A distanza di tre anni dalla sua ideazione, torna finalmente a Murano, suo luogo di origine, il progetto di Vera Molnár che mette in dialogo l’arte digitale con le antiche tecniche dei maestri vetrai

In un momento storico in cui l’arte digitale è sempre più soggetta a ondate di attenzioni mediatiche e speculazioni finanziarie (qualcuno ha detto NFT?), sapere che vi è ancora chi se ne serve con curiosità e onestà intellettuale è qualcosa che non ha prezzo. Per questo motivo, progetti espositivi come Icône 2020 svolgono un ruolo importante per il mondo dell’arte in quanto emblemi di una sperimentazione genuina e del tutto disinteressata nei confronti di mode e tendenze del momento. Ma di cosa si tratta precisamente?

Vera Molnár, Icône 2020, 2021, Murano glass and 24K gold leaf, 60 x 60 cm. Photo Cristiano Corte © Courtesy New Murano Gallery
Vera Molnár, Icône 2020, 2021, Murano glass and 24K gold leaf, 60 x 60 cm. Photo Cristiano Corte © Courtesy New Murano Gallery

IL PROGETTO ICÔNE 2020

Frutto di una collaborazione avviata nel 2019 tra la curatrice Francesca Franco e la pioniera dell’arte generativa Vera Molnár (Budapest, 1924), il progetto Icône 2020 ha dovuto affrontare numerose fasi progettuali e due anni di emergenza sanitaria prima di venire presentato nel luogo in cui è stato concepito, ovvero l’isola di Murano. Partendo dalla volontà di dare nuova vita al dipinto del 1975, Computer-Icône/2, l’iniziativa ha inevitabilmente coinvolto alcuni maestri vetrai nell’ottica di donare peso e concretezza a ciò che originariamente era composto da bit e pixel, senza trascurare al contempo l’elemento della fragilità, tipico sia della dimensione tecnologica sia di un materiale come il vetro.
Prodotte dal team di New Murano Gallery, in sinergia con il costruttore Alessandro Trambaioli, le opere uscite dalla bocca della fornace muranese segnano una tappa significativa all’interno della pluridecennale carriera della rinomata artista di origini ungheresi.

LA MOSTRA DI VERA MOLNÀR A MURANO

Allestita negli spazi di New Murano Gallery – con il patrocinio dell’Accademia d’Ungheria di Roma e il supporto di Atelier Muranese, ed Arts and Humanities Research Council UK –, la mostra rientra nel fitto programma di eventi collaterali della 59esima edizione della Biennale d’Arte di Venezia. Protagoniste della rassegna sono ovviamente le ultime produzioni in vetro di Murano e foglie d’oro 24 carati (Icône 2020 e Icône Rubin), alle quali si aggiungono alcuni prototipi delle stesse, uno sketch preparatorio e due opere storiche: tracce coerenti di un percorso artistico che copre quasi cinquant’anni, ovvero il sopracitato Computer-Icône/2 e Trapèzes, la serie di plotter drawing realizzati nel 1974. Affiancano le opere in mostra alcune fotografie scattate durante le fasi di lavorazione, gli utensili adoperati per la fabbricazione dei manufatti e un breve filmato nel quale l’artista e la curatrice raccontano la genesi del progetto e il concept dell’esposizione.

Valerio Veneruso

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Nome eventoVera Molnár - Icône 2020
Vernissage23/04/2022 ore 10
Duratadal 23/04/2022 al 27/11/2022
AutoreVera Molnar
CuratoreFrancesca Franco
Generiarte contemporanea, personale
Spazio espositivoATELIER MURANESE
IndirizzoCalle Alvise Vivarini, 6, 30141 - Venezia - Veneto
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Valerio Veneruso
Esploratore visivo nato a Napoli nel 1984. Si occupa, sia come artista che come curatore indipendente, dell’impatto delle immagini nella società contemporanea e di tutto ciò che è legato alla sperimentazione audiovideo.
Tra le mostre recenti alle quali ha partecipato: Multipli e Unici (Edicola Radetzky, Milano, a cura di REPLICA, 2019), VI Biennale di Incisione e Grafica Contemporanea (Galleria Civica dei Musei di Bassano del Grappa, 2019), Settima edizione del Premio Francesco Fabbri per le Arti Contemporanee (Villa Brandolini, Pieve di Soligo, a cura di Carlo Sala, 2018). 
Tra le principali esperienze curatoriali: le mostre collettive Le conseguenze dell’errore (TRA Treviso Ricerca Arte, 2019) e L’occhio tagliato (Casa Capra, Schio, 2018), il workshop L’occhio tagliato – il potere della manipolazione dell’immagine nell’era contemporanea (Circolo cinematografico The Last Tycoon, Padova, 2016), il ciclo di incontri TorchioTalks – Dialoghi tra arte grafica e arte contemporanea e la relativa esposizione collettiva TorchioFolks, (atelier Palazzo Carminati della Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, 2015/2016). È inoltre fondatore, insieme a Davide Spillari, del progetto editoriale BANANE FANZINE e co-curatore delle prime due edizioni del festival di arti interattive Toolkit Festival (Venezia, 2011 – 2012).
Collabora con Kabul Magazine e NOT. Attualmente vive tra Torino e il web.