Altro che sostenibilità. La gomma è il nuovo trend della moda?

Da Bottega Veneta a Balenciaga, la gomma sta giocando un ruolo sempre più importante nella produzione delle grandi maison. Ma quale impatto ha sull’ambiente?

Balenciaga per Crocs, primavera estate 2022
Balenciaga per Crocs, primavera estate 2022

Sandali portati con i calzettoni, mantelle imbottite, il ritorno dell’inguardabile marsupio e per finire gli stivali in gomma. Per classificare tutto questo è in arrivo un altro cacofonico neologismo: Gorpcore, dove “Gorp” sta per “Good Old Raisins and Peanuts”, ovvero le barrette nutrienti costituite da muesli e frutta secca che a tutti prima o poi è toccato assaggiare.
La nuova tendenza prevede che ci si vesta con pezzi che si indosserebbero in giardino o in montagna anche mentre sorseggi il prosecco durante l’apericena in centro città. Un’altra snobberia frutto di puro esibizionismo? Un altro fenomeno che durerà cinque minuti?
Non è detto. Intanto va registrata l’apparizione di Snowpeak, piattaforma giapponese super chic per escursionisti e campeggiatori danarosi, dove abbondano oggetti “utili” ma disegnati in modo da renderli lussuosi. Poi sta accadendo che le “scarpe di gomma” sono entrate a pieno titolo tra gli accessori cool del momento e già dal prossimo inverno aspettiamoci di vederle dappertutto. Non si tratta di una scelta al risparmio: sono accessori di successo proprio quelli venduti nel segmento lusso, con buona pace dei problemi legati alla sostenibilità che un materiale come questo comporta.

GOMMA E LUSSO

Alla base del fenomeno stanno i puddle di Bottega Veneta per la collezione autunno/inverno 2020: stampo monopezzo e punta voluminosa. Poi è arrivata la collaborazione di Balenciaga prodotta da Crocs per la sfilata p/e 2022. E qui le scarpe di gomma (pure con tacco) sono accompagnate da “borse della spesa” del medesimo materiale. Nessuno si è stupito, visto che Gvasalia dell’ugly chic (anche se non lo ha inventato lui, il primato spetta alla signora Miuccia Prada) non ha mai avuto paura. A dire il vero il direttore creativo di Balenciaga aveva già lavorato a un modello speciale di Crocs nel 2017 da molti reputato “inguardabile”: caratterizzato da maxi piattaforma e applicazioni sulla tomaia al costo di 850 dollari. Quasi certamente un talkig piece prodotto in numero limitato, che comunque ha fatto immediatamente il tutto esaurito. E poi qualche sandalo tutta gomma lo aveva già inserito, magari non in sfilata. Anche JW Anderson, nella presentazione dello scorso mese, ha fatto grande sfoggio di sandali coloratissimi tutta gomma.

Ballnciaga, primavera estate 2022
Ballnciaga, primavera estate 2022

GOMMA E AMBIENTE

Divertissement in un mondo dove tutto è possibile. Tuttavia produrre queste calzature in modo sostenibile non è semplice. Esistono tipi diversi di gomma, ma rientrano tutti in due grandi gruppi: la gomma naturale (lattice di origine vegetale) e la gomma sintetica (prodotta in laboratorio, utilizzando il petrolio come base). La “scarpa di gomma” inoltre difficilmente è fatta solo di gomma: l’elemento base viene sempre miscelato con additivi utili a raggiungere le funzioni desiderate. L’albero della gomma ‒ è vero ‒ produce una linfa biodegradabile, ma per trasformarla in una scarpa occorre usare la chimica: nello specifico il processo di vulcanizzazione che rende il tutto non biodegradabile.

LA MODA E LA SOSTENIBILITÀ

Bottega Veneta afferma che lo stivale di gomma è il suo primo pezzo disponibile in polimero biodegradabile e pianifica una nuova iterazione utilizzando una versione rigenerata di poliuretano termoplastico: si tratterebbe in questo caso di materiale riciclabile innovativo.
Si tratta di un esempio di buona volontà: perché in futuro è certo che il lusso nel tessile-abbigliamento dovrà fare i conti con l’utilizzo di materiali più costosi, a garanzia della reale circolarità dei prodotti messi sul mercato. L’attenzione dei consumatori si sta spostando sempre più nella direzione di una moda responsabile. La verità – per quanto scomoda possa apparire a qualcuno ‒ è che alternative a ciò non ne esistono.

Aldo Premoli

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Aldo Premoli
Milanese di nascita, vive a Noto e Cernobbio. E poi New York e Washington, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1989 e il 2000 dirige “L’Uomo Vogue”. Nel 2001 fonda Apstudio e fornisce consulenze ad aziende e associazioni industriali italiane e straniere. In questo periodo ha tenuto conferenze in tre continenti per Ice, Anci e Aimpes e curato esposizioni che fanno da ponte tra arte e moda. Tra il 2013 e 2014 dirige “Tar magazine”, rivista di arte, scienza ed etica. Attualemnte è blogger di “Huffington Post”, columnist de “Linkiuesta”, direttore della piattaforma super local SudStyle.it. Senior curator di San Sebastiano Contemporary a Palazzolo Acreide. A Catania ha fondato l’onlus Mediterraneo Sicilia Europa, che si occupa di integrazione scolastica di minori in difficoltà. Nel 2021 ha fondato La Cernobbina Artstudio. Svolge la sua attività di visiting professor per Accademie del nord come del Sud della penisola.