L’arte anticipa il futuro: Liam Young immagina una città per 10 miliardi di persone
Nel secondo episodio della serie video promossa da School of Vision in collaborazione con ENI e ROAD, l’architetto e filmmaker australiano racconta Planet City, una visione radicale che ripensa il rapporto tra urbanizzazione, infrastrutture e rigenerazione ecologica
Dopo il primo episodio dedicato alla mobilità atmosferica e solare di Tomàs Saraceno, questo secondo appuntamento della serie L’arte anticipa il futuro (la nuova rubrica editoriale promossa da School of Vision in collaborazione con ENI e ROAD e visibile su Artribune ogni due settimane) sposta il campo di osservazione sulla scala urbana e planetaria.
Quale forma dovrà assumere la presenza umana sulla Terra in un’epoca segnata dalla crescita demografica, dal consumo di suolo, dalla crisi climatica e dalla pressione sulle infrastrutture? È da questa domanda che prende forma Planet City, il progetto visionario di Liam Young (Australia, 1979) che immagina una metropoli capace di accogliere l’intera popolazione mondiale in un unico insediamento iperdenso, restituendo il resto del pianeta alla rigenerazione ecologica.
“L’arte anticipa il futuro”. La serie video di School of Vision
Attraverso una serie video in 14 episodi, il progetto analizza il lavoro di artisti contemporanei internazionali che stanno anticipando i cambiamenti legati alla mobilità, all’energia, alle città e alla sostenibilità. Al centro della riflessione c’è il ruolo dell’arte come strumento capace di intercettare i cosiddetti weak signals, i segnali deboli che attraversano il presente e anticipano trasformazioni ancora invisibili agli strumenti tradizionali di analisi. Ogni puntata è introdotta e raccontata da Marco Bassan, fondatore di Spazio Taverna e direttore scientifico della School of Vision.
Liam Young, l’architetto che progetta i futuri
Designer, regista e produttore australiano attivo a Los Angeles, Liam Young sviluppa una ricerca che attraversa architettura, cinema, design fiction e tecnologie emergenti. Definito dalla BBC “l’uomo che progetta i nostri futuri”, costruisce mondi speculativi che funzionano al tempo stesso come racconti del domani e come strumenti per interrogare le questioni ambientali, tecnologiche e urbane del presente. I suoi film e progetti sono stati presentati in contesti internazionali come il Metropolitan Museum of Art di New York, la Royal Academy, la Biennale di Venezia, Tribeca e SXSW, oltre a essere trasmessi da emittenti e piattaforme come BBC, Channel 4 e Apple TV+. Le sue opere fanno parte delle collezioni di istituzioni come il Met di New York, l’Art Institute of Chicago, il Victoria and Albert Museum di Londra, la National Gallery of Victoria e il museo M+ di Hong Kong.
Il futuro delle città secondo Liam Young con “Planet City”
Attraverso film, realtà virtuale, worldbuilding e architettura speculativa, Planet City apre una riflessione radicale sul futuro dell’urbanizzazione e delle infrastrutture globali. Il progetto immagina uno scenario estremo: dieci miliardi di persone concentrate in un’unica città, mentre il resto della Terra viene liberato dalla presenza umana e restituito ai processi di rigenerazione ecologica e alla wilderness. Il futuro della città, visto attraverso Planet City, diventa così una questione culturale, politica e infrastrutturale prima ancora che architettonica. Riguarda il modo in cui distribuiamo la presenza umana sul pianeta, consumiamo suolo, organizziamo energia, mobilità e risorse, e immaginiamo nuove forme di convivenza collettiva. Nel secondo episodio della serie, è lo stesso Liam Young a guidare il pubblico all’interno di questo universo speculativo, mostrando come una visione apparentemente impossibile possa diventare uno strumento per ripensare criticamente il presente.
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