Mire Lee trasforma la Tate di Londra in un organismo industriale: cosa c’entra con l’intelligenza artificiale?
L'ottavo episodio della serie video promossa da School of Vision si concentra su “Open Wound”, l'installazione robotica dell'artista sudcoreana che nel 2024 ha trasformato la Turbine Hall in un organismo industriale
Torna L’arte anticipa il futuro, la rubrica editoriale promossa da School of Vision in collaborazione con ENI e ROAD e visibile su Artribune ogni due settimane, che attraverso temi e ricerche di artisti contemporanei indaga nuove possibili prospettive per rileggere le città del domani. Dopo gli episodi dedicati alla mobilità atmosferica e solare con Tomas Saraceno, l’urbanizzazione con Liam Young e il dinamismo avanguardista di Anicka Yi, si passa a un’altra artista sudcoreana, Mire Lee, che con le sue installazioni dà forma alla materia dell’energia, industriale e dell’intelligenza artificiale. Attraverso una serie video in 14 episodi, il progetto analizza il lavoro di artisti contemporanei internazionali che stanno anticipando i cambiamenti legati alla mobilità, all’energia, alle città e alla sostenibilità. Al centro della riflessione c’è il ruolo dell’arte come strumento capace di intercettare i cosiddetti weak signals, i segnali deboli che attraversano il presente e anticipano trasformazioni ancora invisibili agli strumenti tradizionali di analisi. Ogni puntata è introdotta e raccontata da Marco Bassan, fondatore di Spazio Taverna e direttore scientifico della School of Vision.
Mire Lee: l’artista che dà forma al deterioramento energetico
Nel 2024 Mire Lee (Seul, 1988) trasformò la Turbine Hall della Tate Modern di Londra in una sorta di fabbrica vivente con l’installazione Open Wound. Lo spazio che un tempo ospitava i generatori elettrici della Bankside Power Station, venne ripensato dall’artista come un grande organismo industriale nel quale macchine, materiali e persone partecipavano a un processo continuo di produzione e deterioramento. Al centro della sala, sospesa a una gru a soffitto, una turbina motorizzata lunga sette metri ruotava lentamente. Dalla macchina si diramavano tubi flessibili in silicone, simili a tentacoli, dai quali veniva pompato un liquido viscoso che colava. Dal soffitto pendevano grandi membrane di tessuto che il liquido impregnava progressivamente, modificandone la consistenza e la forma. Una volta bagnate, le membrane venivano spostate dai tecnici e lasciate indurire su strutture vicine, prima di essere nuovamente trascinate nello spazio della Turbine Hall. Nel corso dell’esposizione, nuove forme si accumulavano nella sala, come se fossero generate dal corpo stesso dell’edificio. Open Wound mostrava così il funzionamento di una fabbrica senza nasconderne la fatica. La produzione non appariva come un processo lineare ed efficiente, ma come un ciclo fatto di movimento, pressione, peso, trasformazione e usura, lo stesso che caratterizza anche il funzionamento delle intelligenze artificiali.
Una mente slegata dal corpo: un presupposto (errato) dell’evoluzione informatica
La riflessione della studiosa Katherine Hayles sulla cultura cibernetica aiuta a leggere questa contraddizione. Nel corso del Novecento, l’informazione è stata progressivamente concepita come qualcosa di separabile dalla materia e dal corpo che la sostiene. L’idea di una mente astratta, trasferibile e indipendente dalla dimensione fisica ha accompagnato l’evoluzione dell’informatica e dell’intelligenza artificiale. Open Wound sembrava muoversi nella direzione opposta. Attraverso tubi, liquidi, motori e superfici organiche, l’opera riportava l’attenzione proprio su ciò che il linguaggio della tecnologia tende a rendere invisibile: la sua anatomia industriale. L’intelligenza artificiale, letta attraverso il lavoro di Lee, cessava di apparire come una mente pura e rivelava il corpo che la rende possibile.
Chi è Mire Lee?
Nata a Seul nel 1988, Mire Lee è conosciuta per le sue installazioni cinetiche e viscerali, nelle quali esplora il rapporto tra erotismo, vulnerabilità e decadimento. La sua ricerca, influenzata dalla scultura, dalla poesia, dal body horror e dalla cultura fetish, combina materiali industriali come silicone, cemento, tubi in PVC, lubrificanti, pompe e motori elettrici. Attraverso questi elementi l’artista costruisce ambienti che sembrano trovarsi in uno stato permanente di trasformazione, sospesi tra crescita e collasso. Tra le principali mostre istituzionali spiccano la Turbine Hall della Tate Modern con Open Wound nel 2024 (per Hyundai Commission) e il Museum MMK für Moderne Kunst di Francoforte con la mostra Look, I’m a fountain of filth raving mad with love dove, nel 2022, presentò betoniere recuperate che mescolavano liquidi e detriti edilizi, insieme a opere video e interventi testuali. Anche la produzione video dell’artista ha affrontato temi come voyeurismo e violenza, ne è un esempio Faces (2016).
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