La Transavanguardia? Solo un’etichetta. Da New York Francesco Clemente attacca ABO

Il protagonista del gruppo raccoltosi attorno ad Achille Bonito Oliva svela in un’intervista come per lui le neoavanguardie degli anni ‘80 siano state solo una finestra di libertà e di avventura, che non durò però a lungo

Francesco Clemente
Francesco Clemente

Non erano nulla più che etichette. Era più un momento di sintonia, in cui diverse persone in diverse parti del mondo sono tornate a fare arte basata sulla vita, piuttosto che su altra arte”. Con nonchalance, con la calma olimpica che gli viene dalla spiritualità orientale, Francesco Clemente (Napoli, 1952) liquida così almeno un decennio di speculazioni sul – reale, o fittizio? – ritorno tardonovecentesco delle avanguardie. Lo fa rispondendo da New York – dalla fine degli anni ‘70 la sua città adottiva – a un’ampia intervista del quotidiano spagnolo ABC, che ne ripercorre vita e carriere dagli anni dell’adolescenza fino a oggi. “Un’intera generazione di artisti mancava di un’adeguata formazione teorica, e a nessuno interessava questo”, continua l’artista, sempre riferendosi agli anni Ottanta. “Per questo sono finiti per ritrovarsi uniti sotto alcune etichette, quelle che tutto conoscono, dal Neoespressionismo alla Transavanguardia”.

UNA FINESTRA DI LIBERTÀ E DI AVVENTURA
Già, perché nella sua lucida analisi Clemente non manca di guardare con prospettiva al gruppo che comunque proiettò lui – assieme a compagni di percorso come Enzo Cucchi, Sandro Chia, Mimmo Paladino, Nicola De Maria – sulla ribalta artistica internazionale, quella Transavanguardia teorizzata nel 1979 da Achille Bonito Oliva. “Non è mai stato un vero movimento”, sentenzia l’artista. “Credo che quegli anni siano stati una finestra di libertà e di avventura, che non durò però a lungo”. E oggi, come si sente rispetto alle dinamiche creative?, chiede l’intervistatore. “Oggi ci troviamo di fronte a uno stile internazionale che è in qualche modo molto neutro e altrettanto accademico, se si vuole. Ancora una volta, posso dire di essere stato molto fortunato a trovarmi nel posto giusto al momento giusto”.

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