommerso dall’acqua fin dagli Anni Quaranta per produrre energia elettrica. Riemerso solo in rarissime occasioni, quando il lago viene svuotato per lavori di manutenzione della diga, Fabbriche di Careggine rivive nell’opera in scala della Camporesi.

Difficile ricordare la prima volta in cui sentii parlare del paese fantasma di Fabbriche di Careggine, è certo però che qualche tempo fa ho ritrovato un mio appunto su un diario del 2007 che diceva: “Raggiungere Fabbriche di Careggine”.
Toscana, Alpi Apuane, un dedalo di percorsi scavati tra le montagne che conducono ai piedi di una valle: una grande estensione piana sulla quale, nel XIII secolo, una colonia di fabbri ferrai proveniente da Brescia fondò il paese di Fabbriche di Careggine, sulle rive del fiume Edron.  Trentuno case di pietra, una grande chiesa con abbinato il campanile, un ponte a tre arcate che permette di attraversare il fiume, un cimitero e pochissimo altro.
Accade poi che nel 1941, sotto il regime fascista, la società Selt-Valdarno (oggi Enel) decida che proprio in quella valle sia necessario creare un bacino per alimentare la produzione di energia elettrica, sbarrando il corso del fiume Edron. Un piano regolatore decreta lo sfollamento del paese costringendo i 146 abitanti a raccogliere le loro cose e a trasferirsi a Vagli di Sotto, il nuovo paese costruito fedelmente sulla struttura urbanistica di Fabbriche. L’acqua riempie gradualmente la valle e il piccolo paese di pietra lentamente scompare. Ma per quattro volte, nel 1958, nel 1974, nel 1983 e infine nel 1994, la diga necessita di manutenzione straordinaria e il lago viene svuotato. Il risultato è l’emersione del paese, che appare a ogni svuotamento sempre più diroccato, sempre più incolore. A Vagli di Sotto si racconta che nel 1994 la gente veniva da tutta Italia, intasando la statale per chilometri e chilometri, al fine di vedere il paese emerso. Si trovano foto ovunque, sul web e sui libri, il paese è del colore della terra secca e sembra finto, sembra un cartonato appoggiato sullo sfondo di cielo e montagne.

FABBRICHE DI CAREGGINE SOTTO 80 METRI D’ACQUA

Dal 2007, da quando ho scoperto l’esistenza di questa curiosa storia, ho aspettato invano un ulteriore svuotamento, annunciato regolarmente ogni anno, dato per certo da giornali a tiratura nazionale, poi ogni anno smentito come ricorrente e insistente fake news. Ho raccontato la storia in varie occasioni e c’era sempre qualcuno che mi diceva: “Io da piccolo ci sono stato”. Ho collezionato alcune fotografie di chi lo ha visitato in occasione dello svuotamento del ’94, persone che posano fiere in un giorno d’estate con alle spalle il paese di cartone.
Sono andata due volte a vedere Vagli di Sotto, sporgendomi dal ponte tibetano che attraversa il lago per guardare lo specchio d’acqua, nel tentativo di immaginare la posizione precisa del paese che giace silenzioso sotto 80 metri d’acqua.
Nemmeno un palombaro potrebbe raggiungerlo, il peso dell’acqua dolce sarebbe insostenibile e si troverebbe davanti solo un buio assoluto. Questo è quanto mi racconta un signore che incontro a Vagli e al quale chiedo informazioni; mi racconta inoltre che nel 2015 il sindaco emette un avviso pubblico di studi di fattibilità per la creazione di una capsula subacquea, al fine di avviare la fruizione turistica del paese. Una proposta folle, un’utopia, e la cosa ovviamente non ha alcun seguito.

Silvia Camporesi, Il Paese Sommerso, 2019, polittico
Silvia Camporesi, Il Paese Sommerso, 2019, polittico

IL PROGETTO DI SILVIA CAMPORESI

Il paese giace al buio, coperto da tonnellate d’acqua, ed è una certezza che non sarà mai più visibile. Mi chiedo quanto si sia sgretolato in questi anni, chissà cosa rimane delle 31 case, della chiesa, del campanile e del ponte a tre arcate. Mi reco in Comune e chiedo la mappa del paese realizzata in occasione dell’ultimo svuotamento, oltre a tutte le fotografie disponibili del paese emerso. Sulla base di quei documenti ricavo la forma e la dimensione delle singole case e, grazie all’aiuto di uno scultore professionista, per tutta l’estate del 2019 realizziamo ogni casa del paese, e poi la chiesa con il campanile, in scala 1:20, di gesso, creando le pareti e montandole assieme, per poi intagliare a mano le superfici dei modellini al fine di simulare i contorni delle pietre. Se non riuscirò a vedere il paese dal vivo almeno potrò ricreare l’illusione di averlo visto, dirò di averlo raggiunto in qualche modo, attraverso un viaggio subacqueo immaginario.
Mi figuro il palombaro che riesce a raggiungere le case, si avvicina, ha una luce che gli permette di fotografarle. Ed è quel che faccio in piccolo: usare un enorme acquario dove immergere i modellini delle case, per poi fotografarle alla giusta distanza, come fossero reali. Quindi ricolloco tutto il paese in un lago di acqua bassa e racconto con fotografie e video il momento in cui sta emergendo. Infine il paese è di nuovo in viaggio e questa volta giace in una cava, simulando così il momento finale, lo svuotamento avvenuto. Ho raggiunto Fabbriche di Careggine, l’ho fatto attraverso mappe, immagini di repertorio, libri, gesso, stampi, acquari, cave, fango.
Un giorno ricevo la mail di un amico che mi dice: “Ho visto il tuo lavoro su Fabbriche di Careggine. L’ho fotografato l’ultima volta che l’hanno prosciugato, mettendo una monetina tra due pietre del portale della chiesetta sperando di ritrovarla, se ci saremo, la prossima volta che riapparirà”.

Silvia Camporesi

www.silviacamporesi.it

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Silvia Camporesi
Silvia Camporesi (nata a Forlì nel 1973), laureata in filosofia, vive a Forlì. Attraverso i linguaggi della fotografia e del video costruisce racconti che traggono spunto dal mito, dalla letteratura, dalle religioni e dalla vita reale. Negli ultimi anni la sua ricerca è dedicata al paesaggio italiano.