Donald Trump presidente? Il fotografo Andreas Gursky aveva già previsto tutto. Parola di Jerry Saltz

Su Vulture il critico americano fa un’appassionante parallelo tra le elezioni americane e l’algoritmo di Amazon. Con un’opera iconica di Andreas Gursky che sembra provenire dal futuro

Andreas Gursky, Amazon, 2016, foto © Andreas Gursky, 2016 Artists Rights Society (ARS), New York, VG Bild-Kunst, Bonn, courtesy Gagosian
Andreas Gursky, Amazon, 2016, foto © Andreas Gursky, 2016 Artists Rights Society (ARS), New York, VG Bild-Kunst, Bonn, courtesy Gagosian

Gli artisti spesso predicono il futuro, vedono la superficie prima di metterla in forma e di inserirla in un lavoro, che poi, più tardi, nel tempo, esplode come una bomba”. A parlare è il famoso critico americano Jerry Saltz, tra i più efficaci interpreti dell’arte di questo tempo, che sulle pagine di Vulture racconta di un vero e proprio caso di “predizione” da parte dell’artista tedesco Andreas Gursky. Nel mese precedente al fatidico e terribile 11 settembre del 2001, Gursky aveva realizzato l’opera 99 Cent II, un affollato ritratto di una vuota società dei consumi a buon mercato, colorati, affascinanti e prismatici, organizzati in scaffali per la gioia degli amanti dello shopping. I compratori, abbacinati e intorpiditi, si sveglieranno presto nell’America e nel mondo – che ha ignorato i ripetuti segnali di presentimento internazionale – degli attacchi terroristici.

OOPS…I DID IT AGAIN!
L’artista preveggente l’ha fatto di nuovo, con l’opera Amazon, realizzata un mese prima delle elezioni americane. “L’immagine è semplice, riconoscibile, quasi banale, il vasto interno di un magazzino Amazon a Seattle. È vuoto di tutto, ma contiene una teoria senza fine di scaffali pieni di merci”, scrive Saltz. “Amazon è un’immagine (a differenza delle opere più famose di Gursky) non è un insieme di centinaia di piastrelle come spesso avviene nel campo della fotografia digitale. Tutto è ugualmente a fuoco, con una vividezza inquietante, questo è il modo in cui gli insetti vedono il mondo”. La differenza con l’opera 99 Cent II è lampante. Nel 2001 (e nella foto) gli spettatori si crogiolavano in un luogo senza fine, alla ricerca di confini, in uno spazio che abbiamo tutti navigato. “In Amazon non stiamo realmente guardando uno spazio, di cui peraltro non siamo a conoscenza. Stiamo invece assistendo ad un ‘algoritmo’ fatto carne, un labirinto borgesiano o kafkiano di cause, effetti, ritmi e rapporti. Il critico d’arte che è in me vede un’opera di land art alla Robert Smithson, o una ipervisione di tutti gli edifici del 1966 di Ed Ruscha su Sunset Strip”. Gli oggetti infatti non sono inventariati per categoria ma per algoritmo. Se compri x, allora è probabile che comprerai anche y.

LA PREFIGURAZIONE DI DONALD TRUMP
Quella di Gursky è per Saltz un immagine che viene dal futuro, che racconta un nuovo ordine nel mondo, quello inventariato in maniera diversa dal 2001, di Amazon. “La settimana dopo le elezioni ho visto questa foto una seconda volta e ho notato qualcosa che mi ha fatto rizzare i peli sul collo. Nella parte inferiore dell’immagine una tazza ‘Donald Trump for President’”. Sulla scorta di ciò che prevede l’algoritmo l’immagine dunque svela come in un time-lapse, attraverso le merci, l’identità di chi vota Trump, compra la tazza Trump, della America che ha votato Trump, mettendo in scena con gli oggetti il corpo dell’elettorato. “Ho dunque ripensato all’ultimo raduno per Hillary Clinton la settimana prima delle elezioni, con Bon Jovi e Bruce Springsteen che cantavano per lei e per convincere gli americani a votarla. Mi sono ricordato di Amazon; lo script era stato capovolto e nessuno lo sapeva ancora. Anche sei modelli erano lì; nessun sensazionalismo apocalittico e romantico. Il cambiamento di paradigma era già in azione”.

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