The Summer Show. Orlando Myxx a Modena

A Modena inaugura “The Summer Show 2016”, mostra che espone i progetti degli allievi del master sull’immagine di Fondazione Fotografia. Tra tutti i lavori, abbiamo pensato di proporvi quello di Orlando Myxx, cui abbiamo chiesto di illustrare una ricerca che lo ha coinvolto in prima persona, e fino alla profondità del suo essere.

Orlando Myxx, Orlando. The Origin, 2015, fotografia
Orlando Myxx, Orlando. The Origin, 2015, fotografia

Non è solo uno degli studenti del prestigioso master modenese. Orlando Myxx (Dolo, 1974) è stato pure selezionato dall’European Photograpy Award, entrando nella rosa dei finalisti insieme a Sara Vighi (Reggio Emilia, 1969): un riconoscimento assegnato ai migliori allievi delle scuole di fotografia europee, e Fondazione Fotografia di Modena è ora una di queste. Per l’esposizione che chiude il biennio di alta formazione, il fotografo propone Orlando: in between, un progetto autobiografico che documenta, in immagini dal forte impatto, la trasformazione del suo stesso corpo e gli sconvolgimenti che ne sono derivati.

Come si è sviluppato questo lavoro che ha per protagonista il tuo corpo “in trasformazione”, da femminile a maschile?
Tutto è cominciato dalla provocazione del fotografo Enrico Bossan: mi disse che, per realizzare un progetto fotografico, dovevo partire da me. Era il 2012 e stavo cominciando a interrogarmi sulla mia dimensione maschile, così elaborai l’idea di Maschilità XX, una serie di ritratti fotografici e poetici che esplorano l’ampia gamma di modalità con cui persone nate con il cromosoma XX vivono la maschilità. La mia dimensione maschile allora era così forte da voler intraprendere il non facile percorso di transizione di genere da donna a uomo: ho passato un periodo in cui mi sentivo senza un’identità, frammentato, pieno di paura. Ciò che vivevo dentro era così destabilizzante che ho dovuto farlo emergere, anche attraverso la fotografia, che ha cominciato ad assumere una funzione terapeutica. Ne è nato Orlando: the Origin (2015): ho cominciato a usare il mio corpo per esprimere non tanto le sue trasformazioni, ma piuttosto le dinamiche interiori da cui veniva scosso. L’esigenza “fotografica” mi si è manifestata fortemente anche dopo aver avviato il lungo e complesso percorso di transizione, nel momento in cui, con l’assunzione di testosterone, mi sentivo un essere indefinito, a metà fra i due generi, fisicamente e interiormente. Con Orlando: in between sono passato dall’immagine fotografica al video, quindi all’immagine in movimento, per esprimere la necessità di spingere ulteriormente sulle dinamiche interiori.

Orlando Myxx, Alice&Elena, serie Maschilità XX, fotografia
Orlando Myxx, Alice&Elena, serie Maschilità XX, fotografia

Il nome che hai scelto ha una radice letteraria che conduce a Virginia Woolf, vero? 
Esatto: Orlando. A biography è il primo romanzo che tematizza la questione dell’identità di genere e anticipa la tesi fondante i Queer Studies, e cioè che il genere sia un portato culturale. Orlando è un personaggio che ho sentito subito affine, sia caratterialmente sia perché è un essere androgino, e infine attraversa tante vite, rinnovandosi ogni volta. Ma la cosa più meravigliosa è che il romanzo è ispirato a una donna, Vita Sackville West, che fu amante della Woolf: una donna che viene trasformata in un personaggio letterario maschile e che a sua volta torna a essere donna, in una fluidità di generi che oggi chiameremmo “gender fluid”.

Vi sono riferimenti, nel tuo lavoro, agli studi di genere?
Sì, il mio riferimento teorico sono i Queer Studies di area anglosassone, ricerche accademiche volte a criticare le categorie che dovrebbero definire l’identità di un soggetto e che invece finiscono per imprigionare e far sentire esclusi quelli che sono “diversi”. “Queer” significa strano, sghembo, non assimilabile, alieno rispetto a un contesto uniforme e prevedibile. Faccio riferimento principalmente a Judith Butler e Judith “Jack” Halberstam. La prima è autrice di Disfare il genere (2004), a cui devo la suggestione che il genere sia qualcosa che performiamo in base a delle norme sociali e il concetto dell’importanza del linguaggio nel plasmare la nostra identità di genere, che si riflette nel mio lavoro nelle “a” e le “o” sulle bende che mi fasciano la testa, mentre all’idea di disfare il genere si rifanno le bende a terra. La seconda ha scritto Female Masculinity (1998), a cui è direttamente ispirato il mio progetto Maschilità XX.

Orlando Myxx, Orlando. Not framed, 2016, fotografia
Orlando Myxx, Orlando. Not framed, 2016, fotografia

Che ruolo ha il mondo LGTB nell’arte contemporanea? I tuoi progetti potrebbero essere uno strumento di lotta contro il pregiudizio?
È quello che auspico. Nel mio lavoro c’è il desiderio di far conoscere e di suscitare delle riflessioni su tematiche poco note; mi piacerebbe che le mie opere fossero un modo per stabilire un contatto con un mondo spesso sentito come distante e per far percepire la complessità di questo percorso di rifondazione dell’identità. Nei paesi anglosassoni le tematiche LGBT e queer si stanno già affermando, mentre in Italia fanno fatica a essere riconosciute, prima ancora che conosciute. Appartengono a un sottobosco di artisti o studiosi che raramente riescono a trovare una collocazione nel sistema artistico o accademico mainstream, eppure un fermento esiste, come dimostra anche una prima mappatura nella piattaforma Archivio Queer Italia.

La foto selezionata dall’European Photography Award ritrae un interno di un ospedale. Perché?
Orlando: not framed affronta una riflessione culturale: la foto è stata scattata all’interno di un ex ospedale, di fatto il luogo in cui veniamo assegnati, nel momento della nascita, a una delle due categorie, “maschio” o “femmina”, e quindi veniamo “inquadrati” (in inglese “framed”). Si tratta di un’unica immagine iconica, di cui ho accentuato la dimensione metafisica e atemporale e che ho cercato di rendere come qualcosa che si impone in maniera “pesante” con la scelta di fare una stampa di grandi dimensioni.

Marta Santacatterina

Modena // fino al 17 luglio 2016
The Summer Show 2016 – Lo stato delle cose
FONDAZIONE FOTOGRAFIA MODENA
Via Bono da Nonantola 2
335 1621739
[email protected]afia.org
www.fondazionefotografia.org

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/54296/the-summer-show-2016/

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Marta Santacatterina
Marta Santacatterina è giornalista pubblicista e dottore di ricerca in Storia dell'arte, titolo conseguito presso l'Università degli Studi di Parma. È editor freelance per conto di varie case editrici e, dal 2015, ricopre il ruolo di direttore sia di Fermoeditore sia della rivista online della stessa casa editrice, "fermomag", sulla quale cura in particolare le rubriche dedicate all'arte e alle mostre. Collabora con "Artribune" fin dalla nascita della rivista, nel 2011.