L’artista Michael Heizer ha costruito una città senza abitanti nel Nevada. E oggi si visita anche in un videogioco
Con l’installazione “City”, l’artista americano si interroga sul significato della città contemporanea, che esiste quando e perché il corpo riesce a leggerla. Così il movimento nello spazio diventa un gesto rituale, che produce memoria e appartenenza
Ci sono voluti più di 50 anni di lavoro e oltre 40 milioni di dollari per portare a termine la monumentale installazione City, nel deserto del Nevada. Il progetto mastodontico si deve all’artista Michael Heizer, e si compone di una serie di interventi scultorei su un’area lunga circa 2 chilometri e larga mezzo.
Così, dopo gli episodi dedicati alla mobilità atmosferica di Aerocene, alla scala urbana e planetaria di Planet City, all’intelligenza artificiale di NOX e agli organismi artificiali di Anicka Yi, poi quelli incentrati sulla percezione dello spazio secondo Olafur Eliasson, la Benzene Float di Monia Al Qadiri e i tecnofossili di Adrian Villar Rojas, l’ottavo appuntamento della serie video L’arte anticipa il futuro, promossa da School of Vision in collaborazione con ENI e ROAD, prende in esame proprio l’opera di Heizer per riflettere sul significato di città contemporanea, spostando l’asse su chi la percorre e la abita, validandone l’esistenza.
Il progetto “City” di Michael Heizer
Dal 1970 al 2022, Heizer ha lavorato al progetto City: un miglio e mezzo di terra compattata, roccia e cemento, modellati sotto la linea dell’orizzonte nel deserto del Nevada. Le regole per vederla sono stringenti: massimo sei visitatori al giorno, solo in alcuni periodi dell’anno, al costo di 150 dollari a persona. Nessuna fotografia permessa (ma proprio di recente l’artista digitale Lily Belmira ha diffuso il videogioco che permette di esplorare City online, e gratuitamente). Nel suo progetto, Heizer ha eliminato tutti gli elementi che solitamente associamo a una città: niente abitazioni né servizi; solo uno spazio che ora mostra l’orizzonte, poi lo nasconde. Aprendosi e poi restringendosi, in funzione del movimento di chi attraversa l’opera.
Il movimento dei corpi che plasma la città contemporanea
L’intuizione di City affonda le radici nelle civiltà precolombiane: a Chichén Itzá, attraversando piazze e assi cerimoniali, la comunità trasformava il movimento nello spazio in un rito capace di legare la vita umana al cosmo. Negli Anni Sessanta, l’urbanista Kevin Lynch dimostrò come anche la città contemporanea fosse percepita attraverso percorsi, margini, nodi, punti di riferimento: una città esiste perché il corpo riesce a leggerla. E con City, Heizer recupera la funzione rituale dello spazio, attribuendo al movimento il compito di produrre concentrazione, memoria, appartenenza. Per questo la città ideata dall’artista sembra progettata fin dall’inizio come una rovina: una struttura destinata a durare oltre il presente e assumere significati diversi per le civiltà che verranno.
Michael Heizer per “L’arte anticipa il futuro”
Michael Heizer è nato a Berkeley, California, nel 1944. Figlio di un archeologo, ha costruito la sua ricerca intorno al paesaggio, alla scala monumentale e al rapporto tra corpo umano e terra. È tra i fondatori della Land Art.
Il progetto L’arte anticipa il futuro si articola in 14 puntate e nasce con l’intento di analizzare opere di artisti contemporanei internazionali che stanno anticipando il futuro della mobilità, dell’energia, delle città e della sostenibilità. Per il mondo dell’impresa e della scienza, mettersi all’ascolto di questo sguardo significa attingere a un’intelligenza del futuro. Ogni puntata è introdotta e raccontata da Marco Bassan, fondatore di Spazio Taverna e direttore scientifico della School of Vision.
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