L’immaginazione antropologica di Oscar Santillán in mostra a Napoli

Con la sua prima personale alla Galleria Tiziana Di Caro, Oscar Santillán pone sotto la lente d’ingrandimento l’enigmatico tema dei quipu, legato alla cultura andina

A Breathing Mountain, la prima personale di Oscar Santillán (Ecuador, 1980) organizzata a Napoli negli spazi della Galleria Tiziana Di Caro è come un concentrato di saperi attinti da attente indagini etnologiche legate a studi critici della natura, a raffinate analisi epistemologiche dove scienza, fiction e antichi (arcani) saperi indigeni dei popoli andini si sovrappongono e amalgamano tra loro, quasi a creare un suadente apparato para-antropologico.

Oscar Santillán, Antibeing (0A), 2021, print on plexiglas in lightbox, cm 140x100. Courtesy the artist & Galleria Tiziana Di Caro. Photo Danilo Donzelli
Oscar Santillán, Antibeing (0A), 2021, print on plexiglas in lightbox, cm 140×100. Courtesy the artist & Galleria Tiziana Di Caro. Photo Danilo Donzelli

OSCAR SANTILLÁN A NAPOLI

In questo splendido percorso curato da Alessandra Troncone, Santillán pone sotto la lente d’ingrandimento il quipu – un sistema di cordicelle con nodi che nella Cordillera de los Andes (fra gli antichi popoli precolombiani) era utilizzato a largo raggio per il novero di oggetti o di beni e per censire la popolazione (secondo alcuni anche per indicare percorsi o per indicare le epoche), inteso come concetto e come cosa, come struttura organica, come groviglio aperto a brecce fantastiche e fantasmagoriche, come simbolo e come apparato linguistico di una cultura materiale, mitologica e rituale, dove si intrecciano storie, racconti, processi legati a sentieri riflessivi tesi a creare ibridazioni temporali, rapporti di compartecipazioni linguistiche, esperienze sensorie aperte a molteplici narrazioni.
Con una metodologia che segue il concetto di antimundo (per l’artista l’antimundo è tutto quello che cresce e si sviluppa fuori dalla cultura dominante e dunque della Western reality) e che ruota anche attorno ad alcune dinamiche postcoloniali, Oscar Santillán ci propone dunque uno scenario che a tratti si fa sovrastorico e sovrageografico (forte la relazione individuata con Napoli grazie alla Lettera apologetica del Principe di Sansevero che parla di un antico sistema comunicativo in uso presso gli Incas del Perù), fino a proporre una atmosfera capace di trasportarci in altri tempi e in altri spazi.

Oscar Santillán, Codex (A Thousand Year of Nonlinear History), 2021, installation, mixed fabrics 13x13x1300 cm. Courtesy the artist & Galleria Tiziana Di Caro. Photo Danilo Donzelli
Oscar Santillán, Codex (A Thousand Year of Nonlinear History), 2021, installation, mixed fabrics 13x13x1300 cm. Courtesy the artist & Galleria Tiziana Di Caro. Photo Danilo Donzelli

LA MOSTRA DI OSCAR SANTILLÁN

Ad accoglierci, in galleria, è un lightbox in cui abbiamo modo di guardare un garbuglio pulsante di materiali che si ammassano tra loro per dar vita a una conformazione in cui convivono, grazie alla forza della cultura e dunque al lavoro digitale dell’artista, elementi del regno animale, vegetale, minerale.
Nella seconda sala, accanto ad altri due lightbox, sono presenti una teca in cui troviamo catalogati frammenti di mondo (qui c’è anche uno straordinario chiodo realizzato con un meteorite) e Codex (A Thousand Years of Non-linear History) (2021), preziosissima installazione realizzata con tessuti provenienti da vari periodi storici, meticolosamente sfilati e poi reintrecciati tra loro per ritessere (ripensare) il tempo.
Nulla è lasciato al caso nell’impaginazione della mostra: colpisce, ad esempio, l’aver pensato di applicare una pellicola colorata su tutti i punti luce della galleria sì da far penetrare, nello spazio, dall’esterno, un colore caldo, quasi un suono cromatico color albicocca.
Nella terza sala troviamo, in un angolo, The Andean Information Age (2021), videoinstallazione che in un cortocircuito tra strumenti tecnologici del passato e del presente racconta i contenuti dell’omonimo libro scritto da Oscar Santillán e Alessandra Troncone e uscito nel 2020 per i tipi di BOM DIA BOA TARDE BOA NOITE. La sala in cui sfilano le immagini di questo resoconto scientifico sul quipu è oscurata da un fitto e pesante tessuto nero e da un angolo traspare quella luce così calda che ci fa pensare alle atmosfere sabbiose di un ritorno alle origini, a una terra paradisiaca, dove tutto è senza tempo.

Antonello Tolve

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Evento correlato
Nome eventoOscar Santillán - A Breathing Mountain
Vernissage06/10/2021 ore 18
Duratadal 06/10/2021 al 06/11/2021
AutoreOscar Santillan
CuratoreAlessandra Troncone
Generiarte contemporanea, personale
Spazio espositivoGALLERIA TIZIANA DI CARO
IndirizzoPiazzetta Nilo, 7 80134 - Napoli - Campania
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Antonello Tolve
Antonello Tolve (Melfi, 1977) è titolare di Pedagogia e Didattica dell’Arte all’Accademia Albertina di Torino. Ph.D in Metodi e metodologie della ricerca archeologica e storico artistica (Università di Salerno), è stato visiting professor in diverse università come la Mimar Sinan Güzel Sanatlar Üniversitesi, la Beǐjin̄g Yuy̌ań Daxué, l’Universitatea de Arta si Design de Cluj-Napoca e la Universidad Central de Venezuela. Critico d’arte e curatore, è stato commissario in diverse giurie internazionali. Tra i suoi libri si ricordano “Gillo Dorfles. Arte e critica d’arte nel secondo Novecento” (La Città del Sole, 2011), “ABOrigine. L’arte della critica d’arte” (PostmediaBooks, 2012), “Ubiquità. Arte e critica d’arte nell’epoca del policentrismo planetario” (Quodlibet, 2013), “La linea socratica dell’arte contemporanea. Antropologia Pedagogia Creatività” (Quodlibet, 2016), “Istruzione e catastrofe. pedagogia e didattica dell’arte nell’epoca dell’analfabetismo strumentale” (Kappabit, 2019), “Me, myself and I. Arte e vetrinizzazione sociale ovvero il mondo magico del selfie” (Castelvecchi, 2019), “Atmosfera. Atteggiamenti climatici nell’arte d’oggi” (Mimesis, 2019). Ha curato con Stefania Zuliani il volume di Filiberto Menna, “Cronache dagli anni settanta. Arte e critica d'arte 1970-1980” (Quodlibet, 2017) e, con S. Brunetti, “Il sistema degli artisti. Collezione, conservazione, cura e didattica nella pratica artistica contemporanea” (Mimesis, 2019). Dal 2018 e Direttore della sede romana della Fondazione Filiberto e Bianca Menna e dal 2014 è curatore della Gaba.Mc – Galleria dell’Accademia di Belle Arti di Macerata.