Rudi Ninov, l’artista che si diverte con il colore

Disegni, dipinti, sculture in ceramica. È vasta la produzione di Rudi Ninov, ma ad avere un ruolo di primo piano sono sempre il divertimento e il colore. Ne abbiamo parlato con lui in occasione della sua mostra alla Galleria Continua di San Gimignano

Nella mia pratica cerco sempre di trovare uno spazio per il tentativo, il gioco, la scoperta”, afferma Rudi Ninov (Teteven, Bulgaria, 1992; vive a Francoforte) in occasione della sua prima personale italiana Writing Paintings alla Galleria Continua di San Gimignano (fino al 7 maggio 2023). Entrato in contatto con la galleria nel 2020, quando Nedko Solakov selezionò il suo lavoro per la mostra The Artist-Collector’s Dream (a nice thing), Ninov presenta nell’ex cinema-teatro (parallelamente al duo Ornaghi & Prestinari con Sbilenco) opere realizzate dal 2019 al 2023, tra disegni, dipinti e sculture in ceramica. Una ricerca, la sua, in cui astrazione e figurazione, nella composizione formale, vengono indagate con un approccio sia intuitivo sia ragionato che lascia emergere anche una vena umoristica. Al movimento e ai meccanismi cinematografici dei primi film d’animazione si ricollegano, in particolare, le piccole tele della serie Untitled (Fêtes 1971), collage su acrilico in cui Rudi Ninov rende omaggio a Sergej Ėjzenštejn, citando contestualmente la fascinazione del rivoluzionario regista e intellettuale per la visionarietà del cinema d’animazione di Walt Disney di cui ha scritto anche il critico Jay Leyda nel libro Eisenstein on Disney (1986). Tema presente anche nell’installazione di ceramica policroma Tin Tin Deo, dove le molteplici piccole braccia/mani provenienti dal modello di un vecchio giocattolo di plastica sono il riflesso di un processo in cui l’elemento figurativo diventa corpo astratto.

Rudi Ninov alla Galleria Continua, San Gimignano, photo Manuela De Leonardis

Rudi Ninov alla Galleria Continua, San Gimignano, photo Manuela De Leonardis

INTERVISTA A RUDI NINOV

Nel titolo di questa mostra, Writing Paintings, c’è un’allusione alla tua pratica artistica?
È da un po’ che sono interessato al linguaggio, alla fonetica, alla costruzione stessa dei fonemi e ai meccanismi della scrittura: mi hanno offerto la possibilità di una maggiore esplorazione pittorica in un senso molto materico. Il movimento del colore nella capacità di tracciare, la plasticità del disegnare la linea è qualcosa di molto naturale per me. Nel titolo Writing Paintings c’è anche dell’umorismo perché “writing the paintings”, con l’articolo “the” tra le due parole, fa pensare allo scrivere sui quadri. Ma se “writing” e “paintings” si separano, si allude a una pratica di registrazione che per me è molto personale, interiorizzata. Ci sono anche molti pensieri sul fare, sul sentire, sulla percezione tattile, sul tocco, sull’opacità, sulla liquidità dei dipinti che portano verso qualcosa di più concettuale. Come dicevo, è una registrazione personale. Scrivo sempre degli appunti, parole che non ho il coraggio di chiamare poesie, magari testi liberi.

Come nelle opere Offerings #1 e Offerings #2?
Offerings #1 e Offerings #2 sono due opere nuovissime che ho dedicato ai magenta, ai blu e al verde di Krasner. Si chiamano “offerings” ‒ offerte ‒ perché, parlando del processo di interiorizzazione dei pensieri, ho voluto rendere omaggio ad altri artisti che sono stati importanti per la mia crescita di artista e continuano a esserlo. Lee Krasner è stata una di loro. La sua retrospettiva, che ho visto a Londra (Living Colour, Barbican, Londra 2019, N.d.R.), è stata fondamentale. Ricordo che nelle opere esposte c’era così tanta libertà nel portar via il colore dalla linea e una grande carica. Il suo lavoro è veramente aperto dal punto di vista metaforico. A ogni modo in Offerings #1 e Offerings #2 le brevi frasi sono mie. Sono appunti che scrivo in piccoli taccuini. Le opere in sé hanno la forma di mensole su cui si poggiano delle cose. Mi piace giocare sul fatto che si tratti di frasi scritte per sempre nella pietra, ma sono qualcosa di piuttosto fragile in quanto sono scritte a matita. La pietra, poi, sembra marmo, ma ho usato una speciale resina acrilica con pigmenti che è divertente e colorata.

