Luce e spazio nella mostra di Mateusz Choróbski a Milano

Le sculture e l’intervento site specific dell’artista polacco negli spazi di NOVO e della Fabbrica del Vapore riflettono su capitalismo e disillusione, aprendo spiragli sulla storia personale dello stesso Choróbski

Ideata da Pier Paolo Pancotto, la mostra di Mateusz Choróbski (Radomsko, 1987) nello spazio NOVO della Galleria Secci e alla Fabbrica del Vapore di Milano lascia emergere un’indagine sul tempo e su come la luce si dipana in esso, temi chiave del percorso di Choróbski. Sono esposti oggetti che si muovono in senso orario (da NOVO) e anti-orario (Fabbrica del Vapore). A livello materico, le sculture allestite da NOVO sono composte da materiali organici, come il legno, uniti al metallo e al cemento, evocando l’eterna dicotomia tra essere umano e natura, entità che abitano e si evolvono nello spazio. Presso la Fabbrica del Vapore, invece, l’installazione prende vita attraverso pseudo lanterne costruite ad altezza d’uomo che, all’interno di moduli molto simili a cappotti, veicolano il messaggio/denuncia di Choróbski, rispetto al capitalismo, che ancora oggi regola le relazioni tra gli individui, causando discriminazioni e disparità economiche. Un panorama in cui l’umanità è immersa ormai da diversi decenni.

Mateusz Choróbski, Hide and Seek, installation views at Fabbrica del Vapore, Milano, 2023. Photo Stefano Maniero. Courtesy the artist and Eduardo Secci Florence, Milan

Mateusz Choróbski, Hide and Seek, installation views at Fabbrica del Vapore, Milano, 2023. Photo Stefano Maniero. Courtesy the artist and Eduardo Secci Florence, Milan

LA MOSTRA DI MATEUSZ CHORÓBSKI A MILANO

Sicuramente Mateusz Choróbski è influenzato dal sistema socio-politico del suo Paese – la Polonia –, comune a quello degli altri territori dell’est Europa. Emblematica in questo senso è la forma di Day Wadge, lavoro ispirato alla convinzione disillusa che non esiste una gerarchia sociale. Si tratta di un cilindro costituito, nella parte superiore, da rifiuti di cemento provenienti da un cantiere edile e, nella parte inferiore, da monete di ottone fuso il cui valore equivale al salario minimo giornaliero previsto dalla legge polacca.
La mostra di Choróbski nei due spazi milanesi rivela tutta la sensibilità dell’artista nel raccontare un mondo sempre più distopico e, al contempo, reale.

Ilaria Introzzi

Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati