La storia dell’Obra Pia. Gli storici immobili spagnoli in Italia tra arte e rigenerazione

Si tratta di un’istituzione spagnola antichissima, con sede in Italia, nata nell’XI secolo per dare assistenza e fare beneficenza. A queste attività ha sempre affiancato quelle del mecenatismo e della valorizzazione del proprio patrimonio artistico e architettonico, oggi anche attraverso l’arte contemporanea

courtesy photo Paolo Fusco
courtesy photo Paolo Fusco

Immaginate un palazzo cinquecentesco nel cuore di Roma, costruito sui resti di un antico teatro romano, i cui interni, oggi, pullulano di immagini e colori pop, tra un Joker e una Marilyn Monroe. Il palazzo di cui stiamo parlando si trova in Piazza dei Satiri 49, ed è il protagonista dell’ultimo progetto dell’artista Esteban Villalta Marzi (Roma, 1956) a cura di Gianluca Marziani, La Casa di Tela: il palazzo romano è infatti concepito come una grande tela su cui Villalta Marzi riversa il suo mondo pittorico e la sua poetica, e attraverso cui sublima l’esperienza del lockdown. Questo progetto di “pittura totale” è promosso da Obra Pia Stabilimenti Spagnoli, istituzione laica senza scopo di lucro di nazionalità spagnola con sede a Roma, proprietaria del palazzo in Piazza dei Satiri e di numerosi altri beni in Italia (per citarne qualcuno, a Roma, la Chiesa di Santiago e di Santa Maria del Monserrato degli Spagnoli e la Chiesa di San Pietro in Montorio) che custodisce, tutela e valorizza anche attraverso iniziative culturali. L’Obra Pia è affidata all’Ambasciata di Spagna presso la Santa Sede, di cui nel 2022 ricorrerà il IV centenario della sua dimora, ovvero Palazzo di Spagna: La Casa di Tela è uno dei progetti organizzati in vista di questo anniversario, ed è stata anche l’occasione per approfondire storia e progetti dell’Obra Pia con un’intervista al suo direttore, Raúl Sandoval.

Il curatore Gianluca Marziani assieme a Barbara Alberti
Il curatore Gianluca Marziani assieme a Barbara Alberti

Ci racconta cos’è l’Obra Pia e quali sono la sua visione e missione? È un’istituzione molto importante in Italia ma non molto conosciuta…
Dopo l’unificazione d’Italia e la legislazione eversiva, l’Obra Pia, che in origine fu un insieme di fondazioni reali ed ecclesiastiche dei Regni di Castilla ed Aragón, si configura dal secolo XIX come un Ente Morale laico, di diritto privato, di nazionalità spagnola e residente in Italia, sotto la tutela dello Stato spagnolo attraverso il Ministero degli Affari Esteri: l’Ambasciatore di Spagna presso la Santa Sede è il “Governatore dell’Obra Pia”.

La nascita dell’Obra Pia risale all’XI secolo, e da allora ha sempre affiancato le attività di beneficenza a quelle culturali. In cosa, nel corso dei secoli, è cambiato o evoluto il vostro modus operandi nell’ambito del mecenatismo? Quali sono invece gli aspetti della vostra tradizione che ancora oggi portate avanti?
L’Obra Pia continua a compiere tutti i suoi fini fondazionali e, in questi tempi di pandemia, ha incrementato i suoi fini assistenziali, aiutando le Sorelle della Croce per l’acquisizione del materiale sanitario, così come la “mensa dei poveri” della Parrocchia di San Basilio a Roma e della Chiesa della Gancia dei Francescani Minori della Terra Santa a Palermo, oltre all’assistenza sanitaria dei senzatetto e degli immigrati all’Ospedale dell’Isola Tiberina dei Fratelli di San Giovanni di Dio a Roma.

Tra i tanti edifici in vostro possesso ce ne elenca 5 o 10 tra i più significativi e importanti dal punto di vista architettonico e artistico?
Senza dubbio il Palazzo San Giacomo a Piazza Navona, la Chiesa Nazionale Spagnola di Santiago e Monserrato a Roma, l’antica Posta del Vaticano a Via Giulia 93, e quella perla del barocco palermitano che è la Cappella della Madonna di Guadalupe e che stiamo restaurando in questo momento. Storicamente erano vincolate all’Opera Pia anche le Chiese di San Pietro in Montorio con il Tempietto del Bramante e di San Giacomo degli Spagnoli a Roma, la Chiesa Nuova di Assisi, Santiago degli Spagnoli a Napoli o lo stesso Palazzo di Spagna, della cui acquisizione contribuì l’Opera Pia nel secolo XVII.

Come sta in piedi l’Obra Pia dal punto di vista economico e finanziario? La vostra sostenibilità si basa sulla messa a reddito degli immobili? Sulla loro vendita quando necessario o su altro ancora?
L’Obra Pia è un Ente privato e non riceve aiuti né fondi pubblici, la sua sostenibilità dipende integralmente dalle rendite del suo patrimonio immobiliare. Non ha scopo di lucro e, una volta pagate le imposte italiane, investe i suoi profitti nel lavoro assistenziale e nella manutenzione e restaurazione dei suoi beni.

Possedete e custodite in diverse città italiane numerosi beni architettonici, da voi restaurati e aperti alla pubblica fruizione. Ultimamente però non vi limitate solo alla tutela e alla manutenzione ma puntate anche ad uno sviluppo articolato attorno agli stimoli dell’arte e dell’architettura contemporanea. Ci racconta come è avvenuta questa evoluzione?
Una parte importante del mecenatismo è il restauro dei beni storico-artistici e il prestito delle opere per le esposizioni, come fatto ultimamente con “l’Anima dannata” e “l’Anima beata” del Bernini alla Galleria Borghese e al Museo del Prado; d’altro canto è un obbligo morale di tutti i mecenati prestare attenzione e promuovere gli artisti contemporanei.

“La Casa di Tela” è un progetto di arte pop che entra in dialogo e invade l’architettura rinascimentale del vostro palazzo a Piazza dei Satiri a Roma. Come mai avete scelto di affidare allo stile e ai linguaggi della pop art la “rinascita” di questo vostro bene?
L’arte pop è lo stile e il linguaggio di Esteban Villalta Marzi e, dal primo istante, l’Opera Pia gli ha concesso carta bianca perché dipingesse la scala a suo piacimento, come se fosse casa sua, perché è la sua casa. All’artista occorre dare fiducia e lasciare che l’ispirazione scorra in lui in totale libertà. E il risultato è stato meraviglioso: Esteban ha plasmato il suo vissuto esistenziale del Covid, con il quale tutti possiamo identificarci. Dopo l’ingresso, dove un quadro enorme ci travolge e ci spaventa, continuiamo a salire e questa paura ed ira si trasformano in resilienza, speranza e allegria e proviamo un senso di catarsi, quel fine primordiale dell’arte che è il superamento della paura e dell’ira.

Qual è il significato dell’opera di Esteban Villalta Marzi?
Come ogni artista in contatto con la trascendenza, sebbene Esteban non ne fosse cosciente, la sua opera ci lascia un percorso teologico, aspetto importante per l’Obra Pia: nell’androne la religione pagana, rappresentata da Nettuno, si contrappone alla mano del Creatore – che ricorda la Cappella Sistina – e il virus fugge dal Creatore lasciando quella scia dal fondo giallo, colore associato nel Rinascimento alla malvagità; nel primo pianerottolo ci troviamo dinanzi al Joker, figura inquietante, come un Angelo caduto; salendo ancora incontriamo l’ideale di bellezza maschile, il David di Michelangelo, come un Adamo; continuiamo a salire in un mare ed esplosione di colori ed arriviamo a Marilyn, ad una Marilyn serena, bellissima, non sensuale, come icona della bellezza femminile, come una Eva, la donna come ultima e più meravigliosa creazione di Dio.

State lavorando ad altri progetti che vedranno artisti contemporanei lavorare all’interno di beni architettonici di vostra proprietà?
In questo momento l’Obra Pia sta portando a termine il restauro di un edificio a Piazza Navona per ospitare la Cancelleria dell’Ambasciata di Spagna in Italia. In tempi brevi inoltre adibiremo il locale commerciale di Piazza dei Satiri a spazio espositivo aperto a tutti gli artisti contemporanei che vorranno esporre le proprie opere a Roma. Un altro progetto in programma è  il percorso della Roma Nascosta dell’Opera Pia durante il IV Centenario del Palazzo di Spagna, che inizierà con la visita dei busti del Bernini nel Palazzo di Spagna, per continuare con la visita della prima Ambasciata di Spagna del XV secolo in Piazza Navona, la Casa di Tela, ovviamente, la Fondazione del Teatro di Pompeo in Piazza dei Satiri 49, il sepolcro di Papa Borgia, Alessandro VI, nella Chiesa Nazionale Spagnola di Santiago e Monserrato, e si concluderà nel Gianicolo con San Pietro in Montorio e un tour dettagliato delle Cappelle del Vasari, Antoniazzo Romano, Sebastiano del Piombo e Bernini.

– Desirée Maida

www.obrapia.org

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.