A tu per tu con Patrizia Andreocci, storica dell’arte e curatrice della rassegna fotografica “Lucienne Bloch: dentro la vita di Frida Kahlo” in mostra alla Thesign Gallery di Roma fino al 1° luglio.

Patrizia Andreocci, curatrice della mostra capitolina che raccoglie oltre settanta scatti realizzati da Lucienne Bloch con protagonista Frida Kahlo, (Coyoacán, 1907-1954), riflette sul recente rilancio dell’artista messicana. Diventata, forse erroneamente, un’icona femminista.

Negli Anni ’70, le femministe hanno riportato in auge Frida Kahlo ergendola a simbolo della riscossa intellettuale delle donne. Negli Anni ’90 grande enfasi è stata posta sulla sua bisessualità. Quella che lo show business ci trasferisce è un’immagine calzante della vera Frida Kahlo?
Quando parliamo di Frida Kahlo non parliamo di rivoluzione femminile o femminista o di diritti degli omosessuali, che è una questione che emerge a partire dalla fine degli Anni ’80. Incanalare Frida Kahlo in questa sorta di ideale “lei era lesbica, lei era bisessuale” è sbagliato, equivale ad attribuirle un plus che non ha nulla a che vedere con l’artista. La Kahlo non riporta mai nei suoi quadri la sua sessualità, ma i suoi sentimenti e la sua vita. Possiamo parlare di suoi disegni che sono allusivi ma non della sua sessualità. Lei l’ha sempre vissuta in una sua maniera personale. Sono i tempi che chiaramente sfruttano questo aspetto.
Dire che Frida Kahlo è una femminista è quanto mai azzardato. Per tutta la vita continuerà a ripetere al marito di non essere riuscita a dargli un figlio e non ad avere un figlio, la differenza è lampante: biasima se stessa per non essere stata in grado di dare al suo uomo un figlio. Altro che femminista!

Diego & Frida Caught Kissing. Photo ©Lucienne Bloch
Diego & Frida Caught Kissing. Photo ©Lucienne Bloch

Eppure di Frida Kahlo femminista se ne sente parlare molto. A cosa si deve la riscoperta di Frida Kahlo e quali sono le ragioni dell’improvviso apprezzamento?
Credo che sia un segno dei tempi. Quadri all’asta, produzione cinematografica prolifica, scalpore destato da personaggi famosi come Madonna che comprano i suoi quadri e Frida Kahlo piano piano è venuta fuori. Ciò che mi stupisce è che, quando era in vita, è sempre stata vista come una passionaria, una donna che lottava per le libertà, ma non le libertà femminili.
Nel ’54 lei sta malissimo, non ha più una gamba ma prende parte a una manifestazione contro l’intervento degli Stati Uniti in Guatemala. È sulla sedia a rotelle, fisicamente distrutta, ma in testa ai cortei. Era un simbolo della lotta popolare, della lotta comunista, della riabilitazione delle classi più povere. Sul busto che ha portato per diverso tempo ha dipinto due aspetti essenziali della sua vita: un feto e i simboli del comunismo, la falce e il martello. Da una parte la voglia mai soddisfatta di maternità, dall’altra l’impegno politico. Questa continua enfasi su “Frida Kahlo la femminista” non esiste. Tutta la questione della lotta per il femminismo non c’è. Il simbolo di donna che lotta per il femminismo è un artificio, una cosa che è venuta fuori dopo, più costruita che altro. Frida è sfuggita alle sue stesse redini. Essendo diventata un personaggio pubblico, ognuno l’ha manipolata, facendone baluardo del proprio messaggio.

Orecchini della designer Alaya Bar, collezione ispirata a Frida Kahlo
Orecchini della designer Alaya Bar, collezione ispirata a Frida Kahlo

Frida Kahlo ha ispirato le passerelle di moda di Raffaella Curiel, Moschino, Dolce & Gabbana e persino una linea di monili. Il confine tra la donna e l’icona, l’artista e la star tende ad assottigliarsi in queste occasioni. Quanto rimane ancora della vera Frida Kahlo e quanto viene travisato?
I gioielli più che ispirati a lei sono ispirati alla tradizione messicana. Frida comprava i monili antichi dalle anziane dei paesi. Parliamo di collane tradizionali, legate alla storia e agli usi del Messico. Per quanto riguarda le passerelle, chiediamoci cosa ci faccia veramente pensare a Frida Kahlo. Forse i fiori delle modelle, la pettinatura, gli orecchini, ma non diremmo mai che la collezione è stata ispirata a lei, no. Anche perché Frida vestiva secondo la moda tipicamente locale. È chiaro che parliamo di moda e che ogni stilista elabora una sua reinterpretazione, ciascuna più o meno calzante rispetto alla realtà… Quello che Fida porta su di sé, e che fa diventare anche un must, è in realtà la tradizione messicana: gioielli e vestiti messicani. Poi in un certo senso ci ha giocato ed è diventata anche un po’ personaggio.

A proposito di personaggio, sul piano dell’abbigliamento, quanto Frida Kahlo sceglie per gusto e quanto per rendersi icona?
Io direi un 50 e 50. Da una parte c’è l’utilità di coprire le sue problematiche fisiche (la Kahlo nasce con la spina bifida e la poliomielite le aveva reso una gamba molto più sottile dell’altra), dall’altra parte il desiderio di sottolineare le proprie origini. Lei si sente così. Anche il fatto che non curi le sopracciglia unite, non tolga i baffi ma anzi li sottolinei proprio nei suoi quadri lascia intendere un messaggio chiaro: “Io sono così, prendere o lasciare”. Forse, strada facendo, quest’abitudine ha preso la mano ed è diventata personaggio quindi Frida ha cavalcato l’onda ed eccola che la ritroviamo con i nastri in testa, i fiori e i colori sgargianti. Ma tutti noi alla fine siamo così, ci sentiamo bene in alcuni anni e restiamo così.

Clelia Russo

Evento correlato
Nome eventoLucienne Bloch - Dentro la vita di Frida Kahlo
Vernissage05/05/2017
Duratadal 05/05/2017 al 01/07/2017
AutoreLucienne Bloch
Generifotografia, personale
Spazio espositivoTHESIGN GALLERY
IndirizzoVia Piemonte 125/A - Roma - Lazio
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Clelia Russo
Nata a Napoli, ha conseguito la laurea triennale in Economics and Business alla LUISS Guido Carli nel 2016. Attualmente e iscritta alla magistrale in Finance presso lo stesso ateneo. Nella città d'origine ha iniziato a coltivare la passione per l'arte classica romana e greca ma è a Roma che ha subito il fascino dell'arte contemporanea.