Non una ricognizione sul ritorno alla pittura ma un’indagine sul genius loci pittorico italiano: la mostra alle Gallerie d’Italia spazia da Cucchi a Merz, da Schifano a Baj passando per nomi inaspettati come Carol Rama.

La mostra Painting is back alle Gallerie d’Italia di Milano presenta una gamma di ricerche e di autori più ampia di quel che si associa abitualmente al ritorno alla pittura degli Anni Ottanta in Italia. Naturalmente non mancano i “proverbiali” transavanguardisti: l’imponente dipinto Le stimmate (1980) di Enzo Cucchi accoglie il visitatore e funziona come opera simbolo dell’intera mostra; anche i suoi sodali Clemente, Paladino, De Maria, Chia sono presenti con opere che spesso colgono le prime fasi della loro “trasformazione”, sottintendendo come alcuni di essi abbiano pregressi concettuali e abbiano sperimentato altri mezzi espressivi.
Ma, nella rassegna curata da Luca Massimo Barbero, non mancano nomi inaspettati, come Carol Rama: l’uso da parte sua di elementi pittorici sembra in effetti più imputabile a un eclettismo di base che a un’adesione allo spirito del tempo.

Aldo Spoldi, Le avventure di Gordon Pym, 1981, tecnica mista su carta incollata su tavola, 220 x 190 cm. Collezione Intesa Sanpaolo © Archivio Patrimonio Artistico Intesa Sanpaolo. Photo Paolo Vandrasch, Milano
Aldo Spoldi, Le avventure di Gordon Pym, 1981, tecnica mista su carta incollata su tavola, 220 x 190 cm. Collezione Intesa Sanpaolo © Archivio Patrimonio Artistico Intesa Sanpaolo. Photo Paolo Vandrasch, Milano

UNA MOSTRA SULLA PITTURA

L’intento della mostra è dunque più ampio di una ricognizione: il sottinteso è che la pittura in Italia non è mai morta (forse col senno di poi il discorso vale per ogni nazione) e che nel generale ritorno alla pittura degli Anni Ottanta esistesse una specificità italiana, un genius loci che non dimenticava la tradizione anche recente.
Non a caso sono in mostra pittori come Angeli, Adami e Tadini, che dipingevano da molto prima e non modificarono in modo così sostanziale il loro stile nel decennio in questione, oltre ad altri autori inclassificabili in un genere o nella “moda” del momento come Gino De Dominicis, Luigi Ontani, Aldo Mondino.
Non si può in ogni caso negare che la pittura fu un fenomeno travolgente in quel periodo e coinvolse anche poveristi come Mario Merz, che pure la utilizzò in forma ibrida come dimostra il suo Guardiano (1981).

Enzo Cucchi, Senza titolo (Piccolo personaggio marchigiano), 1979, olio su tela, 89,50 x 65 cm. Collezione D'Ercole, Roma © Gaia Schiavinotto
Enzo Cucchi, Senza titolo (Piccolo personaggio marchigiano), 1979, olio su tela, 89,50 x 65 cm. Collezione D’Ercole, Roma © Gaia Schiavinotto

LE OPERE ESPOSTE A MILANO

Il percorso è dunque vario e frastagliato, con opere spesso “laterali” rispetto a quel che ci si aspetterebbe dal singolo artista in una rassegna su questo tema. Alcuni lavori, soprattutto i più “ibridi”, dimostrano di aver resistito al cambiare dei tempi, altri, soprattutto quelli più “diretti”, meno. A passaggi più raccolti con opere di piccola dimensione si alternano “esplosioni” di quadri monumentali, dai felicemente eccessivi dipinti di Mario Schifano alle opere più “muscolari” della Transavanguardia.
Si riscoprono poi artisti trascurati come Ernesto Tatafiore, ci si imbatte nelle sovrapitture di Rotella del 1990 e ci si concentra su un altro “decano” come Enrico Baj: al suo Mondo delle idee del 1983, tela dipinta a spray di 19 metri di lunghezza, viene dedicato uno spazio monografico.
E per contestualizzare l’atmosfera dell’epoca al di là della pittura si sconfina anche nella videoinstallazione, con lo storico Il nuotatore (va troppo spesso ad Heidelberg) di Studio Azzurro del 1984, che occupa l’intera sala centrale con i suoi 25 monitor “comunicanti”.

Stefano Castelli

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Nome eventoPainting is back. Anni Ottanta, la pittura in Italia
Vernissage02/06/2021 no
Duratadal 02/06/2021 al 03/10/2021
CuratoreLuca Massimo Barbero
Generiarte moderna e contemporanea, collettiva
Spazio espositivoGALLERIE D'ITALIA - PIAZZA SCALA
IndirizzoPiazza della Scala, 6 - 20121 - Milano - Lombardia
EditoreSKIRA
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Stefano Castelli
Stefano Castelli (nato a Milano nel 1979, dove vive e lavora) è critico d'arte, curatore indipendente e giornalista. Laureato in Scienze politiche con una tesi su Andy Warhol, adotta nei confronti dell'arte un approccio antiformalista che coniuga estetica ed etica. Nel 2007 ha vinto il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli. Pubblica regolarmente i suoi articoli dal 2007 su Arte, dal 2011 su Artribune e dal 2018 su IL-mensile de Il Sole 24 ore. Collabora anche con Antiquariato. Dal 2004 a oggi ha curato numerose mostre in spazi privati e pubblici, di artisti affermati ed emergenti. Dal 2016 è nel comitato curatoriale del Premio arti visive San Fedele. Nel 2020 ha pubblicato il saggio "Radicale e radicante – Sul pensiero di Nicolas Bourriaud" (Postmediabooks) e tradotto il saggio "Inclusioni" di Nicolas Bourriaud (Postmediabooks).