Sono tanti gli artisti che hanno dato il proprio contributo alla raccolta “Political Currency” ideata da Edoardo Marcenaro. L’obiettivo è offrire nuovi punti di vista su una società sempre più ripiegata su se stessa

Political Currency è una collezione realizzata nel giro di pochi anni da Edoardo Marcenaro, che ha stimolato artisti di diversi Paesi a rappresentare personaggi celebri, utilizzando come supporto banconote di varie valute.
Il progetto crea un singolare cortocircuito tra due fondamentali realtà del nostro tempo, la finanza e la politica, originando un effetto felice, stimolante, provocatorio. La collezione, a ben vedere, sembra agitare – in modo divertito – non una, ma addirittura due mulete davanti ai nostri occhi. Occhi di viaggiatori in un tempo difficile, viandanti perplessi e spaesati, smarriti in una società che evolve con una rapidità spiazzante, preoccupati per un futuro che non promette nulla di buono. Uomini e donne pervasi da rabbia e angoscia, che si guardano intorno e, cercando dei responsabili per lo stato delle cose, rivolgono la propria frustrazione proprio contro questi due moloch: la finanza e la politica.
Avvertiamo che la pandemia ha inferto una forte accelerazione alla polarizzazione da tempo in atto nella società, accentuando in maniera drammatica ingiustizie e diseguaglianze.
Zygmunt Bauman ed Ezio Mauro, tra gli altri, avevano già alzato un grido di dolore: “Pezzi interi di generazione, di ceto, di ambiente sociale stanno naufragando nella crisi, tra un precariato cronico che impedisce l’assunzione piena di una compiuta responsabilità (vivere liberamente la propria autonomia, avere una casa, fare dei figli) e l’espulsione dal lavoro che impedisce di far fronte alle responsabilità già da tempo assunte davanti alla propria famiglia”. (Babel, 2015, 43).

Gheddafi Green Book by Consuelo Mura
Gheddafi Green Book by Consuelo Mura

LA SOCIETÀ DELLE DISUGUAGLIANZE

Si tratta di un fenomeno ampio, in via di progressivo allargamento, rispetto al quale nessun può sentirsi al sicuro, perché anche “gli argini a protezione della classe media hanno ceduto. Sono stati abbattuti uno dopo l’altro dalla pressione del superflusso di capitali e informazioni” (Jaron Lanier, La dignità ai tempi di Internet, 2013, 59).
Fissare dei numeri che fotografino il concetto rischia di risultare una fatica di Sisifo, perché la situazione è in continuo e rapido peggioramento. Oxfam ha significativamente intitolato Il Virus della Disuguaglianza il suo rapporto annuale, presentato di recente al World Economic Forum: un’analisi sul divario tra poveri e ricchi nel mondo, acuita nel 2020 dalla pandemia.
Ha dichiarato Gabriela Bucher, direttrice di Oxfam International: “Potremmo assistere a un aumento esponenziale delle disuguaglianze, come mai prima d’ora. Una distanza tanto profonda tra ricchi e poveri da rivelarsi più letale del virus stesso. Mentre un’élite di pochi miliardari ha tratto enormi profitti dalla pandemia, le piccole e medie attività stentano a resistere, e sempre più persone perdono il lavoro, finendo in povertà”.
La Banca Mondiale prevede che, in mancanza di adeguate misure, entro il 2030 oltre mezzo miliardo di persone in più vivrà in povertà, con un reddito inferiore a 5,50 dollari al giorno. Siamo dunque arrabbiati, allarmati, preoccupati; e sempre più soli, connessi con moltitudini, ma isolati nel nostro particolare. Per Slavoj Žižek i luoghi di comunione sono ormai reperti fossili: “Quando la gente sostiene che tutto è sotto l’occhio dei media e non abbiamo più vita privata, io al contrario sostengo che non abbiamo più vita pubblica. (Chiedere l’Impossibile, 2013, 24). Con la crisi del concetto di comunione emerge un individualismo sfrenato, dove nessuno è più compagno di strada di altri, ma ognuno è antagonista di ciascuno, qualcuno da cui guardarsi.
Due cose sono sicure: uno, ormai alla gente non importa più nulla di quello che succede all’altra gente; due, nulla ha più davvero importanza ormai” (Raymond Carver, Con tanta di quell’acqua a due passi da casa, 2005, 323).
Il prossimo è divenuto un orpello inutile: “Quella persona può essere un amico, un familiare, perfino un amante, ma non sembra [di nuovo quella maledetta sensazione!] arricchire la tua vita come dovrebbe” (Wilson Cooper, Love Yourself – Your life depends on it, 2015, 22).
Franco Ferrarotti ci fotografa magistralmente come “una società irretita e iperconnessa, legata e disunita, onnipresente e lacerata, ripiena di segnali e smarrita, traboccante di informazioni in tempo reale e perduta nel deserto di una solitudine invincibile, panlavorista e cronofagica, preoccupata dei dati personali, ma non ci sono più le persone, con un garante della privacy, ma la privacy è scomparsa, un mondo in mutande, impudico e insignificante. Si sa tutto di tutti. Ma non importa niente di nessuno” (Il mondo che (ri)nasce. La nostra vita dopo la pandemia, a cura di Andrea Ferrazzi, 2020, 12).