La scrittura un po’ inclinata, sulle righe delle pagine dei taccuini, ha un sapore d’altri tempi.
Da noi, in Bulgaria, fin da quando si è molto piccoli, a scuola ci sono delle classi di “krasnopis”, calligrafia. Nelle lezioni viene mostrata allo studente la struttura della fonetica (l’alfabeto bulgaro è composto da trenta lettere in cirillico, N.d.R.). Solo qualche anno fa ho realizzato che la scrittura usata dagli insegnanti era molto pittorica e aveva molto a che fare con l’immagine dei simboli: per esempio se hai un cerchio e lo connetti con un gancio crei una “f”, oppure hai una linea dritta che termina con qualcosa di vorticoso per la “g”.

Rudi Ninov, Offerings #2, particolare, photo Manuela De Leonardis

Rudi Ninov, Offerings #2, particolare, photo Manuela De Leonardis

IL COLORE NELLA PITTURA DI RUDI NINOV

Divertente e colorato sono due aggettivi che usi spesso parlando del tuo lavoro. Qual è, per te, la relazione tra gioco e colore?
È sempre molto difficile parlare di colore fuori dalla dimensione personale. Non voglio attribuire alcuna qualità concettuale al colore, mi sento libero nel lasciare che vada a toccare la sfera emozionale. Se non sono soddisfatto del colore che ho ottenuto, lo mescolo ancora finché non è come penso che debba essere. Quell’attesa diventa parte del dipinto.

L’approccio emozionale è piuttosto significativo.
Questo è il lato personale. Naturalmente l’aspetto meccanico del colore che cerco è legato alla qualità della durata di certi colori. Il colore + il disegno. Quando ho un’idea di colore, per esempio dell’azzurro, è qualcosa che scivola da sé sulla superficie della tela e in ciò trovo un senso di durata. Magari dipingo l’intera superficie della tela, procedo per stratificazioni, sciacquature. A proposito di Ėjzenštejn, che aveva parlato dei meccanismi cinematografici del disegno, questi meccanismi stessi contribuiscono a dare al colore la qualità di durata. Personalmente sono interessato all’aspetto materiale della pittura, all’atto di dipingere.

Rudi Ninov, Writing Paintings, exhibition view at Galleria Continua, San Gimignano, 2023 photo Manuela De Leonardis

Rudi Ninov, Writing Paintings, exhibition view at Galleria Continua, San Gimignano, 2023 photo Manuela De Leonardis

Durata e movimento sono collegati anche alla musica?
Sì, molto di più. Ed è divertente come la durata in musica ce l’abbiamo come dato anche quando in un brano musicale c’è un drop, il punto in cui avviene un repentino cambio di ritmo… 1, 2, 3… preceduto da una pausa.

In particolare, Untitled (Lower track deuce) è un dipinto che sembra riflettere il concetto di improvvisazione della musica jazz.
Questo dipinto si riferisce più direttamente all’immagine delle note. È un gioco perché è molto semplice che un cerchio e una linea gestiti in una particolare maniera assomiglino a una nota musicale. Il meccanismo è lo stesso. Sono aperto ad altre interpretazioni ma non voglio romanticizzare la relazione tra pittura e musica perché, come si sa, esiste una grande tradizione pittorica in questo senso. Penso più al modo in cui un musicista decide di comporre uno spazio di cinque minuti che evoca certe sensazioni tattili, cosa che può avvenire in qualsiasi altro spazio.

Rudi Ninov, Untitled (lower track deuce), 2021

Rudi Ninov, Untitled (lower track deuce), 2021

Nel tuo processo creativo come avviene il passaggio dall’idea alla realizzazione dell’opera: prendi appunti, fai bozzetti?
In studio ho dipinti, disegni… cose che succedono simultaneamente. Si tratta di un processo ongoing di registrazione della memoria. È sempre una reinterpretazione. Cancello e ridipingo sopra una tela. Il ripensamento è importante per me, quasi come cerchiare un errore all’interno di un testo scritto. Un processo che è veramente lungo, perché parto da un’idea ma poi trovo me stesso all’interno del processo stesso. S’impara in continuazione e poi si dimentica. Non sono in grado di fare un’opera pittorica da uno schizzo, ho tantissimi disegni ma funzionano come opere a sé. Di solito considero conclusa un’opera quando mi ricorda il punto di partenza.

Manuela De Leonardis

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Manuela De Leonardis

Manuela De Leonardis

Manuela De Leonardis (Roma 1966), storica dell’arte, giornalista e curatrice indipendente. Dal 1993 è iscritta all’Ordine dei giornalisti del Lazio e dal 2004 scrive di arti visive per le pagine culturali del manifesto e gli inserti Alias, Alias Domenica, ExtraTerrestre.…

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