“Lo stato del mondo? Un atto di follia”. Intervista con Ai Weiwei che arriva a Milano con un’installazione a sorpresa

Per il Fuorisalone 2026 la storia azienda di tessuti Rubelli ha collaborato con l’artista e attivista cinese a un progetto immersivo che unisce il sapere millenario della seta a un messaggio politico

Telecamere di sorveglianza, manette, icone della comunicazione digitale compaiono insieme, intessute con fili di seta e d’oro, in una grande scatola scenica: è un’installazione fuori dal comune quella in arrivo a sorpresa nello showroom milanese di Rubelli, storica azienda veneziana di tessuti d’arredamento di pregio. Perché è fuori dal comune il suo autore: il celebre artista e attivista cinese Ai Weiwei.

“Lo stato del mondo? Un atto di follia”. Intervista con Ai Weiwei che arriva a Milano con un’installazione a sorpresa
Selvedge signed by Aiweiwei

La grande installazione di Ai Weiwei a Milano

L’opera site specific, visibile solo durante il Fuorisalone 2026 in Via Fatebenefratelli, ha al proprio centro un grande lampasso, un prezioso tessuto decorato che avvolge gli spettatori nel mondo simbolico di Ai Weiwei. Sul tessuto, in rilievo, compaiono infatti le icone delle battaglie politiche dell’artista: ci sono l’occhio digitale del controllo sociale, le catene della prigionia, l’uccellino di Twitter come riferimento alla libertà di parola su internet e l’alpaca come simbolo della lotta contro la censura cinese. I visitatori, che potranno entrare nell’installazione immersiva dal 16 aprile al 15 maggio, avranno anche modo di seguire i passi della creazione tramite un docufilm, che permetterà loro di con mano sia la complessità del lavoro tessile sia la stratificazione dei significati infusi nel progetto. Ne abbiamo parlato con l’artista.

“Lo stato del mondo? Un atto di follia”. Intervista con Ai Weiwei che arriva a Milano con un’installazione a sorpresa
Ai Weiwei’s work

Ai Weiwei a Milano con una grande opera politica. L’intervista

La sua opera a Milano riflette lo stato del mondo.
Non possiamo fare a meno di notare, né possiamo trascurare tutto ciò che sta accadendo: i grandi danni causati dall’irrazionalità, dalla violenza, dall’idiozia e dall’avidità. Questa non è la trama di un romanzo, ma ciò che sta accadendo quotidianamente sotto i nostri occhi. La brutale devastazione di Gaza da parte di Israele o le azioni degli Stati Uniti e di Israele verso l’Iran oggi vengono compiute in modo assolutamente sconsiderato e irrazionale e senza un minimo senso di vergogna: un atto di follia.

È un momento di grande dolore.
Data questa situazione, qualsiasi persona dotata di coscienza si sentirebbe impotente e proverebbe dolore. Questo dolore scaturisce dalla realtà profonda della nostra psiche e delle nostre emozioni. Solo a questa profondità possiamo iniziare a capire perché l’amore e la bellezza, l’estetica e l’etica di base rappresentino le uniche possibilità in grado di sanare tale male. Se il pensiero degli individui non nascerà dall’amore e da una comprensione più profonda dell’ordine del mondo vivremo sempre nella barbarie. Si ripeterebbe all’infinito, in un ciclo ininterrotto. A Milano, gli sforzi che stiamo compiendo con l’azienda serica Rubelli cercano di attingere a quella saggezza e a quella “capacità di fare” dell’antico passato dell’umanità che intendiamo presentare al mondo.

Come si inserisce questo progetto nel suo percorso stilistico?
La mia arte, se parliamo di stile, non ha uno stile. O meglio, il mio stile è quello di essere un essere umano. Gli esseri umani hanno un tempo per la veglia, un tempo per il riposo, un tempo per il lavoro e per il piacere, un tempo per il tramonto, proprio come la natura ha le sue quattro stagioni. Non sono io a controllare questa evoluzione; al contrario, io sono un oggetto che assorbe aria e acqua dal mondo che mi circonda.

“Lo stato del mondo? Un atto di follia”. Intervista con Ai Weiwei che arriva a Milano con un’installazione a sorpresa
Ai Weiwei e Nicolò Favaretto di Rubelli

Ai Weiwei e la seta: la collezione dell’artista cinese

Qual è il suo legame con la seta?
Sono sempre stato tentato dalla seta: il fatto che gli antichi parlassero di “mare blu che si trasforma in campi di gelsi” (沧海桑田) ci fa capire come i primi esseri umani, i nostri antenati, fossero già in grado di utilizzare la seta dei bachi. Il popolo cinese, che ne è stato a lungo profondamente affascinato e appassionato, ha prodotto opere in seta di vario genere. Io le colleziono. Ancora non riesco a credere a ciò che vedo: prima che esistessero i macchinari moderni, opere in seta incredibilmente raffinate venivano semplicemente realizzate a mano. L’arte è il risultato dell’intreccio tra la razionalità e la sensibilità dell’umanità, così come latitudine e longitudine si intersecano.

Cosa ha preso in prestito dalla storia della seta?
Possiedo tessuti in seta risalenti al periodo delle Primavere e degli Autunni (c. 770–476 a.C.) e a quello dei Regni Combattenti (c. 475–221 a.C.) in Cina: sono tra le primissime opere in seta prodotte dall’umanità. In questi manufatti posso vedere come le persone usassero la loro razionalità per tessere motivi ricercati che rispecchiavano la loro visione del mondo e rivelavano la comprensione profonda di molte cose, oltre a un ordine psicologico. Questo è ciò che spero di riportare nella mia opera d’arte.

Ai Weiwei, artista dissidente?

Pensa di essere ancora considerato un “artista dissidente”?
Fin dagli inizi, sento disagio riguardo al termine “artista dissidente”, perché credo che tutti gli artisti dovrebbero essere dissidenti. L’essenza di un artista è offrire ai singoli individui un pensiero nuovo e un potenziale nuovo. Se la gente oggi mi chiama ancora artista dissidente è la chiara dimostrazione di quanto io sia diverso da loro.

Giulia Giaume

Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati

Giulia Giaume

Giulia Giaume

Amante della cultura in ogni sua forma, è divoratrice di libri, spettacoli, mostre e balletti. Laureata in Lettere Moderne, con una tesi sul Furioso, e in Scienze Storiche, indirizzo di Storia Contemporanea, ha frequentato l'VIII edizione del master di giornalismo…

Scopri di più