Gandhi by Alessia Nardi
Gandhi by Alessia Nardi

GLI ARTISTI DI POLITICAL CURRENCY

E proprio nella politica e nella finanza troviamo le due sinistre figure sulle quali scaricare le nostre paure, alle quali attribuire tutte le colpe. Da qui l’immagine delle due mulete, appunto politica e finanza, che Political Currency agita provocatoriamente davanti ai nostri occhi, pieni di angoscia e di rabbia. Lo fa con il linguaggio degli artisti, senza sovrastrutture e artifizi, in modo inaspettato e destabilizzante. Consuelo Mura, nel suo Gheddafi con Libro Verde, ironizza su una visione per cui il maschio svolge il ruolo del forte e del rude, mentre la femmina quella del delicato e del bello; il tutto non in ragione del libero arbitrio umano, ma in forza delle leggi di natura. Alessia Nardi, con Mahatma Gandhi, celebra – vestendolo con l’inconsueto costume della toga da avvocato – un personaggio emblema della lotta all’intolleranza, al razzismo e alle ingiustizie. Emanuela Lena, in Ubuntu (Banconota Mandela), ritrae un Mandela sorridente, avvolto in un’aura di luce, quasi incorporeo per l’espressione di speranza che emana.
Michelangelo Pistoletto, con Il Terzo Paradiso, utilizza il Silver Certificate Dollar del 1923, con il simbolo del Terzo Paradiso, come auspicio per un ritorno a un giusto equilibrio dei mondi della finanza e della politica. Tutti gli artisti, con sensibilità diverse, compiono il miracolo di elaborare un diverso punto di vista sulla realtà, aprendo la strada a un pensiero nuovo, fornendo una prospettiva inedita e sorprendente, offrendo la scintilla per un ripensamento o una riflessione.
Political Currency, in estrema sintesi, ci trasferisce un messaggio di speranza, perché dietro a tutto, oltre la rabbia e l’angoscia, a dispetto di finanza e politica, pulsa quella cosa preziosa che è la vita. E così, ancora una volta, per usare le parole di Carolyn Christov-Bakargiev, “l’Arte è quella attività umana che fa capire che la vita è più importante dell’arte” (Enciclopedia Treccani – Cultura Italiae, Le parole della Cultura, Voce Arte, 2020).

Alberto Improda

Dati correlati
AutoriConsuelo Mura, Alessia Nardi, Emanuela Lena , Michelangelo Pistoletto
CuratoreEdoardo Marcenaro
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Alberto Improda
Alberto Improda è il Managing Partner dello Studio Legale Improda e il Presidente del Centro Studi e Ricerche Improda. Docente presso diversi enti universitari e istituti di studio a Roma e a Milano, svolge il ruolo di speaker in conferenze, convegni e workshop, organizzati nelle varie aree del Paese da associazioni industriali, camere di commercio ed enti associativi. Ricopre la carica di Presidente della Fondazione Città Italia e quella di Vice-Presidente in SAI – Società Autori d’Italia, in Cultura Italiae e nell’Associazione Culturale Entroterra, è membro del Consiglio Direttivo dell’Associazione FORTIS e collabora con numerose organizzazioni culturali e scientifiche. È autore di numerose pubblicazioni: articoli, relazioni e saggi tra i quali “Italian Soul”, insignito della Menzione Speciale del Premio Letterario Città di Palmi (2015); “L’uomo al centro”, (2016); “La rotta dei brand” (2017).